Coronavirus: quando l’Europa offrì aiuto agli Stati l’Italia non partecipò alla riunione

L’UE già il 31 gennaio aveva chiesto agli Stati membri se necessitassero mascherine e dispositivi di protezione per l’emergenza coronavirus, ma l’Italia disertò l’incontro.

Era il 31 gennaio quando l’UE offrì il proprio aiuto agli Stati membri per l’emergenza coronavirus. L’Italia secondo i documenti ufficiali non partecipò alla riunione.

Quello stesso giorno il Governo dichiarava lo stato di emergenza, chiudendo i voli con la Cina e nominando commissario il presidente della Protezione Civile, Angelo Borrelli.

Le domande sorgono spontanee: perché le nazioni hanno sottovalutato i rischi legati alla COVID-19? Si tratta dell’ennesimo passo falso del nostro esecutivo?

UE offrì aiuti a gennaio ma l’Italia era assente

Il 31 gennaio scorso il coronavirus non aveva ancora scatenato una pandemia e riguardava principalmente la Cina a livello di contagi. Il giorno prima l’OMS aveva dichiarato lo stato d’emergenza mondiale e l’Italia aveva seguito l’esempio, chiudendo i voli con Pechino e nominando un commissario ovvero Angelo Borrelli, presidente della Protezione Civile.

Secondo quanto rivelato da Il Foglio, sempre il 31 gennaio la Commissione europea aveva organizzato una audioconferenza del comitato per la sicurezza sanitaria al fine di chiedere agli Stati membri se necessitassero stock di mascherine e materiale protettivo. Solo 4 Paesi in quell’occasione segnalarono di essere in difficoltà con le scorte, non l’Italia che secondo il verbale ufficiale non partecipò alla riunione. Il rappresentante del governo italiano non è infatti nella lista dei presenti.

Commissione europea non sottovalutò la minaccia

Nei documenti riguardanti la riunione, il capo unità per la gestione delle crisi Wolfgang Philipp aveva osservato come pochissime nazioni avessero chiesto assistenza sui dispositivi di protezione individuale. La Commissione europea era pronta a tendere una mano, avvertendo gli Stati della minaccia imminente portata dal coronavirus. Solo in pochi non sottovalutarono la situazione.

Nel frattempo, i diplomatici italiani contattati da Il Foglio hanno dichiarato di non aver ricevuto alcun invito per la riunione in questione. Immediata la risposta di Bruxelles che ha ricordato come il membro italiano del comitato per la sicurezza sanitaria fosse stato ampiamente informato.

Il piano pandemico nazionale comunque non era stato ancora aggiornato e l’Italia stava già affrontando la scarsa reperibilità di mascherine e altri materiali protettivi. L’ex ministro della salute Beatrice Lorenzin ha sottolineato com il piano fosse stato rinnovato nel 2018 per poi essere trasmesso alle Regioni. Queste avrebbero dovuto attuarlo attraverso le linee guida fornite. Tuttavia, non sono pervenute informazioni sulla gestione dello stesso da parte dei successori, Giulia Grillo e Roberto Speranza.

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