Cosa bisogna fare in caso di un incidente nucleare

Alessandro Cipolla

04/03/2022

04/03/2022 - 12:17

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La guerra in Ucraina con l’attacco alla centrale di Zaporizhzhya ha fatto aumentare il timore per un possibile incidente nucleare: ecco cosa bisogna fare e quali possono essere le conseguenze di una fuga radioattiva.

Cosa bisogna fare in caso di un incidente nucleare

Cosa fare in caso di un incidente nucleare? Una domanda questa mai così tristemente di attualità come questo momento, viste le preoccupanti notizie che arrivano dalla guerra in corso tra Ucraina e Russia.

Se inizialmente il timore a riguardo era tutto incentrato sul possibile scoppio di una guerra nucleare in caso di un intervento della Nato, l’attacco delle truppe russe alla centrale di Zaporizhzhya ci ha riportato indietro di quasi trentasei anni al disastro di Černobyl’.

Nella notte di venerdì 4 marzo dei razzi lanciati dalle truppe russe hanno colpito la centrale nucleare di Zaporizhzhya, la più grande d’Europa che si trova nella città di Energodar nel Sud-Est dell’Ucraina.

L’attacco ha provocato un incendio alla centrale, ora in mano alle forze di Mosca, con l’impianto che è stato messo subito in sicurezza: i tecnici hanno confermato che non c’è stata nessuna fuga radioattiva. Per motivi di sicurezza a Zaporizhzhya ora è in funzione un solo reattore su sei.

Vediamo allora quali potrebbero essere le conseguenze di un incidente nucleare e cosa si deve fare in caso di una fuga radioattiva.

Le conseguenze di un incidente nucleare

L’incidente occorso alla centrale nucleare di Černobyl’ nell’aprile del 1986 ha provocato la morte secondo l’Onu di 4.000 persone. Altre indagini però parlano di stime ben maggiori: per i Verdi i decessi in verità a causa delle malattie derivanti dalle radiazioni sarebbero stati tra i 30.000 e i 60.000. Per Greenpeace invece in un arco di tempo di 70 anni questo disastro potrebbe portare a 6 milioni di morti in tutto il mondo.

Come si legge nel sito dell’Iss, un rapporto del 2021 dell’Oms ha provato a fare una stima di quelle che sono state le conseguenze del disastro di Černobyl’.

Secondo il rapporto dell’Oms, finora, nei Paesi più danneggiati, sono stati diagnosticati circa 5.000 tumori tiroidei, in persone che all’epoca della disgrazia erano bambini o adolescenti. Nuovi casi di cancro alla tiroide sono verosimilmente previsti nei prossimi decenni. L’Oms stima che ci potrebbero essere 9.000 morti per cancro in eccesso imputabili all’incidente di Chernobyl tra le persone appartenenti alle squadre di emergenza, tra gli evacuati e i residenti delle regioni ad alta e bassa contaminazione di Bielorussia, Russia e Ucraina. Dopo l’incidente 116.000 persone sono state evacuate dalla zona. Inoltre, negli anni seguenti, 230.000 individui sono stati trasferiti dalle zone fortemente contaminate verso altre realtà.

Il disastro nucleare di Fukushima in Giappone nel marzo 2011, ha provocato finora un solo morto accertato ma nella zona sono stati riscontrati un valore molto maggiore di tumori tiroidei anche tra i bambini.

Un’indagine giapponese inoltre ha stimato 1.600 decessi a causa dello stress da evacuazione. Per le autorità giapponesi comunque la radioattività emessa sino a oggi dal sito di Fukushima è un decimo di quella di Černobyl’.

Tornando ai giorni d’oggi, gli esperti ucraini hanno dichiarato che un incidente nucleare alla centrale di Zaporizhzhya simile a quello avvenuto a Černobyl’, avrebbe delle conseguenze anche dieci volte peggiori rispetto a quello del 1986.

In tutta l’Ucraina ci sono quattro centrali atomiche per un totale di quindici reattori, mentre la Russia avrebbe a disposizione l’utilizzo su basi terrestri o sugli aerei di circa 1.600 testate nucleari.

Logico di conseguenza che la guerra in corso abbia aumentato specie in Europa i timori di un incidente nucleare che, oltre all’impatto sanitario, avrebbe delle conseguenze disastrose anche sull’ambiente.

Come si legge su Rplanet, in questi anni si è stimato che il disastro di Černobyl’ abbia scaricato “una quantità di radiazioni 400 volte superiori a quelle delle bombe cadute su Hiroshima e Nagasaki”.

Il suolo è stato contaminato da materiali radioattivi che “sono stati assorbiti da piante e funghi, entrando così nella catena alimentare locale”, con le radiazioni fuoriuscite che non hanno risparmiato anche gli animali.

Cosa fare in caso di incidente nucleare

In Italia diverse località hanno un piano ben preciso su cosa fare in caso di un incidente nucleare: nel nostro Paese non ci sono centrali attive ma il rischio di incidenti nei Paesi limitrofi, oppure di una guerra come tristemente d’attualità, non si può escludere.

Queste sono le raccomandazioni della Protezione Civile di Marsala in caso di un incidente nucleare:

  • Restare in ambienti chiusi;
  • Chiudere le porte e le finestre;
  • Spegnere gli impianti di aria condizionata e tutti i sistemi di presa d’aria esterna;
  • Spostarsi se possibile in ambienti seminterrati o interrati.

In caso di una evacuazione prima di lasciare la propria abitazione bisogna chiudere tutte le porte e le finestre mentre, se si è in macchina, tenere chiusi i finestrini e non accendere gli impianti di aerazione.

Altri consigli della protezione Civile di Marsala poi sono:

  • Non usare la macchina: si rischierebbe un’esposizione maggiore alle radiazioni e si intralcerebbe il transito dei mezzi di soccorso;
  • Portare gli animali domestici all’interno dell’edificio;
  • Rimanere aggiornati via radio, tv, internet o social network;
  • Ridurre l’uso del cellulare al fine di garantire linee telefoniche libere;
  • Usare l’acqua del rubinetto solo se non espressamente sconsigliato dalle autorità per la salute pubblica;
  • Cambiarsi d’abito prima di entrare nel luogo dove si è trovato riparo e riporre abiti e calzature in sacchi di plastica sigillati e lontani dai luoghi frequentati;
  • Fare una doccia con acqua calda e sapone liquido;
  • Ripararsi in caso di pioggia e lasciare fuori l’abitazione l’ombrello, l’impermeabile e gli indumenti bagnati.

Per quanto riguarda il cibo, potrebbe essere consigliato consumare quelli che sono confezionati oppure sigillati mentre, in caso di rischio di contaminazione dell’acqua potabile, il consiglio è quello di bere quella in bottiglia.

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