Curriculum falso è reato: ecco cosa si rischia

Mentire sul proprio curriculum vitae è un reato: chi falsifica le informazioni inserite può essere accusato di truffa e licenziato dal datore di lavoro. Vediamo tutti i rischi.

Curriculum falso è reato: ecco cosa si rischia

Un curriculum falso non è cosa da poco, al contrario si tratta di un vero e proprio reato, precisamente di una truffa nei confronti del proprio datore di lavoro.

Nonostante ciò, in molti sottovalutano le conseguenze di truccare il CV, pensando che mentire sul voto di laurea, sulle conoscenze linguistiche o alterare le date, non sia un comportamento poi così grave.

Ma non è così. Le conseguenze possono essere molto gravi, e cambiano in base al tipo di rapporto di lavoro, se in un’azienda privata o in un ufficio pubblico.

Anche la Corte di Cassazione è intervenuta più volte in merito alla falsificazione dei curriculum vitae, confermando la gravità della condotta e legittimando licenziamenti e sanzioni disciplinari nei confronti dei “furbetti”.

In questo articolo vedremo nel dettaglio cosa si rischia a dichiarare il falso nel proprio curriculum vitae, analizzando varie ipotesi di condotta.

Curriculum falso è reato: quali sono i rischi

Siamo onesti, chi non è mai stato tentato di truccare il proprio curriculum vitae? Si tratta, difatti, di una pratica molto diffusa; spesso però un’alterazione - anche se può sembrare di poco rilievo - può portare a conseguenze gravissime, fino al licenziamento.

Infatti falsificare il proprio CV è un vero e proprio reato, precisamente una truffa nei confronti del datore di lavoro. Quindi non è mai lecito dichiarare competenze che non si possiedono, titoli mai ottenuti, mentire sui voti o alterare le date.

Le conseguenze di questo comportamento possono rivelarsi molto severe: si rischia il licenziamento, una sanzione disciplinare - se appartenenti ad un ordine professionale -, e la reclusione fino a 3 anni con una multa di 2mila euro.

I reati che vanno a configurarsi in caso di curriculum falso sono la truffa e il falso ideologico, esattamente come accade per chi dichiara una falsa laurea.

Curriculum falso, quando scatta il reato di truffa

Precisiamo quanto abbiamo detto: falsificare il CV non è lecito ma il reato di truffa scatta solamente quando ricorrono specifiche condizioni.

Non basta semplicemente “gonfiare” le competenze o i voti conseguiti, ma occorre anche fornire una falsa documentazione, tale da convincere il datore di lavoro ad una retribuzione più elevata rispetto a quella che dovrebbe essere elargita nella realtà.

Infatti il reato di truffa (articolo 640 del Codice penale) recita:

“Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da cinquantuno euro a milletrentadue euro.”

In altre parole, le menzogne sulle proprie competenze non sarebbero altro che “artifici e raggiri” mirati all’assunzione o ad un aumento di stipendio non meritati.

Curriculum falso, differenza tra pubblico e privato

Come abbiamo anticipato nell’introduzione, le conseguenze della falsificazione del CV cambiano se il fatto avviene in occasione di un concorso pubblico in un rapporto di lavoro privato.

Nella prima ipotesi difatti vengono violate esplicitamente le disposizioni stabile nel bando di concorso e accettate al momento della candidatura. In questo caso si incorrerà nel reato di falso ideologico, cui consegue la reclusione fino al massimo di 2 anni.

Le cose cambiano se il rapporto di lavoro è privato: qui il datore potrebbe disporre immediatamente il licenziamento per giusta causa, per il quale non serve nemmeno il preavviso. Ma non finisce qui, il datore di lavoro potrebbe anche fare causa all’ex dipendente e chiedere la restituzione degli stipendi indebitamente percepiti e gli eventuali danni riportati dall’azienda.

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