Coronavirus: i test di immunità potrebbero sostituire il vaccino?

Contro il coronavirus arriva una nuova speranza dai test di immunità, che potrebbero sostituire il ruolo dei vaccini per tornare alla normalità

Coronavirus: i test di immunità potrebbero sostituire il vaccino?

Dalla scienza arriva una nuova speranza nella lotta contro il coronavirus. Si tratta del test di immunità, che potrebbe persino rappresentare da solo un valido sostituto al tanto atteso vaccino per sconfiggere la COVID-19.

L’importanza di eseguire il suddetto test per la ricerca di anticorpi anti-coronavirus nel sangue, senza affidarsi esclusivamente ai tamponi che permettono di individuare chi è infetto, è già stata resa nota dalla comunità scientifica.

Lo stesso Roberto Burioni, virologo del San Raffaele di Milano, ha spiegato come scoprire quanti pazienti si sono ammalati senza accorgersene e, soprattutto, se sono diventati immuni alla malattia, rappresenti un tassello imprescindibile della strategia per fermare il virus che deve essere messa in campo.

Perché i test di immunità potrebbero sostituire il vaccino?

Se le persone che hanno avuto contatti con il virus senza ammalarsi o i malati asintomatici, si fossero addirittura immunizzati sviluppando anticorpi specifici IgG ipotesi ancora al vaglio della ricerca, sarebbe un dato davvero incoraggiante.

Gli anticorpi in questione sono gli stessi che l’organismo produce dopo un vaccino e proteggono l’organismo da eventuali nuovi attacchi. Il dato su una eventuale traccia immunologica, sarebbe dunque molto importante per sapere se queste persone saranno protette in futuro in caso di nuova esposizione alla COVID-19.

I test di immunità sono dunque fondamentali per ottenere dati statistici più completi sulle epidemie e per stabilire il passo successivo da fare. Gli asintomatici o chi ha sofferto sintomi lievi pensando di avere una semplice influenza, non fanno infatti parte dei conteggi ufficiali in nessuna nazione.

Test di immunità: la speranza di molti governi

L’importanza dei test di immunità, non è passata inosservata agli occhi di molti capi di Stato. In Israele, ad esempio, il governo di Netanyahu è in procinto di avviare sulla popolazione israeliana dei prelievi di sangue di massa, proprio al fine di individuare tempestivamente tutti i cittadini immuni al coronavirus.

Obiettivo di tali prelievi, è scovare gli individui muniti di speciali anticorpi resistenti al coronavirus, da un lato per far tornare a lavoro tutti i cittadini con un sistema immunitario forte, impedendo così all’economia nazionale di rallentare e, dall’altro, per ottenere importanti informazioni sanitarie su un’eventuale immunità di gregge.

Israele non è l’unico Paese ad aver apertamente intrapreso questa strada: anche la Gran Bretagna e i Paesi Bassi hanno mosso qualche passo in tale direzione.

Immunità di gregge: quando ci arriveremo?

Con l’aiuto della tecnologia digitale, che permette di testare gli anticorpi anche su volumi ampissimi in tempi molto brevi, oltre a stabilire se dopo essere guariti si diventa immuni, e per quanto tempo, si potrebbe anche fare una stima di quando e come potrà essere raggiunta la tanto agognata immunità di gregge.

Gran parte degli scienziati ha definito l’immunità di gregge come una buona soluzione per sconfiggere il virus con effetti di medio e lungo termine. Ovviamente, questa eventualità non vanificherà gli sforzi di contenimento finora messi in campo, tanto meno significherà che nel momento del picco dell’epidemia non sarà necessario prendere ulteriori misure, anche più stringenti delle attuali.

Per tornare alla normalità è ancora presto

Probabilmente, non dobbiamo aspettarci nell’immediato un ritorno alla normalità improvviso, un giorno X in cui tutti potremo riprendere le nostre abitudini e uscire liberamente.

Il numero degli asintomatici, come emerge da studi epidemiologici, sarebbe molto alto, quindi, se da un lato questi soggetti sono preziosi per favorire il raggiungimento dell’immunità di gregge, dall’altro, lasciare che entrino in contatto con chiunque rischierebbe di favorire nuovi focolai di contagio.

Lo scenario più probabile per una ripresa, che si prospetta lenta, sarà tentare di misurare con azioni mirate l’entità del rischio di libera circolazione per i soggetti più suscettibili al virus, mettendo in conto la la possibilità che, in attesa di un vaccino per tutti, la circolazione sia concessa solo a chi è meno esposto.

Ai test di immunità l’ardua sentenza

Un aiuto valido, come anticipato, potrebbe venire proprio dai test di immunità, e dalla conseguente possibilità di valutare con precisione quanto sia ampia la presenza “nascosta” del virus, sperando che la proporzione rispetto ai pazienti sintomatici sia la più alta possibile. Maggiore sarà il numero dei soggetti immuni, maggiori saranno le probabilità che questi spezzino le cosiddette catene di trasmissione.

La strategia di non effettuare tamponi a chi non presenta sintomi, consigliata anche dall’OMS, potrebbe nascondere proprio questo obiettivo: permettere a chi ha difese immunitarie capaci di respingere il coronavirus di sviluppare naturalmente gli anticorpi e contribuire così a bloccare la diffusione della COVID-19.

A scommettere sugli anticorpi è anche la società farmaceutica sudcoreana Celltrion, che sta lavorando a un super anticorpo in vitro che promette di velocizzare la creazione del vaccino. Purtroppo, però, dovremo essere ancora pazienti, perché sul coronavirus c’è ancora tanto da studiare e, per mitigare le misure di contenimento, è ancora troppo presto.

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