Come i curdi sono stati “fregati” di nuovo

Se rispettata, l’intesa trovata tra Turchia e Stati Uniti per il cessate il fuoco in Siria risparmierà molte vite umane, ma i curdi così come avviene fin dal secolo scorso sono sempre quelli che alla fine ci hanno rimesso.

Come i curdi sono stati “fregati” di nuovo

La notizia è senza dubbio positiva ed è quella che tutti stavano aspettando: Turchia e Stati Uniti dopo una riunione fiume tra Erdogan e il vice presidente americano Pence hanno trovato un accordo per un cessate il fuoco di cinque giorni nel Nord della Siria.

Le milizie Ypg curdo-siriane dovranno ripiegare di 32 chilometri dal confine con la Turchia, con le truppe di Ankara che poi faranno lo stesso se l’accordo verrà rispettato. Si andrà a creare così una safety zone come voluto dal governo turco che ne avrà il controllo.

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Ha espresso grande soddisfazione per questa tregua Donald Trump, che tramite i soliti cinguettii su Twitter ha elogiato tutti dai turchi fino ai curdi oltre che naturalmente anche se stesso, dimenticando forse come lo scoppio della guerra fosse tutta colpa sua.

Classico terzo incomodo è la Siria, con l’esercito di Damasco che dopo l’intesa siglata nei giorni scorsi con Ypg è tornato a occupare città e territori strategici dove non metteva piede da quando è iniziata l’avanzata dell’Isis.

In questa guerra gli unici che ci hanno rimesso sono i curdi, sia in termini di vite umane e sofferenza che dal punto di vista politico, visto che oltre al territorio perso la possibilità di poter avere una sostanziale autonomia dopo aver sconfitto il Daesh sembrerebbe ora essere un miraggio.

La guerra contro i curdi

Quando al termine della Prima Guerra Mondiale gli accordi sancirono la creazione di uno Stato dei curdi visto il disfacimento dell’Impero Ottomano, con il Trattato di Losanna siglato un paio di anni dopo questa prerogativa venne semplicemente depennata.

Da allora il Kurdistan è diviso tra Turchia, Siria, Iran e Iraq, ma dopo decenni di guerre civili e di persecuzioni finalmente per il popolo curdo sembrava che si potesse intravedere la classica luce in fondo al tunnel.

Quando l’Isis ha preso il controllo di buona parte del Nord della Siria e dell’Iraq, chi ha imbracciato le armi e combattuto città per città il Daesh sono state le milizie Ypg, che fiancheggiati dall’aviazione americana alla fine sono riuscite a sconfiggere il califfato lasciando sul terreno però circa 10.000 propri soldati.

Fino a inizio ottobre la situazione era quindi questa: grazie anche alla presenza di truppe statunitensi nella zona, i curdi controllavano il territorio sottratto al califfato (dove è presente la quasi totalità del petrolio siriano) ed erano in trattativa con il governo di Damasco per avere una sostanziale autonomia per la regione sempre comunque all’interno della Siria.

La decisione di Donald Trump di voltare le spalle ai curdi richiamando le proprie truppe di stanza nel Rojava ha però dato il disco verde all’invasione da parte della Turchia, visto che da tempo Ankara reclamava il diritto di realizzare una zona cuscinetto lungo il confine turco-siriano per motivi di lotta al terrorismo.

Iniziata la guerra, sotto il peso delle bombe turche le milizie Ypg hanno chiesto aiuto all’esercito regolare siriano che, spalleggiato come sempre dalla Russia, è tornato a prendere possesso di alcune città da tempo fuori dal controllo di Damasco.

Traditi di nuovo

Con il cessato il fuoco, adesso Erdogan otterrà la sua zona cuscinetto dove far insediare i circa 3 milioni di rifugiati presenti sul proprio territorio che l’Europa non vuole tanto da pagare ogni anno miliardi di euro ad Ankara per tenerseli.

Assad invece è riuscito a far sventolare la bandiera siriana su città dove invece fino a pochi giorni fa c’erano vessilli del Kurdistan, zone queste strategiche sia dal punto di vista logistico che economico.

I curdi hanno accettato le condizioni di questo cessate il fuoco, iniziando a ripiegare come stabilito per evitare una carneficina al proprio popolo. Le milizie Ypg adesso però dovranno discutere di autonomia con Damasco in una posizione di maggiore debolezza rispetto a prima.

Con l’Europa come al solito incapace di imporre una qualsiasi linea comune e preoccupata soltanto di un possibile arrivo nel Vecchio Continente di rifugiati e jihadisti, gli Stati Uniti prima hanno spianato la strada all’invasione turca, firmando poi una tregua concedendo a Erdogan quello che chiedeva.

Come già avvenne con il Trattato di Losanna, i curdi sono stati di nuovo traditi dall’Occidente che prima li hanno usati per il lavoro sporco contro l’Isis per essere poi lasciati al proprio destino di popolo errante e senza pace.

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