Congedo per gravi motivi familiari, la guida: eventi, retribuzione e durata

Simone Micocci

8 Ottobre 2021 - 12:02

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In caso di evento grave di cui resta vittima un familiare, oppure se affetto da un disagio personale, il dipendente può assentarsi dal lavoro per un periodo non superiore ai 2 anni senza rischiare il licenziamento.

Congedo per gravi motivi familiari, la guida: eventi, retribuzione e durata

In caso di gravi eventi familiari è possibile godere di un congedo dal lavoro.

Al di fuori di ferie, permessi, riposi e altre assenze di carattere ordinario, il dipendente può incorrere in altre situazioni che necessitano di sospendere l’attività lavorativa. Il rischio di un’assenza ingiustificata è noto a tutti: questa in determinati casi potrebbe anche comportare il licenziamento.

Per tutelare il lavoratore subordinato che subisce un grave evento familiare, tale da necessitare di un’assenza dal lavoro, la normativa interviene riconoscendo appunto una “giustificazione” valida. Questa viene prevista dall’articolo 4, comma 1, della legge 53 dell’8 marzo 2000, con la quale viene appunto disciplinato lo strumento del congedo per gravi motivi familiari.

Uno strumento che offre una sola giustificazione al lavoratore, il quale è autorizzato ad assentarsi dal lavoro per un determinato periodo senza rischiare d’incorrere nelle sanzioni che sarebbero state previste in caso di assenza ingiustificata.

Il congedo per gravi motivi familiari, però, fa parte della categoria dei congedi non retribuiti, al pari di quello per la malattia del figlio. Pur essendo giustificata, dunque, l’assenza dal lavoro non è retribuita.

In questa guida faremo chiarezza sulle regole di questo strumento, utile in quanto permette al dipendente di prendersi tutto il tempo necessario per riprendersi dal grave motivo familiare senza temere di perdere il posto di lavoro. Non si tratta, infatti, di un periodo indefinito: lo strumento del congedo per gravi motivi familiari prevede una certa durata, oltre a delle regole specifiche riguardo agli eventi che ne danno luogo e ai familiari coinvolti.

Congedo per gravi motivi: per quali familiari si può richiedere

Il congedo può essere richiesto per tutte le gravi motivazioni familiari che riguardano uno dei soggetti descritti dall’articolo 433 del Codice Civile.

In questo articolo vengono indicate tutte persone obbligate ad assistere chi si trova in stato di bisogno, ovvero:

  • coniuge;
  • figli;
  • genitori;
  • generi e nuore;
  • suoceri;
  • fratelli e sorelle.

Con l’approvazione della Legge Cirinnà sulle Unioni Civili anche le coppie di fatto sono incluse in questo elenco; si può chiedere il congedo, quindi, anche per i componenti della famiglia di fatto.

Per la richiesta del congedo è necessario che si verifichi un evento grave correlato a uno dei seguenti familiari. Ma quando un evento è abbastanza grave da dare diritto al congedo per gravi motivi familiari? Scopriamolo di seguito.

Eventi gravi che danno diritto al congedo

Per fare chiarezza su quando si può ricorrere al congedo per gravi motivi familiari, nel 2000 l’allora Ministro per la Solidarietà Sociale pubblicò un decreto ministeriale con tutta una serie di cause.

Nel dettaglio, il Decreto Ministeriale n°278 del 2000 ha stabilito che la richiesta del congedo può essere motivata da uno dei seguenti eventi:

  • necessità derivanti dalla morte di un familiare;
  • quando si verifica una situazione per la quale è richiesto il proprio impegno per la cura o l’assistenza di un familiare;
  • quando il familiare è affetto da una patologia acuta o cronica e nel trattamento sanitario previsto è richiesta la partecipazione del dipendente;
  • quando il figlio del dipendente è affetto da una patologia dell’infanzia e dell’età evolutiva e il programma riabilitativo e terapeutico richiede il coinvolgimento dei genitori.

Ma la situazione grave non deve per forza riguardare un familiare, dal momento che il congedo può essere richiesto dal dipendente anche per motivi personali. Ad esempio, si può chiedere l’aspettativa quando si sta attraversando una situazione di grave disagio personale diversa dalla malattia.

Durata e retribuzione

Nell’arco dell’intera vita lavorativa il dipendente non può usufruire di più di 2 anni del congedo per gravi motivi familiari.

Ne può fruire anche in maniera frazionata ma in accordo con il datore di lavoro, al quale il dipendente deve darne il dovuto preavviso. Il datore di lavoro può rifiutarsi di concedere il permesso (motivando il suo diniego), oppure può offrire una soluzione alternativa (ad esempio un congedo parziale, oppure un rinvio ad un momento successivo).

In nessun caso comunque il congedo per gravi motivi familiari viene retribuito, né viene considerato nel calcolo dell’anzianità di servizio. Inoltre per il periodo di assenza il datore di lavoro non deve versare i contributi previdenziali al dipendente.

Tuttavia, se interessato il dipendente può riscattare ai fini pensionistici il periodo in cui si è usufruito del congedo versando personalmente i contributi previsti.

Permessi per decesso o grave infermità

Tra i gravi motivi, ovviamente, rientra anche il decesso di un familiare. In questo caso, però, oltre alla possibilità di beneficiare del suddetto congedo per “necessità derivanti dalla morte di un familiare”, si può anche godere di particolari permessi.

Nel dettaglio, si parla di permessi per lutto, consistenti in tre giorni di assenza retribuita di cui godere nel corso dell’anno, nei quali non si considerano i giorni festivi o non lavorativi. Questi permessi si possono richiedere quando il decesso riguarda un componente della famiglia anagrafica, o di fatto. Si possono richiedere per parenti entro il secondo grado, o affini di primo grado, e non necessitano del requisito della convivenza.

La stessa tipologia di permesso può essere richiesta anche per grave infermità del familiare, presentando però la documentazione rilasciata da un medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale o convenzionato, dal medico di medicina generale oppure dal pediatra di libera scelta.

Attenzione: i tre giorni di permesso riferiscono al lavoratore e non al familiare. Anche in caso di un duplice lutto durante l’anno, quindi, non si potrà comunque andare oltre le tre giornate di permesso.

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