Conseguenze economiche del COVID-19: parla il Ministro dell’Economia

Il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, si è detto fiducioso: l’economia italiana ripartirà in maniera migliore rispetto alle attese.

Conseguenze economiche del COVID-19: parla il Ministro dell'Economia

Conseguenze economiche per l’Italia vittima della pandemia da COVID-19: ne ha parlato il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nel corso del Forum Ambrosetti di Cernobbio (dove nella giornata di ieri ha presenziato il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte).

Gualtieri ha parlato delle conseguenze sul piano economico portate dalla pandemia da COVID-19, dicendosi piuttosto ottimista rispetto a cosa succederà nei prossimi mesi quando per il PIL è previsto un rimbalzo oltre le attese. Il Ministro dell’Economia ha parlato anche di un altro tema caldo e da cui dipenderà buona parte del futuro - economico e non solo - del Paese: quel Recovery Fund che permetterà all’Italia di utilizzare 209 miliardi di euro per investimenti finalizzati al rilancio.

Secondo il Ministro dell’Economia c’è da essere fiduciosi riguardo al futuro: presto, almeno sul piano economico, si vedranno le prime conseguenze di una ripresa che si farà sempre più marcata con il passare dei mesi. E i dati PIL sul terzo trimestre dell’anno ne saranno la conferma.

Gualtieri è ottimista riguardo alle conseguenze economiche da COVID-19

Il secondo trimestre dell’anno si è concluso con un PIL ridotto del 12,8%; un dato pauroso, causato dalla crisi sanitaria e dal conseguente lockdown. Tuttavia, dopo mesi difficili, l’economia italiana ha già dimostrato di essere in grado di rialzarsi: come dichiarato da Gualtieri nel corso del Forum Ambrosetti di Cernobbio, infatti, per il terzo trimestre ci sarà un rimbalzo del PILmaggiore del previsto”.

Secondo i rilevamenti condotti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, c’è un ampio set di indicatori che giustifica questa fiducia. Ad esempio, secondo i dati comunicati dal Tesoro, le entrate tributarie al 20 agosto mostravano una risalita del 9%; una situazione che per Gualtieri è sufficiente per farci auspicare ad un forte rimbalzo del PIL nel terzo trimestre.

Va detto, però, che questi dati sono fuorvianti: ci sono diversi fattori, infatti, che sembrano giustificare questo maggiori entrate tributarie, come il fatto che rispetto al 2019 - quando la scadenza per le imposte da liquidazione era stata prorogata al 30 settembre - c’è stato meno tempo per i pagamenti (il termine per il 2020 è stato fissato al 20 luglio).

Tuttavia, il Ministero dell’Economia è comunque fiducioso riguardo alla possibilità che l’Italia riesca a riemergere dalla crisi con un ritmo superiore rispetto a quello pronosticabile fino a qualche mese fa: ovviamente ce lo auguriamo tutti, ma speriamo che non si tratti di dichiarazioni fatte solamente per diffondere ottimismo.

Nel dettaglio, Gualtieri ha dato alcune anticipazioni riguardo a quanto sarà certificato con la NADEF (la nota di aggiornamento al DEF) di fine settembre, dove ci sarà la conferma sul fatto che la caduta media annuale del PIL italiano non sarà a due cifre come invece si pensava (anche se comunque bisognerà tener conto di cosa potrà succedere nel quarto trimestre, il che dipenderà dall’evoluzione della pandemia).

Gualtieri sul Recovery Fund

Il piano di rinascita dell’Italia dipenderà ovviamente dal successo del progetto legato al Recovery Fund. A tal proposito, Gualtieri ha assicurato che il Governo avrà fretta a riguardo e per questo motivo non aspetterà la scadenza di aprile in quanto presenterà i progetti relativi al Recovery Fund già a gennaio 2021, ossia “nel primo giorno in cui questi saranno pubblicati in Gazzetta Ufficiale”.

Obiettivo è quello di prevedere degli investimenti che possano avere un’organicità tra di loro, così da evitare che possano essere scollegati. Le aree di intervento saranno diverse: dalla digitalizzazione alle infrastrutture, dalla formazione alla salute.

Il tutto con l’ambizione di trovarci di fronte ad un’Italia che dopo l’emergenza sarà un Paese migliore rispetto a quello che avevamo prima della crisi.

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