Revenge porn: di cosa si tratta?

Il Revenge porn è la vendetta pornografica virtuale commessa da chi diffonde immagini e video contro la volontà della vittima. Le proposte di legge.

Revenge porn: di cosa si tratta?

Cresce in Italia la necessità di introdurre il reato di «revenge porn», ovvero la condivisione non consensuale di immagini o video privati a sfondo erotico. L’ultima vittima di questa condotta è la deputata pentastellata Giulia Sarti. Nel 2013 la Sarti era stata hackerata e, dopo l’inchiesta delle Iene, alcune sue foto spinte hanno iniziato a fare il giro del web.

Così torna alla ribalta un tema già noto alla politica italiana: l’introduzione del delitto di revenge porn, assimilabile ad uno “stupro virtuale”. Forza Italia e Movimento 5 Stelle hanno presentato 4 ddl sulla materia ma il Parlamento ha bloccato la proposta, nonostante le rimostranze delle deputate.

Oggetto della proposta è l’introduzione dell’articolo 612 ter del Codice Penale, per punire chi pubblica e diffonde attraverso Internet e social media immagini e video di carattere erotico senza il consenso delle persone coinvolte.

Revenge porn: cos’è?

Il termine “revenge porn” (letteralmente vendetta pornografica) indica la condotta di chi condivide, pubblica e favorisce la diffusione di immagini, foto e video di carattere esplicitamente sessuale, senza il consenso della vittima e delle altre persone eventualmente coinvolte. Si può trattare di immagini di cui il colpevole è in possesso oppure di foto e video che vengono hackerate dal profilo della vittima ma, in ogni caso, l’effetto è simile ad una violenza psicologica, domestica o ad un abuso sessuale.

All’estero il revenge porn è già riconosciuto come reato in molti Paesi, come ad esempio Germania, Israele, Gran Bretagna, Canada e in 34 Stati degli USA.

L’Italia è ancora indietro dal punto di vista della persecuzione penale di questa condotta, tuttavia, i recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto Giulia Sarti hanno dimostrato per l’ennesima volta quanto sia urgente intervenire.

Revenge porn: presentati 4 ddl

I disegni di legge sulla repressione del revenge porn sono 4: 3 depositati da Forza Italia (2 alla Camera e 1 al Senato) e 1 targato M5S che attende ancora di essere assegnato alla Commissione.

Tra questi, deve essere ancora discusso il testo della proposta di Enrico Aimi (membro della Commissione permanente per la semplificazione), presentata lo scorso 12 marzo. Nello specifico, la proposta prevede la reclusione da 1 a 4 anni e la multa non inferiore a 5.000 euro per chi pubblica, divulga, distribuisce o pubblicizza immagini a sfondo sessuale contro la volontà del protagonista. A ciò si aggiungono una serie di casi specifici in cui è prevista una pena più severa, fino a 6 anni di carcere, quando il responsabile del «revenge porn» è il coniuge o l’ex coniuge, il convivente o l’ex convivente o comunque una persona che abbia avuto un legame affettivo con la vittima.

La proposta di Aimi prevede anche che il reato venga punito a querela della persona offesa entro 6 mesi dall commissione del fatto.

Invece, l’ultimo ddl di Forza Italia, vede come firmataria la deputata Sandra Savino, ed è stato presentato lo scorso 5 marzo in Senato, ma il suo esame non ha ancora avuto inizio.

La proposta della Savino prevede per chi è giudicato responsabile di «revenge porn» la detenzione da 1 a 3 anni, con un aumento di pena fino alla metà quando il fatto è commesso dal coniuge o dall’ex o da altra persona con cui la vittima ha un legame affettivo.

Revenge porn, la proposta del M5S: la prevenzione a scuola

La proposta di legge più articolata in materia di revenge porn è quella presentata dai Cinque Stelle lo scorso 19 febbraio, che ha come prima firmataria la deputata Elvira Lucia Evangelista.

Qui, a differenza che nelle altre proposte, viene fatto esplicito riferimento alla responsabilità delle piattaforme di diffusione e alla necessità di rimuovere le immagini o i video erotici nel più breve tempo possibile.

La pena per chi pubblica e diffonde il materiale privato è la reclusione da 6 mesi a 3 anni, alla quale si aggiunge la multa da 75 a 250 euro. La pena aumenta fino 4 anni se il fatto è commesso dal coniuge o da persona legata alla vittima e fino a 10 anni se dalla diffusione delle immagini/video deriva la morte della persona offesa.

Il punto più interessante di questa proposta è sicuramente che, oltre all’aspetto repressivo strettamente penale, viene pianificato un intervento educativo nelle scuole rivolto a minori e non. La formazione verrebbe gestita dalla Polizia postale, sotto la guida del Ministero dell’Istruzione. Infatti, i dati dimostrano che la maggior parte degli episodi di «revenge porn» si verificano soprattutto tra i più giovani, spesso congiuntamente ad atti di bullismo e cyberbullismo.

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