Coronavirus, bufera sul COVID hospital di Fontana: 21 milioni per 24 posti letto

Mario D’Angelo

13/04/2020

05/07/2021 - 16:36

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COVID hospital della Fiera di Milano: miracolo o flop?

Una grande opera che solo l’ingegno e la concretezza lombarda potevano realizzare in così poco tempo”. Così il presidente di Regione Attilio Fontana aveva definito, in una trionfale conferenza stampa, l’ospedale COVID di Fiera Milano. Avanti veloce di due settimane, e la situazione è ben diversa: pronti 53 posti letto dei 200 annunciati, assunti una cinquantina di operatori sanitari, accolti nella struttura solo 24 pazienti positivi. Il tutto per la modica cifra di 20 milioni di euro. Sarà questa l’efficienza lombarda di cui parla Fontana?

COVID hospital Milano Fiera: cosa è successo

Hanno fatto il giro del mondo i video cinesi in cui venivano costruiti ospedali a Wuhan in soli dieci giorni. Era forse questo l’effetto che voleva conseguire la Giunta lombarda richiamando al lavoro l’uomo delle emergenze, Guido Bertolaso, a capo della costruzione del Covid hospital negli spazi della Fiera di Milano.

Come rivela Fondazione Comunità, il Fondo Fondazione Fiera Milano per la Lotta al Coronavirus ha raggiunto 20,8 milioni di euro grazie a oltre 3.600 donatori per la costruzione dell’ospedale negli spazi dei padiglioni 1 e 2 di FieraMilanoCity.

All’inizio i posti letto dovevano essere 400, poi tagliati a 200. Le assunzioni dovevano essere di 500 medici e 1.000 infermieri. All’inizio dei lavori, Bertolaso aveva assicurato agli operai che lui sarebbe stato presente ogni giorno a vigilare, ma poi è stato colpito dal coronavirus. Si era parlato di un sostituto, ma nessun annuncio è stato fatto in tal senso.

La conclusione dei lavori è stata annunciata il 31 marzo. Passata una settimana erano pronti i primi 53 posti letto, ma ad oggi sono soltanto 24 i pazienti COVID-19 ammessi nella struttura. Sul sito ufficiale, si legge che “il cantiere nel Padiglione 1 procede giorno e notte per consegnare ulteriori 104 posti letto entro Pasqua”. Un altro obiettivo mancato.

COVID hospital alla FieraMilanoCity, il medico: “Idea assurda”

Ma i problemi non riguardano soltanto la lentezza dei lavori o il mancato avvio di una campagna di reclutamento. Come sottolinea in un post su Facebook il medico Giuseppe Bruschi, dirigente medico del Niguarda, “l’idea di realizzare una terapia intensiva in fiera non sta né in cielo né in terra”.

La terapia intensiva, spiega Bruschi, “funziona solo se integrata con tutte le altre Strutture Complesse che costituiscono la fitta ragnatela di un Ospedale (dai laboratori alla radiologia, della farmacia agli approvvigionamenti, della microbiologia all’anatomia patologica)”.

Questo a prescindere dal numero di posti letto messi a disposizione. Per tale ragione sarebbe stato “più logico spendere le energie e le donazioni raccolte per ristrutturare o riportare in vita alcuni dei tanti padiglioni abbandonati degli ospedali lombardi”.

“La Lombardia, conclude Bruschi, non aveva certo bisogno di dimostrarsi superiore alla Cina costruendo un ‘ospedale’ in fiera… bastava vedere quanto fatto da tutti i dipendenti degli Ospedali Lombardi che in questi 40 giorni hanno creato oltre 600 posti di rianimazione dal nulla”.

Intanto è arrivato a 110 il numero di medici italiani morti a causa dei coronavirus, molti dei quali provenienti dalla Lombardia. L’ultimo decesso, avvenuto in queste ore proprio al Niguarda di Milano, è quello di Gerardo Fabio Rubino, 55 primario delle Cure palliative e terapia del dolore presso l’Asst Valtellina e Alto Lario. Rubino era originario di Manfredonia, residente a Cormano, nel milanese.

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