Crisi USA: cos’è lo shutdown? L’America rischia il default?

Mancano circa 12 ore al fatidico «shutdown» del Governo USA. Quando a Washington sarà mezzanotte, il Governo non disporrà più dei fondi per finanziare i propri servizi e sarà costretto a «calare la saracinesca», un’eventualità dalle conseguenze tutt’altro che semplici, a meno che tra Repubblicani e Democratici non si giunga ad un accordo sul nuovo piano di spesa.

Ma cerchiamo di procedere per gradi e fare chiarezza su cosa sia questo «shutdown» e quali possono essere i suoi possibili effetti.

Cos’è lo shutdown?

In una parola: parliamo di soldi. L’anno finanziario USA scadrà alla mezzanotte di oggi e secondo la legge statunitense, è necessario che venga approvato un nuovo piano di spesa dalla camera dei Rappresentanti, il Senato e il Presidente.

Per il momento, non c’è traccia di accordo e se il nuovo piano di spesa non sarà approvato, il Governo federale dovrà chiudere i battenti per un po’.

Perché non c’è un nuovo piano di spesa?

In due parole: politica e Obamacare. Il problema centrale è che i Repubblicani controllano la camera dei Rappresentanti, mentre i Democratici hanno la maggioranza al Senato.

Da tempo, i Repubblicani chiedono che il nuovo piano spesa preveda una serie di tagli alla riforma sanitaria di Obama. Ma non è tutto, proprio ieri è stata presentata una mozione che prevede il posticipo dell’Obamacare di un anno circa, ma il Senato ha perentoriamente rifiutato. Il risultato è il completo stallo politico.

Stati Uniti a rischio anarchia?

Assolutamente no. Il cosiddetto «shutdown» prevede la sospensione di tutti quei servizi considerati come «non essenziali». In altre parole i servizi di assistenza medica e l’esercito continueranno ad essere operativi, ma si stima che possano essere oltre 1 milione gli impiegati federali, come ad esempio impiegati d’ufficio, guardie forestali etc, ai quali verrà chiesto di concedersi un periodo di ferie non retribuite.

Incredibile, ma è già successo?

Sì, ben diciassette volte. Sembra una storia senza precedenti, eppure lo Shutdown del Governo federale USA si è verificato già in 17 occasioni dal 1977. Ad oggi, sono 13 anni che non si ripete dallo storico «face-off» tra Bill Clinton e la Camera controllata dai Repubblicani, quando la saracinesca del governo statunitense rimase chiusa dal 16 dicembre 1995 al 6 gennaio 1996.

C’entra qualcosa il tetto al debito e il rischio default?

Non proprio, si tratta di due situazioni distinte.

La battaglia dello shutdown riguarda l’approvazione di un piano per spese future. Mentre il cosiddetto «debt cealing» è un altro problema che Washington deve affrontare. Secondo la legge, infatti, il limite per il debito USA è pari a 16.7 miliardi di Dollari e secondo le proiezioni, tale limite sarà raggiunto proprio alla metà di ottobre.

A quel punto, se non verrà raggiunto un accordo, l’America, la più grande economia del mondo dovrà dichiarare default sul proprio debito.

Si tratta di due situazioni particolarmente delicate che gli Stati Uniti dovranno affrontare nel giro di pochissimo tempo. Certo è che il default sarebbe ben peggiore dello Shutdown, una situazione che tuttavia rischia di consumare tempo prezioso per impedire il collasso della prima potenza economica mondiale.

Perché non si alza il tetto al debito?

È una decisione che devono prendere insieme Senato e Camera. E, indovinate un po’ cosa vorrebbero i Repubblicani in cambio di un accordo di questo tipo? (Piccolo indizio: tagli alla Obamacare).

Lo shutdown farà tremare (ulteriormente) i mercati?

Gli investitori sono certamente preoccupati dei risvolti che potrebbe implicare questa situazione. Con buona probabilità, uno shutdown di qualche giorno non avrà grande impatto sui mercati statunitensi, ma un’interruzione prolungata delle attività federali potrebbe fare da pesante traino alla crescita economica in termini di produzione del PIL.

Secondo l’agenzia di rating Moody’s, uno shutdown di due settimane comporterebbe un freno sul Pil dello 0.3%; un mese di fermo, invece, si mangerebbe l’1.4% della crescita annua degli Stati Uniti.

Oggi i mercati sono piuttosto cauti e incerti, pesa il rischio di un’eventuale battuta d’arresto per il Governo USA e, dall’altra parte dell’Oceano c’è la situazione pendente della politica Italiana, di difficile lettura ma dalla quale emerge chiaro il rischio di collasso del governo.

Sui mercati non c’è panico, per ora. Chissà domani.

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