Covid, variante newyorkese arrivata in Italia: ecco cosa sappiamo

Mario D’Angelo

26/03/2021

26/03/2021 - 21:27

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La variante che preoccupa New York è arrivata in Italia: ecco cosa dicono gli scienziati.

Covid, variante newyorkese arrivata in Italia: ecco cosa sappiamo

Una mutazione “finora non descritta in Italia”: è arrivata la variante newyorkese. Un nuovo ceppo del coronavirus, denominato B.1.526 e isolato nella Grande Mela, è stato trovato per la prima volta anche nel Bel Paese, e più specificatamente nelle Marche. Ecco quello che sappiamo della variante di New York.

Covid: variante di New York arrivata in Italia

I primi due casi della variante newyorkese del coronavirus sono stati trovati dal Laboratorio di Virologia degli Ospedali Riuniti di Ancona-Univpm, nelle Marche. I tamponi provenivano da due centri diversi, Pesaro e Urbino, un fatto che suggerisce una discreta diffusione della variante .

Al momento non ci sono evidenze scientifiche sull’eventuale capacità di questa variante di evadere la risposta neutralizzante suscitata dagli attuali vaccini”, ha commentato il direttore del Laboratorio di Virologia, il professor Stefano Menzo.

La variante è stata individuata grazie alla sorveglianza epidemiologica molecolareeffettuata a campione randomizzato sui tamponi positivi provenienti da tutte le Marche”, ha precisato Merzo. Benché provenienti dalla stessa provincia, le due persone positive non sembrano essere correlate.

Cosa sappiamo sulla variante newyorkese del coronavirus

La variante di New York è stata individuata per la prima volta alla fine dello scorso febbraio in campioni raccolti nel novembre scorso. Della variante esistono a sua volta due mutazioni, la E484K e la S477N, un mese fa responsabili del 27% dei casi nella Grande Mela. Secondo Anthony Fauci, la variante probabilmente ha avuto origine nel quartiere di Washington Heights, nell’area più a nord di Manhattan.

Secondo i primi studi, non erano poche le possibilità che la variante fosse in grado di eludere l’azione immunizzante dei vaccini e di farmaci monoclonali.

Un’eventualità smentita da una ricerca più recente, datata al 24 marzo 2021, pubblicata sulla rivista medica Biorxiv, secondo cui l’efficacia degli attuali vaccini sarebbe solo moderatamente ridotta contro la E484K (più simile alla sudafricana e brasiliana), mentre rimane ai normali livelli contro la S477N. Quella trovata nelle Marche è la prima.

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