Congedo per gravi motivi familiari: retribuzione, durata e quando si può richiedere

Quando si verifica un evento grave ad un familiare, oppure se affetto da un disagio personale, il dipendente può assentarsi dal lavoro per un periodo non superiore ai due anni. Ma il congedo per gravi motivi familiari non dà diritto alla retribuzione.

Congedo per gravi motivi familiari: retribuzione, durata e quando si può richiedere

Congedo per gravi motivi familiari: quando può essere richiesto?

Ai lavoratori dipendenti - sia nel settore pubblico che privato - è consentito assentarsi dal lavoro in caso di gravi motivi personali o familiari. Come il congedo per la malattia del figlio anche questo non è retribuito: quindi l’assenza del lavoratore è giustificata - e come tale non può comportare una sanzione disciplinare - ma non dà diritto allo stipendio.

Si tratta di uno strumento importante perché consente al dipendente di prendersi tutto il tempo necessario per riprendersi dal grave motivo familiare senza temere di perdere il posto di lavoro. L’aspettativa può avere una durata massima di due anni e il dipendente ne può usufruire anche in maniera frazionata.

Di seguito faremo chiarezza su quando e per chi si può chiedere il congedo parentale per gravi motivi familiari analizzando tutte le casistiche che danno diritto a questo periodo di aspettativa.

Per quali familiari si può richiedere

Il congedo può essere richiesto per tutte le gravi motivazioni familiari che riguardano uno dei soggetti descritti dall’articolo 433 del Codice Civile.

In questo articolo vengono indicate tutte persone obbligate ad assistere chi si trova in stato di bisogno, ovvero:

  • coniuge;
  • figli;
  • genitori;
  • generi e nuore;
  • suoceri;
  • fratelli e sorelle.

Con l’approvazione della Legge Cirinnà sulle Unioni Civili anche le coppie di fatto sono incluse in questo elenco; si può chiedere il congedo, quindi, anche per i componenti della famiglia di fatto.

Per la richiesta del congedo è necessario che si verifichi un evento grave correlato ad uno dei seguenti familiari. Ma quando un evento è abbastanza grave da dare diritto al congedo per gravi motivi familiari? Scopriamolo di seguito.

Eventi gravi che danno diritto al congedo

Per fare chiarezza su quando si può ricorrere al congedo per gravi motivi familiari, nel 2000 l’allora Ministro per la Solidarietà Sociale pubblicò un decreto ministeriale con tutta una serie di cause.

Nel dettaglio, il Decreto Ministeriale n°278 del 2000 ha stabilito che la richiesta del congedo può essere motivata da uno dei seguenti eventi:

  • necessità derivanti dalla morte di un familiare;
  • quando si verifica una situazione per la quale è richiesto il proprio impegno per la cura o l’assistenza di un familiare;
  • quando il familiare è affetto da una patologia acuta o cronica e nel trattamento sanitario previsto è richiesta la partecipazione del dipendente;
  • quando il figlio del dipendente è affetto da una patologia dell’infanzia e dell’età evolutiva e il programma riabilitativo e terapeutico richiede il coinvolgimento dei genitori.

Ma la situazione grave non deve per forza riguardare un familiare, dal momento che il congedo può essere richiesto dal dipendente anche per motivi personali. Ad esempio, si può chiedere l’aspettativa quando si sta attraversando una situazione di grave disagio personale diversa dalla malattia.

Durata e retribuzione

Nell’arco dell’intera vita lavorativa il dipendente non può usufruire di più di due anni del congedo per gravi motivi familiari.

Ne può fruire anche in maniera frazionata ma in accordo con il datore di lavoro, al quale il dipendente deve darne il dovuto preavviso. Il datore di lavoro può rifiutarsi di concedere il permesso (motivando il suo diniego), oppure può offrire una soluzione alternativa (ad esempio un congedo parziale, oppure un rinvio ad un momento successivo).

In nessun caso comunque il congedo per gravi motivi familiari viene retribuito, né viene considerato nel calcolo dell’anzianità di servizio. Inoltre per il periodo di assenza il datore di lavoro non deve versare i contributi previdenziali al dipendente.

Tuttavia, se interessato il dipendente può riscattare ai fini pensionistici il periodo in cui si è usufruito del congedo versando personalmente i contributi previsti.

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