Così il Fisco aggira la privacy dei cittadini per scoprire gli evasori

Chiara Esposito

10 Ottobre 2021 - 20:31

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Libero accesso ai dati personali dei cittadini in nome dell’interesse pubblico. Il Fisco prevarica l’attività di vigilanza del Garante della Privacy, ancora.

Così il Fisco aggira la privacy dei cittadini per scoprire gli evasori

In nome della lotta all’evasione, il Fisco ottiene sempre più margine di controllo sulle informazioni sensibili dei cittadini. La riservatezza sui dati dei contribuenti passa così in secondo piano.

Non è la prima volta che l’azione di vigilanza del Fisco è sotto i riflettori della stampa per l’intrusività delle sue ricerche, ma in questo caso si parla di operazioni che rischiano di ledere gli interessi dei singoli pur di allargare le maglie della legalità dei controlli effettuati e perseguire l’interesse pubblico.

Le attività di verifica operate dell’ente potrebbero in alcuni casi non dover passare più al vaglio stringente del Garante della Privacy. La finestra di tempo concessa al Garante per esprimere un parere sulla regolarità delle ispezioni effettuate infatti è stata ridotta.

L’interesse pubblico come lasciapassare indiscriminato

La PA e le sue partecipate avranno un accesso agevolato ai dati personali dei cittadini qualora sia riconosciuta la finalità del pubblico interesse rispetto a quella del corretto trattamento dei dati stessi.

Lo attesta il decreto legge 139/21 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 241 dell’8 ottobre 2021) che, tra le altre questioni, disciplina anche il potere del Fisco, non più soggetto a una considerevole ingerenza del Garante nelle sue attività di controllo.

Tuttavia la situazione non sorprende se si guarda ai trascorsi di qualche anno fa. Il Giornale aveva evidenziato come le banche dati controllate dalle autorità fiscali nel biennio 2016-2017 riportano un numero di accertamenti pari a 121.849 e 163.330 unità. Come segnalato all’epoca anche da Italia Oggi, però, il Fisco non aveva controllato solo i dati tributari di eventuali evasori: i casi erano molti di più e ad alcuni non era sottesa una valida e dichiarata motivazione a procedere.

Il Fisco ostacola il Garante sotto vari fronti

Come riporta anche il Sole24Ore, tutti i pareri dell’Autorità garante dei dati personali su progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza dovranno essere forniti entro 30 giorni dalla richiesta. Una volta decorso invano questo termine poi si potrà procedere indipendentemente dall’acquisizione del parere.

Uno sbilanciamento d’influenza non da poco che mira a colpire i poteri interdittivi del Garante. Poteri preventivi indeboliti già da tempo ma che, nel corso degli ultimi 10 anni, erano stati cruciali per esercitare delle misure di accertamento.

Fisco e dati personali: serve il consenso?

Viene quindi da chiedersi: il Fisco è davvero in grado di mettere in atto una simile manovra o vi è una violazione delle norme esistenti rispetto alla sua area di competenza?

Sappiamo che nel caso dei dati giudiziari il Fisco non ha bisogno del consenso dell’interessato. Ciò si verifica insomma quando si ha a che fare con:

  • i provvedimenti penali di condanna definitivi;
  • la liberazione condizionale;
  • il divieto od obbligo di soggiorno;
  • le misure alternative alla detenzione.

L’acquisizione di questi dati da parte dell’Agenzia delle Entrate ovviamente è pur sempre limitata ai fini del procedimento di accertamento fiscale, ma non tutti sanno però che anche ai fini della funzione di verifica il Fisco non è obbligato a richiedere il consenso dell’interessato.

Per tale ragione si giustifica un libero accesso, attraverso un’anagrafe tributaria, ai conti correnti, ai conti deposito, ai titoli e alle carte di credito dei cittadini Italiani.

La libertà d’azione dell’ente quindi è giustificata dalla legge, ma non per questo una riflessione critica sul nuovo decreto ha minor ragion d’essere. Estendere ancor di più il raggio di azione del controllo fiscale è davvero un bene se l’azione di verifica e tutela del Garante viene parallelamente depotenziata?

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