Così la Gran Bretagna tratta (male) gli italiani prima dell’espulsione causa Brexit

Elisa Corpolongo

13/05/2021

14/05/2021 - 09:06

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I cittadini dell’Unione Europea e quelli italiani vengono ripetutamente espulsi dalla Gran Bretagna dopo la Brexit, anche in caso di appuntamenti per regolari job interviews.

Così la Gran Bretagna tratta (male) gli italiani prima dell'espulsione causa Brexit

Il caso degli europei reclusi ed espulsi all’arrivo in Gran Bretagna dopo la Brexit sembrerebbe riguardare decine di italiani ed è arrivato anche agli occhi di un quotidiano britannico: il The Guardian, il quale riporta non solo il caso, ma anche interviste.

Le leggi della Gran Bretagna dovrebbero assicurare l’entrata nel Paese a coloro che devono sostenere colloqui di lavoro nel territorio britannico. Il che significa che gli europei, anche non in possesso di visa (una sorta di visto d’ingresso) già rilasciata dalla Gran Bretagna, possono presentarsi su suolo britannico per la fase di colloquio se richiesto dal datore di lavoro.

Ad oggi, invece, più volte è successo che cittadini europei e italiani siano stati espulsi dalla Gran Bretagna, dopo un periodo di 48 ore di detenzione negli aeroporti inglesi, anche se, a quanto pare, in regolarità di legge.

Alcuni cittadini dell’Unione Europea sono stati mandati addirittura al centro di detenzione di Yarl’s Wood nel Bedfordshire, confinati nelle loro stanze in attesa di verifiche sulle singole situazioni dei documenti di permesso di ingresso dopo le disposizioni Covid. Successivamente alle misure prese, i cittadini europei sarebbero poi stati espulsi dal Paese e rispediti in Europa perché non autorizzati a entrare in Inghilterra.

La storia di Marta e l’ingiusta espulsione dalla Gran Bretagna

Un caso che sta suscitando l’attenzione europea e italiana è quello di Marta. La ragazza era arrivata a Londra per prendere servizio in Inghilterra come “ragazza alla pari” presso un cugino.

Tuttavia, all’arrivo su suolo londinese, Marta è stata considerata un’immigrata illegale e perciò da espellere. La faccenda non si è conclusa qui. Infatti, la ragazza ha dichiarato a La Repubblica di essere trasportata nel carcere di Heathrow, nei pressi dell’aeroporto e di essere stata spogliata di ogni suo avere, compreso il sequestro del cellulare per non divulgare foto o video. Marta parla di “vera prigione”: incluse le sbarre, i lucchetti e i fili spinati sui recinti.

Purtroppo non è l’unico caso di cui si ha notizia, anzi, sembrerebbe che questa sia una prassi in Inghilterra nei riguardi di tutti coloro che vengono considerati immigrati non legali.

Molti dei trattenuti presso le stanze di detenzione e gli aeroporti dichiarano di non voler più mettere piede in Inghilterra. Una ragazza di Barcellona dichiara di essere stata testimone di diversi casi simili a quello di Marta e al suo.

Intanto, la faccenda è seria: otto eurodeputati, preoccupati per i racconti degli europei trattenuti in Inghilterra, hanno scritto al presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, per chiedere un intervento col Ministero degli Interni britannico e ricordare il diverso spirito che avrebbe dovuto avere la Brexit.

Trattenere cittadini europei senza dare loro alcuna diversa opzione in centri di detenzione per immigrati come approccio per i passeggeri non regolari sembra all’Europa una esagerazione contraria allo spirito di buona cooperazione che ci si aspetterebbe.

Le parole di Boris Johnson e la risposta dell’Italia

Il portavoce del primo ministro inglese Boris Johnson ha dichiarato che i rapporti con l’Europa sono buoni e che i vicini europei sono considerati degli amici. Egli rifiuta, però, di fronte alle domande incalzanti dei giornalisti britannici, di commentare i singoli casi di detenzione avvenuti negli aeroporti nei confronti di cittadini europei e italiani.

Secondo il Regno Unito, comunque, le metodologie utilizzate sarebbero in linea con quanto l’Inghilterra aveva dichiarato che avrebbe fatto nel post-Brexit e successivamente ai decreti di prevenzione Covid. Sostiene il portavoce, inoltre, che solo una piccolissima parte di viaggiatori avrebbe riscontrato dei problemi simili.

Questo diverge però con quanto dichiarato invece da alcuni Paesi europei e in particolare dall’Ambasciatore bulgaro nel Regno Unito, Marin Raykov, il quale ha affermato in realtà che anche diversi cittadini bulgari sono stati trattenuti in un centro di immigrazione per 24 ore. Per di più, i cittadini reclusi non avrebbero avuto l’opportunità neppure di contattare l’ambasciata.

La legge che vale, al momento, è quella inglese. Come dichiara il Ministero dell’Interno britannico, chi arriva in Inghilterra deve dimostrare di averne diritto ed essere in regola con quanto l’Inghilterra decreta.

Intanto, l’Italia risponde a Londra. Il sottosegretario degli Esteri Benedetto della Vedova e le autorità diplomatiche dei consolati a Londra seguono la vicenda da vicino e tentano di risolvere i casi, mentre si prepara un colloquio tra l’Ambasciatrice del Regno Unito a Roma alla Farnesina.

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