Cosa si può autocertificare e a cosa serve la dichiarazione sostitutiva

L’autocertificazione serve a rendere dichiarazioni nei rapporti con la PA che si sostituiscono a documenti e moduli ufficiali, per questo si chiama anche “dichiarazione sostitutiva”. Vediamo quando serve e cosa deve contenere.

Cosa si può autocertificare e a cosa serve la dichiarazione sostitutiva

Spesso nei rapporti con la Pubblica Amministrazione sentiamo parlare di autocertificazione o di dichiarazione sostitutiva, ma cosa sono esattamente?

Si tratta di un modulo da compilare e firmare o di una dichiarazione scritta di pugno con il quale il dichiarante rende delle informazioni assumendosene la responsabilità civile e penale.

Detto in poche parole, l’autocertificazione è una semplificazione burocratica che serve a dichiarare - ad esempio - il possesso di titoli, l’indirizzo di residenza, delle indicazioni reddituali, senza dover fornire ulteriori moduli o documenti. Appunto per questo di chiama anche dichiarazione sostitutiva, poiché sostituisce di fatto gli altri adempimenti.

Un esempio: per partecipare ad un concorso pubblico basta compilare l’autocertificazione dove si dichiara il possesso del diploma di laurea, senza dover allegare il certificato originale dell’Università.

Spesso le autocertificazioni servono per dichiarare i propri dati, lo stato di famiglia o titoli di studio; però bisogna fare attenzione, perché non tutto può essere dichiarato tramite modulo di autocertificazione.

In questo articolo spiegheremo quando si può utilizzare e per cosa e, soprattutto, quali sono i rischi di dichiarare informazioni false.

Cosa si può certificazione nelle dichiarazione?

L’autocertificazione o dichiarazione sostitutiva permette di evitare i tempi di produzione dei documenti originali e, quindi, eseguire in maniera spedita gli adempimenti necessari, ad esempio, a partecipare ad un concorso pubblico, ad ottenere degli assegni familiari, e molti altri rapporti con la Pubblica Amministrazione.

Secondo l’articolo 46 del D.P.R. 445/2000 è possibile dichiarare al suo interno:

  • dati anagrafici e dello stato civile, come nascita, residenza e figli a carico;
  • tutti i titoli di studio (per sapere come si fa clicca qui) o le qualifiche professionali;
  • informazioni reddituali;
  • posizione giuridica, come ad esempio l’assenza o la presenza di condanne penali, lo status di tutore o di legale rappresentante;
  • l’iscrizione ad albi e ordini professionali.

Quindi, per esclusione, non è mai possibile procedere con autocertificazione per certificazioni mediche e sanitarie, veterinarie, di conformità alle norme CE, di origine protetta e controllata e infine marchi e brevetti.

Autocertificazione, chi può farla?

L’autocertificazione può essere fatta da tutti i cittadini italiani ed europei, ed anche dagli extracomunitari, ma solo limitatamente alle informazioni che possono essere verificate dagli uffici italiani.

Come si scrivere una dichiarazione sostitutiva?

Redigere un’autocertificazione è molto semplice, ma occorre seguire degli accorgimenti, senza i quali non acquisterebbe validità. La dichiarazione sostitutiva può essere scritta sia di pugno su un foglio bianco che al computer, e deve sempre contenere:

  • la dichiarazione che si tratta una dichiarazione sostitutiva ai sensi dell’articolo 46, lettera c, del DPR n. 445 del 28/12/2000;
  • i dati anagrafici del dichiarante;
  • l’oggetto dell’autocertificazione, ovvero cosa si intende certificare;
  • liberatoria sul trattamento dei dati personali, in base all’articolo 13 del D.Lgs. 196/2003;
  • firma del dichiarante autografa a penna.

La firma non deve essere autenticata da un funzionario pubblico e non è necessario apporre il bollo.

A chi va presenta l’autocertificazione?

Le autocertificazioni possono essere consegnate a mano, via email, fax o per posta.

Tutte le amministrazioni pubbliche devono accettarle, altrimenti commettono una violazione dei doveri d’ufficio.

Tanto per fare degli esempi, le autocertificazioni possono essere presentate ai Ministeri, agli Uffici provinciali o regionali, all’Inps, ecc.

Autocertificazione falsa, cosa si rischia?

Come abbiamo detto, mediante l’autocertificazione il dichiarante si assume la responsabilità del suo contenuto. Infatti, se vengono dichiarate informazioni non veritiere, per esempio per ottenere dei benefici che altrimenti non sarebbero dovuti, si integra il reato di falso ideologico (articolo 476 del Codice penale), pena la reclusione da uno a sei anni.

Inoltre chi ha ottenuto contributi o altre agevolazioni per mezzo di dichiarazioni mendaci può essere condannato alla restituzione degli stessi.

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