La Turchia ha ribadito la sua determinazione a eliminare le forze armate curde nel nord della Siria, dichiarando che è «solo questione di tempo» prima che i gruppi YPG, considerati da Ankara come terroristi legati al PKK, vengano definitivamente sconfitti.
Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha espresso chiaramente che Ankara non accetterà una presenza del YPG nel nord della Siria, nemmeno dopo la possibile caduta del presidente siriano Bashar al-Assad.
Turchia contro le forze curde sostenute dagli USA
La Turchia considera le Unità di Protezione Popolare (YPG), componente principale delle Forze Democratiche Siriane (SDF) sostenute dagli Stati Uniti, una minaccia diretta alla sua sicurezza nazionale. Il governo turco equipara il YPG al PKK, un’organizzazione curda fuorilegge accusata di terrorismo da Ankara. La strategia di Ankara include un’intensificazione delle operazioni militari, supportate da artiglieria e raid aerei, nei territori controllati dalle SDF, con particolare attenzione a città chiave come Kobani e Manbij, oltre a infrastrutture strategiche come la diga di Tishreen.
Secondo fonti sul campo, le forze sostenute dalla Turchia, tra cui l’Esercito Nazionale Siriano (SNA), continuano ad avanzare verso obiettivi curdi, mentre Ankara minaccia un intervento militare diretto. Parallelamente, l’amministrazione curda nel nord-est della Siria ha chiesto il dispiegamento di truppe statunitensi e francesi per creare una zona demilitarizzata lungo il confine turco, ma Ankara ha respinto qualsiasi ipotesi che mantenga il YPG attivo nella regione.
Attriti tra Turchia e USA
Gli Stati Uniti, pur continuando a sostenere le SDF nella lotta contro ISIS, riconoscono alcune delle preoccupazioni turche. Il Segretario di Stato Antony Blinken ha dichiarato che le preoccupazioni di Ankara sono “legittime”, ma ha evitato di appoggiare apertamente l’idea di una presenza militare occidentale lungo il confine siriano. Nel frattempo, la presenza americana nella regione è fonte di attrito con la Turchia, specialmente a seguito di rapporti che suggeriscono la costruzione di una posizione militare statunitense a Kobani, smentiti ufficialmente dal Pentagono.
Zona di sicurezza con truppe francesi e americane?
Nel frattempo, intensi combattimenti continuano nel nord della Siria, con almeno 37 morti registrati nelle scorse settimane intorno a Manbij, dove si scontrano l’SNA, sostenuto dalla Turchia, e le SDF curde, appoggiate dagli Stati Uniti.
Le SDF hanno proposto il dispiegamento di truppe statunitensi e francesi per creare una zona demilitarizzata al confine, ma Ankara si oppone. Intanto, la Turchia ha intensificato i bombardamenti su Kobani, mentre il SNA tenta di conquistare le dighe strategiche di Tishreen e Tabqa, controllate dalle SDF. Gli Stati Uniti negano l’intenzione di stabilire una base militare a Kobani, nonostante rapporti di una possibile presenza nella città.
In un’escalation preoccupante, aerei da guerra turchi hanno bombardato un convoglio civile in viaggio da Kobani verso la diga di Tishreen, a sud-est di Manbij, dove si stanno concentrando gli scontri. Il convoglio trasportava civili che intendevano opporsi agli attacchi turchi contro la diga strategica, ma il raid ha causato numerosi feriti tra i civili, aggravando la crisi umanitaria nella regione.