Covid, variante inglese più mortale: lo studio

Marco Ciotola

10/03/2021

22/06/2021 - 17:50

condividi

Uno studio britannico suggerisce che la variante inglese del coronavirus mostra un tasso di mortalità più elevato

La variante inglese del coronavirus è più mortale. Ad affermarlo è un recente studio britannico, realizzato da diverse istituzioni mediche e pubblicato su una rivista scientifica dopo revisione paritaria.

I ricercatori inquadrano la variante B.1.1.7, identificata per la prima volta nel Regno Unito, come caratterizzata da un rischio di mortalità superiore del 64% rispetto alle non varianti.

La percentuale arriva da un’indagine realizzata su un vasto campione di pazienti contagiati dalla variante inglese; tra questi si è registrato un tasso tra il 32% e il 104% di mortalità maggiore, per una media del 64%.

La variante è stata fin dalla comparsa ritenuta molto più facilmente trasmissibile, e i nuovi dati dei ricercatori supportano anche una simile tesi.

Covid, variante inglese più mortale: lo studio

I ricercatori fanno capo a diverse istituzioni del Regno Unito, e hanno analizzato i dati relativi a oltre 100.000 pazienti risultati positivi tra ottobre e gennaio e seguiti con analisi cliniche fino a metà febbraio.

Le conclusioni alle quali sono arrivati parlano di una nuova variante associabile a 227 decessi su un campione di 54.906 pazienti, rispetto ai 141 decessi tra lo stesso numero di pazienti infettati da ceppi precedenti.

Hanno quindi ipotizzato che la mortalità - strettamente connessa alla maggiore rapidità di trasmissione - possa mostrarsi statisticamente superiore:

“Anche se i dati confermano che la morte per covid può definirsi ancora rara, va evidenziato che la variante B.1.1.7 aumenta il rischio, insieme alla sua capacità di diffondersi più rapidamente”.

Ecco perché lo studio parla esplicitamente del cosiddetto ceppo inglese come di “una minaccia che dovrebbe essere presa sul serio”.

Lo ha evidenziato in particolare Robert Challen, principale autore dello studio e docente presso l’Università di Exeter, nel Regno Unito. Ma occorrono comunque ulteriori ricerche per determinare se risultati simili possano essere considerati uno standard attendibile ovunque, malgrado le grosse certezze mostrate dallo stesso Challen:

“La variante inglese è maggiormente trasmissibile e più letale. La nostra ipotesi è che questo dato sia collegabile alle variazioni delle sue proprietà fenotipiche causate da molteplici mutazioni genetiche; non vediamo alcun motivo per cui questa scoperta debba essere ritenuta specifica per il solo Regno Unito”.

Argomenti

Iscriviti a Money.it