Coronavirus, la Cina non ha mai avvertito l’OMS

Dopo averne tessuto le lodi, l’OMS adesso ammette che la Cina non ha mai avvertito l’agenzia dell’esistenza del coronavirus

Coronavirus, la Cina non ha mai avvertito l'OMS

Alla fine una (sommessa) ammissione è arrivata: la Cina non ha mai avvertito l’OMS dell’arrivo dell’epidemia di coronavirus. L’agenzia delle Nazioni Unite ha aggiornato la timeline dell’emergenza, modificando la parte relativa al 31 dicembre 2019.

Sin dallo scoppio dell’epidemia a Wuhan, nella provincia cinese dell’Hubei, e dall’arrivo dei primi casi in Asia ed Europa (Italia in testa), ci si è chiesti se le autorità cinesi avessero fatto quanto dovuto per prevenire la diffusione del coronavirus.

La questione è diventata particolarmente scottante quando l’epidemia è diventata pandemia, e in alcuni Paesi come Stati Uniti, Russia e Brasile si parla ancora di una decina di migliaia di nuovi casi al giorno.

Coronavirus, la Cina ne ha omesso la gravità?

Le responsabilità di Pechino circa la sospetta mancanza di adeguata comunicazione all’Organizzazione Mondiale della Sanità e alle altre nazioni sono state molto dibattute.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ne ha fatto una vera e propria bandiera, arrivando a tagliare i legami con l’OMS asserendo che la Cina avrebbe volontariamente portato il virus negli USA.

La scarsa trasparenza di un Paese non giustifica l’inadeguatezza del sistema sanitario di un altro, ed è chiaro che la battaglia di Trump contro Pechino sia tutta politica (il tycoon si rifiuta ancora oggi di dare l’esempio ai cittadini indossando una mascherina in pubblico).

Tuttavia sia per l’OMS che per i governi di tutto il mondo è bene avere un chiaro quadro della gestione cinese del virus, se non altro per essere più in allerta nel caso arrivi una nuova pandemia.

La Cina non ha avvertito l’OMS del coronavirus

Nella cronistoria degli eventi riguardanti la situazione pandemica, sul sito dell’OMS, fino a pochi giorni fa si leggeva che il coronavirus era stato identificato sin dal 31 dicembre 2019 in seguito alla segnalazione da parte della Cina di un cluster di casi di polmonite.

A fine giugno, segnalano alcuni media statunitensi, la storia di quel giorno è cambiata. Adesso si parla soltanto di una generica “polmonite virale” segnalata non direttamente all’OMS dalla Commissione Municipale Sanitaria di Wuhan.

Dal 31 dicembre l’agenzia delle Nazioni Unite avrebbe chiesto ripetutamente informazioni. La prima volta che il nuovo coronavirus viene nominato nei documenti ufficiali è il 9 gennaio.

Fino al 14 gennaio, inoltre, i pareri dell’OMS e del Partito cinese sulla trasmissibilità fra umani discordavano: per il primo c’era “certamente una possibilità”, l’altro si concentrava sulla “mancanza di prove”. La trasmissibilità del coronavirus viene confermata solo 5 giorni dopo.

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