Coronavirus, UE sottovalutò la minaccia a febbraio: spunta nuovo documento

Spunta un nuovo documento che fa luce sulla gestione iniziale dell’epidemia di coronavirus da parte dell’UE. La minaccia fu sottovalutata e non venne pianificata una strategia efficace.

L’UE sottovalutò la minaccia rappresentata dal coronavirus già a febbraio: un documento del Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (ECDC) ne è la testimonianza.

In due riunioni tenute in Svezia il 18 e 19 febbraio erano stati analizzati i pochi casi registrati in Europa fino ad allora, ma il rischio fu ritenuto basso. Solo qualche ora dopo in Italia venne scoperta l’esistenza di un ’paziente 1’ e si ipotizzò che il nuovo virus stesse già circolando nel Nord Italia.

A complicare la posizione dell’Unione anche il fatto di non aver predisposto alcun piano per rifornire i Paesi di dispositivi di protezione individuale e di tamponi.

L’Europa sminuì il rischio pandemia a febbraio

Il 18 e il 19 febbraio si è tenuto a Solna in Svezia un meeting dei delegati del Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (ECDC). All’incontro era presente anche l’italiana Silvia Declich dell’Istituto superiore di sanità e uno dei temi affrontati nella due giorni fu quello dei casi di coronavirus spuntati in Europa, tutti di importazione. Tra questi la coppia di cinesi a Roma, entrambi guariti, e un turista originario di Wuhan morto a Parigi.

Nel resoconto della riunione consultato da Repubblica e da El País si legge che le infezioni locali erano state categorizzate come ’lievi’, oltre al numero esiguo di positivi e alla loro facile localizzazione. L’ECDC quindi definì “basso” il rischio per la popolazione e “basso o moderato” per il sistema sanitario. In generale l’argomento occupa solo 20 dei 130 punti del documento. Di lì a poco sarebbe stato registrato il primo caso COVID-19 a Codogno.

Nessuna strategia per mascherine e tamponi

Durante l’incontro alcuni delegati sottolinearono l’importanza di non spaventare inutilmente la popolazione mentre altri evidenziarono come non fosse necessario stigmatizzare chi si fosse sottoposto a tamponi orofaringei.

Il tutor tedesco della sanità unico controcorrente che criticò la mancanza di una vera e propria strategia per contenere l’eventuale epidemia, consigliando di fornire vademecum alla popolazione. Per quanto riguarda la rappresentante italiana, Declich pose il problema degli asintomatici e rimarcò il fatto che con informazioni maggiori lo scenario sarebbe potuto cambiare.

Nessun piano venne messo a punto al termine dell’incontro per quanto riguarda mascherine e posti letto, nonostante il discorso fosse stato affrontato. L’unica indicazione fu quella di sottoporre a tampone i pazienti che avessero viaggiato a Wuhan e non quelli in terapia intensiva affetti da polmoniti di origini sconosciute.

Solamente il 25 febbraio il cambio di rotta, a quattro giorni dai primi due morti registrati in Italia.

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