L’economia mondiale è in serio pericolo e tutto è nelle mani di una sola donna.
«Alle scialuppe!». È questo l’accorato messaggio che il mercato finanziario lancia riguardo all’economia mondiale. Gli investitori, ormai sfiduciati e terrificati dall’imminente possibile disastro, si affrettano a comprare i titoli di stato americani, tedeschi e degli altri (pochi) paesi dall’economia «sicura».
L’economia mondiale non è al sicuro
In qualsiasi modo la si guardi c’è qualcosa di sbagliato nell’economia mondiale. Questo qualcosa è frutto della combinazione della crescita incerta e della possibilità di un’imminente catastrofe finanziaria. Tutte le economie del sistema globale si stanno indebolendo, anche se la recessione più profonda interessa maggiormente le zone periferiche dell’Euro.
Anche l’economia dei paesi in via di sviluppo pare si sia schiantata contro il muro della crisi. Il pil del Brasile cresce più lentamente di quello del Giappone. L’India è allo sbaraglio. Anche l’andamento della Cina sembra rallentare.
Siamo di fronte ad una recessione generalizzata; l’economia globale si sta configurando ormai verso una stagnazione in stile giapponese.
Frattura dell’Euro: possibili scenari
Davanti al rischio della frattura dell’Euro, tutto il resto sembra meno preoccupante. L’Unione Europea è l’area economica più grande del mondo, e rischia di cadere nella spirale dei fallimenti bancari, dei default e della depressione.
La possibilità che la Grecia esca dall’euro dopo le elezioni del 17 giugno, il deterioramento del settore bancario in Spagna e la frammentazione del movimento di capitali nazionali all’interno dell’UE, sono tutti presagi di una catastrofe dalle proporzioni mondiali.
È già successo, ma stavolta è diverso. Nel 2008 politici e banche hanno cooperato per prevenire un crollo dell’economia. Oggi la politica si dedica ai battibecchi. Benché i tecnici delle banche centrali potrebbero (e dovrebbero) fare di più, pare che abbiano finito le munizioni a loro disposizione.
Nessuno vorrebbe calarsi nello scenario apocalittico che ci si para davanti. Adesso è il momento, per i leader europei, di affrontare con fermezza e in maniera definitiva la questione euro. Anche se dovessero giungere ad una soluzione credibile, la ripresa dell’economia mondiale non sarebbe garantita. Tuttavia, non avere una soluzione si trasforma in automaticamente in una certezza: l’imminente tragedia economica del nostro secolo. Dunque, il fato dell’economia mondiale dipende solo da decisioni che spettano al Cancelliere tedesco Angela Merkel.
Per certi versi sembra ingiusto puntare il dito contro la Signora Merkel. Ovunque la politica sembra fare le scelte sbagliate in questo momento. In Europa, come piace sottolineare alla stampa tedesca, gli investitori non hanno paura del prudente governo della Merkel, ma sono piuttosto preoccupati dei paesi «mal gestiti» e dei governi che tardano con le riforme.
Di chi è la colpa di questa crisi?
Non lasciamoci intenerire. Tanto per cominciare, i vizi e le virtù dei governi passati contano poco; se dovesse collassare l’euro, la Germania ne risentirebbe non poco. Un presagio è già stato dato dal declassamento di alcune banche questa settimana. Gli errori non sono tutti imputabili ai paesi debitori: negli ultimi tre anni sono state attuate politiche sbagliate anche da parte dei paesi creditori. L’eccessiva attenzione sull’austerità, il susseguirisi di strampalati piani per il salvataggio. La mancata stesura di una strategia unica e chiara che porti all’integrazione bancaria e fiscale, che è fondamentale per la sopravvivenza della moneta unica. Anche queste sono le ragioni che hanno portato l’euro sull’orlo del baratro. E, considerando che la Germania ha giocato un ruolo determinante in queste decisioni, buona parte delle colpe sono da addossarsi a Berlino.
What are you doing, Mrs. Merkel?
E dunque, la domanda che sorge è questa: Perchè il politico più astuto del vecchio continente non ha ancora proposto nessuna soluzione?
Il punto è questo: la Merkel non ha ancora realmente spiegato alla popolazione tedesca che dovrebbe essere loro compito scegliere tra un’idea che ritengono indegna (salvare i loro «immeritevoli» compagni) e la rovinosa realtà (la fine dell’Euro). La Germania si oppone alla mutualizzazione del debito nell’erronea convinzione che l’Euro possa sopravvivere ugualmente. La Cancelliera Angela Merkel sembra avere un piano strategico a doppio taglio.
- Crede, prima di tutto, che imporre l’austerità e rifiutare il bail-out ai suoi «vicini» siano l’unico modo di riformare l’Europa.
- In secondo luogo, se le profezie catastrofiche dovessero avverarsi, la Germania potrebbe agire in fretta, e farla franca.
La prima scommessa può dirsi in qualche modo vinta: partendo dalla sostituzione di Silvio Berlusconi in Italia, per arrivare ad una serie di riforme nel sud Europa che, fino a poco tempo fa, sembravano impensabili. Tuttavia, l’austerity moltiplica gli effetti della recessione. I debiti si ingigantiscono e, nell’opinione pubblica dei paesi più colpiti dalla crisi, sembra crescere il fascino nei confronti degli estremismi politici. L’incertezza generata dagli interventi «alla meno peggio» allontanano gli investitori, avvicinandoci sempre di più al disastro dell’euro zona.
Se la Grecia dovesse cadere, certamente, il pubblico tedesco sarebbe più convinto dell’idea per cui i peccatori vanno puniti. Ma il «Grexit» sarebbe un’epidemia contagiosa per tutta Europa.
In conclusione: sebbene la strategia attuata dalla Merkel abbia dato qualche frutto, i costi per la sua attuazione sono stati rovinosi. Oggi più che mai la Germania deve tirare fuori un piano per la moneta unica da presentare al vertice europeo del 28 giugno, o forse prima se le elezioni in Grecia dovessero disseminare il panico nella zona euro.
Cosa ci si aspetta dalla Germania
Ci vuole un piano specifico, che faccia svanire i dubbi riguardo alla seria intenzione della Germania di salvare l’euro. Dovrebbe includere anticipi economici in favore dell’integrazione e l’impegno concreto di voler usare i fondi comuni per la ricapitalizzazione delle banche.
Questo significherebbe perdere consensi tra gli elettori. Tuttavia, considerati i rischi c’è anche la possibilità di un riscontro immediato. Una volta che l’impegno della Germania sarà stato chiaramente delineato, allora la BCE avrà la possibilità di muoversi con magiore fermezza - ad esempio comprando più titoli di stato e fornendo uno strumento di sussidio alle banche. Quando la paura della calamità incombente sarà svanita e la fiducia degli investitori sarà riconquistata, il circolo vizioso si trasformerà in circolo virtuoso.
L’economia mondiale dovrà ancora fare i conti con l’inettitudine ed i dati relativi alla crescita incespicante. Ma, in questo modo, avrà fatto un balzo all’indietro prima di cadere nel dirupo.
Tradotto da Federica Agostini per Forexifo.it - Fonte: The Economist
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