Covid: il lockdown serviva davvero? Cosa è successo in Svezia

Elisa Corpolongo

1 Settembre 2021 - 23:29

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Il modello svedese è stato anomalo rispetto a quello di molti altri Paesi europei e la domanda è: il lockdown serviva davvero?

Covid: il lockdown serviva davvero? Cosa è successo in Svezia

La prassi con cui Stoccolma ha deciso di affrontare la pandemia da Covid-19 è stata tra le più criticate tra quelle scelte nei Paesi industrializzati e i dubbi in merito all’utilità effettiva del lockdown derivano proprio dal modello della Svezia.

Vediamo cosa è successo in Svezia per capire se il lockdown - che è stato attuato anche in Italia - serviva davvero per contenere la diffusione della pandemia da Covid-19.

Il modello della Svezia per affrontare il Covid-19

Tra i Paesi industrializzati, ad introdurre il minor numero di restrizioni è stata la Svezia. Questo ha fatto venire dei dubbi sull’utilità di imporre un lockdown, come è avvenuto anche in Italia.

A guidare la Svezia durante la pandemia c’è stato Anders Tegnell, un epidemiologo che, date le decisioni contro corrente, ha chiesto in tutte le interviste di posticipare il giudizio su di lui di almeno un anno.

Mentre le autorità sanitarie di tutti gli Stati Uniti e dell’Europa, oltre che gran parte dell’Asia, chiudevano ogni tipo di attività al fine di ridurre le possibilità di contagio da Covid-19, la Svezia insisteva sull’inefficienza del lockdown.

Svezia e Covid-19: il lockdown serviva?

Le autorità svedesi non hanno introdotto da subito l’obbligo di indossare la mascherina poiché non c’erano prove effettive del fatto che fosse una misura utile nell’atto pratico. Per di più, anche quando si è deciso di introdurre l’obbligo della mascherina, lo si è fatto limitandone l’uso sotto forma di raccomandazione.

Questa strategia non è mutata neanche quando il re di Svezia Carl XVI Gustaf ha commentato la situazione nazionale scusandosi con i sudditi per aver “sbagliato” sul fronte pandemia.

Il modello della Svezia ha funzionato? Cosa dicono i dati

I casi registrati in Svezia sono un milione e centomila su circa 10 milioni di abitanti, ossia l’11% della popolazione. Le opinioni in merito alla gestione del Covid da parte degli svedesi sono ancora discusse.

Ciò che i dati indicano come certo è che si tratta di numeri abbastanza alti a giudicare della percentuale di contagiati della Norvegia (il 2,2% su 5,5 milioni di abitanti). Tuttavia, più dell’80% della popolazione svedese è stata vaccinata con almeno una dose e più del 65% con l’intero ciclo vaccinale.

Le dichiarazioni di Anders Tegnell, l’epidemiologo svedese

Anders Tegnell gode di un diffuso appoggio da parte della popolazione anche oggi, a 16 mesi dall’inizio della pandemia da Covid-19. Pertanto, le sue decisioni in merito al non inserire restrizioni stringenti non sono messe molto in discussione.

Se il lockdown sia stato inutile o meno, se il modello svedese sia all’avanguardia, se la Svezia sia un esempio da imitare o se invece si ritroverà in situazioni peggiori (anche se è avanti con la campagna vaccinale, quindi non si prevede succeda) sono questioni aperte e discusse tra pareri alquanto divergenti.

In merito, Anders Tegnell sostiene che il suo modello ha funzionato finora perché ha avuto una grande libertà d’azione, cosa non scontata per tutti i Paesi europei o addirittura mondiali. Se i tecnici degli altri Paesi - dice Anders Tegnell - avessero avuto una così grande libertà d’azione, magari questo modello sarebbe stato applicato anche altrove senza suscitare troppe polemiche.

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