CRISI, EURO. L’economia dell’area dell’euro si sta contraendo e l’anno 2012 potrebbe aprirsi in recessione. Solo nel secondo trimestre del nuovo anno si potrebbe assistere ad un modesto recupero. questo è quanto emerge da un sondaggio Reuters e reso noto Mercoledì. In media, gli economisti hanno ridoto di mezzo punto percentuale le loro previsioni per tutto il 2012, abbassandole a zero.
Il sondaggio mostra chiaramente che il progetto di trattato concluso dai 26 stati europei la scorsa settimana a Bruxelles, non allevierà la crisi del debito, che sta ormai entrando nel suo terzo anno. Gli economisti temono sempre più che non nulla sia stato fatto per stimolare la crescita necessaria a ripristinare le finanze pubbliche nell’area dell’euro.
Gli esperti si aspettano che la Banca centrale europea faccia la sua parte, riducendo il suo principale tasso d’interesse allo 0,75% il prossimo anno, al di sotto della soglia record dell 1% raggiunta nel 2009, al culmine della la crisi. L’economia della zona euro dovrebbe registrare una contrazione dello 0,3% negli ultimi tre mesi del 2011 e dello 0,2% da gennaio a marzo 2012, prima che una timida ripresa abbia inizio nel corso dei trimestri successivi.
Il numero di economisti che prevede una recessione nel primo trimestre è più che raddoppiato rispetto al sondaggio pubblicato nel mese di novembre, passando da 14 a 29. La stragrande maggioranza di essi (31 su 34) ritiene che l’accordo siglato la scorsa settimana non sia sufficiente per superare la crisi del debito sovrano, che rende particolarmente difficile l’accesso ai mercati di Italia e Spagna, rispettivamente la terzo e la quarta più grande economia della zona euro.
In questo contesto, l’attenzione si sposta sulla BCE, nella speranza che possa, alla fine, adottare provvedimenti drastici, nonostante la sua opposizione all’acquisto massiccio di obbligazioni sovrane. Se un ciclo di allentamento quantitativo sembra impossibile, un sondaggio pubblicato a fine novembre mostra che gli analisti ritengono che la BCE finirà per indossare le vesti di prestatore di ultima istanza, come hanno fatto i suoi omologhi americani, inglesi e svizzeri.
Intanto oggi, Mercoledì 14 dicembre, l’euro è precipitato sotto i $ 1.30 per la prima volta dal mese di gennaio, in un mercato appesantito dalle rinnovate preoccupazioni circa la crisi del debito nella zona euro, esacerbata dai timori di un downgrade del rating sovrano da parte delle agenzie di rating.
Nel primo pomeriggio l’euro ha raggiunto 1,2988 dollari, il livello più basso dal 12 gennaio. «L’euro è sotto pressione, perché i mercati sono delusi per l’esito del vertice dell’Unione europea (UE), che ha fatto poco per risolvere la crisi del debito e del settore bancario», ha commentato Neil MacKinnon, capo economista presso Capital VTB.
L’euro prosegue così un trend iniziato ieri, quando la moneta comune è scesa sotto 1,31 dollari. Portatasi sopra 1,32 dollari a metà seduta di Martedì, è tornata poi a inabissarsi influenzata dalle dichiarazioni dei parlamentari tedeschi, secondo cui il cancelliere Angela Merkel si sarebbe nuovamente pronunciata contro un aumento della capacità di prestito del futuro Meccanismo europeo di stabilità (MES).
Questo rifiuto di Angela Merkel ha alimentato i timori che le agenzie di rating del credito, non convinte e soddisfatte dell’accordo europeo di Bruxelles, dell’ 8 e 9 dicembre, potrebbe tornare ad abbattere le loro scuri, tagliando il credit rating dei paesi della zona euro. In particolare, una simile mossa farebbe perdere a Germania e Francia le loro preziose AAA, il punteggio più alto possibile.
L’Unione europea è sull’orlo del precipizio?