Cos’è l’imponibile previdenziale e come si calcola

Il termine imponibile previdenziale sembra complesso e lontano da noi ma in realtà tocca la vita di tutti i lavoratori più di quanto crediamo. Per questo è importante sapere di cosa si tratta e saperlo calcolare.

Cos'è l'imponibile previdenziale e come si calcola

In tema contributi, si sente spesso parlare di imponibile previdenziale. Ma di cosa si tratta esattamente? Sembra un termine complesso e distante dal nostro stretto interesse, ma non è affatto così. L’imponibile previdenziale è molto importante per la vita professionale, e non, di ogni lavoratore dipendente, ma anche di ogni azienda.

Con questo termine ci si riferisce all’importo di retribuzione, come stabilito dal Libro Unico del Lavoro, sul quale vengono calcolati i contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore dipendente.

I redditi percepiti dal lavoratore, infatti, sono soggetti a contribuzione previdenziale e, in particolare, sono sottoposte a tale contribuzione le somme dirette a compensare la prestazione lavorativa, ordinaria e straordinaria. Sarà importante quindi capire nello specifico quali sono queste somme, per calcolare al meglio l’imponibile previdenziale.

Come si calcola

Ad eccezione di pochi tipi di contratto lavorativo, quasi tutti prevedono il versamento di contributi; per questo è importante saper calcolare l’imponibile previdenziale.

Per capire come bisognerà tenere conto prima di tutto di quali voci vi rientrino. Punto di partenza è il principio generale per il quale il reddito imponibile da lavoro dipendente è costituito da qualsiasi somma percepita relativamente al rapporto di lavoro. Vediamo ora nel dettaglio cosa comprende questa somma:

  • la paga base;
  • l’indennità di contingenza e l’Elemento distinto della retribuzione (EDR);
  • gli scatti di anzianità e tutti gli elementi indicati nella parte alta della busta paga;
  • i compensi ricevuti a titolo di lavoro supplementare, straordinario o festivo;
  • il superminimo, anche assorbibile;
  • le somme corrisposte dal datore di lavoro durante il periodo di assenza da lavoro tutelato dalla legge, ma che sono a carico del datore di lavoro;
  • i compensi percepiti a titolo di provvigione;
  • le partecipazioni agli utili;
  • le somme percepite a titolo di patto di non concorrenza;
  • i compensi in natura con valore determinato in base dal TUIR.

Esclusione dall’imponibile previdenziale

Vi sono poi degli elementi retributivi esclusi dalla base imponibile previdenziale e, quindi, non assoggettati a contribuzione, per i quali la legge prevede un tassativo elenco di corrispettivi, che elenchiamo di seguito:

  • somme corrisposte a titolo di trattamento di fine rapporto (TFR);
  • altre somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori;
  • i proventi e le indennità ottenute a titolo di risarcimento danni;
  • le somme poste a carico di gestioni assistenziali e previdenziali obbligatorie per legge;
  • i contributi e le somme erogate alle forme di previdenza complementare.

I suddetti elementi non vanno quindi considerati nel computo dell’imponibile su cui si calcoleranno, a loro volta, i contributi previdenziali.

Minimale e massimale

Andrà comunque considerato, in rapporto all’imponibile dovuto all’INPS, che si è soggetti all’adeguamento a un minimale, cioè un imponibile minimo su cui verrà applicata la percentuale di contribuzione e a un massimale, superato il quale non vengono richiesti dall’INPS contributi.

Per questo[l’INPS stabilisce per ogni anno solare, l’importo giornaliero minimo di retribuzione su cui calcolare i contributi (qui i limiti per il 2018). Bisognerà, quindi, tenere presente il rispetto delle seguenti condizioni:

  • se la retribuzione effettiva risulta inferiore al minimale o a quella contrattuale, dovrà essere adeguata all’importo più elevato tra i due;
  • se la retribuzione effettiva risulta superiore al minimale o a quella contrattuale, la contribuzione si calcolerà sulla retribuzione effettiva.

Importante sottolineare che non si è tenuti al rispetto del minimale in caso di erogazione di prestazioni per cassa integrazione, malattia, maternità, infortunio...

Part-time e redditi esclusi

Ma come si calcola l’imponibile previdenziale per i lavoratori che hanno stipulato un contratto part-time? In questo caso, il minimale da applicare è quello orario che si ottiene dal rapporto tra il minimale giornaliero e l’importo ottenuto dal numero di ore settimanali previste dal contratto a tempo pieno.

Per il dipendente retribuito con una misura mensile fissa che lavora in regime di settimana corta, andranno considerate sempre 6 giornate di lavoro, mentre per il lavoratore retribuito ad ore, il sabato non lavorativo non andrà calcolato.

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