Criptovalute, ecco i 3 fattori che potrebbero spingere Ethereum sopra quota $3.000

Pierandrea Ferrari

06/08/2021

06/08/2021 - 12:02

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Ethereum torna sotto i riflettori con l’upgrade London, le nuove politiche di Google sulle ads e le regolamentazioni invocate dalla SEC.

Criptovalute, ecco i 3 fattori che potrebbero spingere Ethereum sopra quota $3.000

Se è vero che negli ultimi tre mesi le criptovalute sono state piegate dalla stretta regolatoria cinese, dal dietrofront di Elon Musk sui pagamenti in Bitcoin per le auto commercializzate da Tesla e, più in generale, dal clima di incertezza (vedi variante Delta) che continua a frenare le scommesse degli investitori sugli asset più rischiosi, è vero anche che da poco più di due settimane a questa parte alcune divise digitali, come Ethereum, hanno ripreso a correre verso i livelli «pre-crisi».

La seconda criptovaluta (e prima Altcoin) per capitalizzazione di mercato scambia infatti oggi a 2.765 dollari, +54,8% dai minimi toccati lo scorso 20 luglio, 1.786 dollari. Un passo sostenuto, sebbene i massimi di maggio di 4.080 dollari restino ancora fuori portata. Ma quali sono i fattori che stanno invertendo quello che ormai era un consolidato trend ribassista, e che potrebbero in ultima analisi spingere Ethereum sopra la soglia psicologica dei 3.000 dollari? Eccone 3.

1. London, il nuovo upgrade della blockchain Ethereum

Partiamo dall’upgrade attivato ieri sulla blockchain nativa di Ethereum, London. Questo aggiornamento include l’EIP-1559, un protocollo che rivoluziona il calcolo delle fee di transazione, che da questo momento in poi - tra le altre cose - verranno in parte bruciate o tolte dalla circolazione, finendo così per diminuire l’offerta di Ethereum e potenzialmente gonfiarne la quotazione. Nel lungo termine, inoltre, l’hard fork London potrebbe conferire alla crypto delle proprietà deflazionistiche, un processo lungo ma che si rivelerà «molto benefico» per gli investitori, come rivelato dal co-autore di EIP-1559 Eric Conner.

2. Le politiche di Google sulle crypto ads

Una spinta, poi, arriva anche dall’esterno. Google, che solo lo scorso marzo aveva deciso di stoppare tutti i prodotti legati (direttamente o indirettamente) alle criptovalute, è tornata sui suoi passi: a partire dallo scorso 3 agosto le società che gestiscono gli exchange e che offrono wallet per conservare Bitcoin&Co. (negli Stati Uniti) possono tornare a pubblicizzare i loro servizi, sebbene con regole più stringenti. Il dietrofront «è un segnale che c’è un interesse mainstream per le crypto, e Google vuole farne parte», la lettura di Justin d’Anethan di Eqonex. Bisogna sottolineare, tuttavia, che Google ha ripetutamente cambiato strategia sul fronte crypto: per questo, anche la nuova linea «aperturista» potrebbe essere solo temporanea.

3. Le regolamentazioni invocate dalla SEC

Per ultimo, ad illuminare Bitcoin, Ethereum e le altre Altcoin potrebbero essere inaspettatamente le regolamentazioni, e cioè quel recinto normativo che finora - soprattutto in Cina - è stato letto più come un deterrente che non come un atto di legittimazione del crypto-spazio. Ma le cose potrebbero cambiare. Anche perché le regolamentazioni - ultimo a invocarle Gary Gensler, numero uno della SEC, che fa eco alla Fed e al Tesoro USA - hanno davvero il potenziale di conferire alle criptovalute quella credibilità propedeutica al coinvolgimento degli investitori istituzionali nell’industria. Un ruolo decisivo potrebbe giocarlo proprio la SEC, che in occasione dell’Aspen Security Forum ha chiesto espressamente al Congresso di avere maggiori poteri nel processo di regolamentazione delle criptovalute negli Stati Uniti.

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