Covid: per queste persone il vaccino dura meno, cosa dice lo studio

Giorgia Bonamoneta

19 Febbraio 2022 - 19:41

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Il vaccino contro il Covid-19 protegge sì, ma ormai sappiamo che nel corso del tempo tende a diminuire la sua efficacia. Ci sono però dei soggetti nei quali la protezione diminuisce più velocemente.

Covid: per queste persone il vaccino dura meno, cosa dice lo studio

Il vaccino contro il Sars-CoV-2 e le sue varianti non ha lo stesso effetto su tutti. Ci sono infatti delle persone sulle quali il vaccino agisce per meno tempo, esponendo a maggiori rischi di contagio tali ignari vaccinati. Stiamo parlando della categoria dei fumatori. Il maggior rischio in questo caso è per i soggetti che fumano sigarette abitualmente e che, già normalmente, si espongono a tutta un’altra serie di patologie.

A dirlo è uno studio condotto dai ricercatori del CoEhar (Center of excellence for the acceleration of harm reduction - Centro per la riduzione del danno da fumo) dell’Università di Catania, in collaborazione con gli Atenei di Pavia e di Milano. Dallo studio è emerso che i fumatori hanno un titolo anticorpale più basso o un abbassamento più rapido delle IgG (immunoglobuline G).

Cosa vuol dire in pratica? Che i fumatori si espongono a un maggior rischio di ammalarsi e di contrarre il Covid-19, oltre i danni che già si conoscono per il consumo di nicotina. Lo studio si affianca a una serie di ricerche e smentite di un’altra teoria, ovvero quella per la quale i fumatori sarebbero stati meno esposti al virus del Covid-19 e/o a finire in terapia intensiva. Una notizia che ha circolato molto, ma che fin da subito è stata criticata e in seguito smentita.

L’incompatibilità del vaccino con i fumatori di sigarette: cosa ha scoperto lo studio

Il termine incompatibilità qui non è usato per intendere che chi fuma abitualmente non è protetto in caso di ciclo completo di vaccinazione; no, il termine è usato per intendere il modo diverso con il quale il vaccino ha effetto e agisce su persone fumatrici. Insomma, incompatibile come messaggio: se sei fumatore il vaccino non ti protegge quanto riportano i dati ufficiali.

Ma perché questo avviene? Secondo quanto scoperto dai ricercatori del Centro per la riduzione del danno da fumo i meccanismi non sono ancora chiari, ma i risultati confermano l’ennesimo impatto negativo del fumo sulla salute umana. “L’abitudine tabagica influenza la proliferazione dei linfociti e delle altre cellule del sistema immunitario — ha spiegato il professor Riccardo Polosa, fondatore del CoEharI fumatori rispondono meno ai vaccini e sono dunque più a rischio”.

Fumo e vaccini: non è la prima volta che le sigarette hanno un effetto negativo

Lo scorso maggio era girata molto la notizia che riportava gli esiti dell’ipotesi dell’Istituto Pasteur e del Collège de France sul ruolo della nicotina come agente protettivo contro il virus del Covid-19. Fin da subito sono emersi i dubbi e le critiche, in particolare sul numero dei casi presi in esame e sul quale tale ipotesi era stata confezionata.

In risposta i ricercatori inglesi hanno condiviso i risultati dei tamponi svolti durante la prima ondata. Su un campione di oltre 421 mila persone, è emerso che l’80% dei fumatori ha una probabilità del +45% di infettarsi e del +60% di essere ricoverato in ospedale.

Insomma, l’idea che il fumo potesse proteggere dal Covid è sempre stata improbabile, ma ora è arrivata una conferma degli ulteriori rischi dei tabagisti. Certo non è una novità. Non è la prima volta che un vaccino entra in conflitto con la nicotina, come per esempio contro epatite B e i richiami contro tetano e difterite (livelli più bassi di anticorpi) o nel caso dei vaccini per il papillomavirus umano (minor forza delle immunoglobuline G).

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