Con la crisi torna il lavoro nei campi. Boom della Facoltà di Agraria

Valentina Pennacchio

14 Settembre 2013 - 13:22

Con la crisi torna il lavoro nei campi. Boom della Facoltà di Agraria

Con la crisi torna il lavoro nei campi. Studenti, disoccupati, pensionati tornano ad apprezzare le origini bucoliche, dedicandosi alla terra ed i suoi frutti.

Tra le professioni del futuro, dobbiamo riconsiderare il ruolo della zappa, che torna ad essere un’opportunità per i figli della crisi, lo dimostra il boom registrato soprattutto negli ultimi 5 anni della Facoltà d’Agraria, nonché degli istituti professionali agricoli e degli istituti tecnici di agraria, che hanno registrato, rispettivamente, un +29% e un +13%.

Se molti disoccupati, pensionati, cassaintegrati tornano a dedicarsi alla raccolta “dell’oro rosso” (il pomodoro), i giovani investono nel loro futuro con mestieri professionalizzanti che consentono l’acquisizione di competenze tecniche specifiche da sfruttare nell’economia reale, come spiega Coldiretti:

“Le famiglie hanno minori disponibilità economiche per far studiare i figli ma anche perché si sta facendo strada tra i giovani una minore convinzione sul fatto che la laurea possa aprire le porte del mercato del lavoro, senza dimenticare gli effetti dei test di ammissione in corso in tutta Italia. Tale convinzione non ha riguardato però quelle facoltà maggiormente orientate all’economia reale, a cominciare da quella di scienze agrarie, forestali ed alimentari”.

Boom della Facoltà di Agraria

Qualche giorno va vi abbiamo illustrato la classifica delle migliori università nel mondo, ma, soprattutto in Italia, si sta diffondendo sempre più un’amarezza: a che serve conseguire un titolo di studio se non trovo lavoro?

Dubbio forse lecito nel mercato del lavoro attuale e confermato dai dati sulle ultime immatricolazioni. Negli ultimi 5 anni le iscrizioni all’Università hanno subito un calo del 12,5%, ovvero circa 40.000 iscritti. In controtendenza:

  • Agraria: +45%;
  • Scienze: +25%;
  • Tecnologie fisiche: +25%;
  • Ingegneria industriale: +19%.

Questi risultati sono associati ad un sondaggio condotto da Coldiretti e la Swg di Roberto Weber per cui il 38% dei giovani di oggi preferirebbe lavorare in un agriturismo piuttosto che in una multinazionale o una banca. Su questa scelta incide sia la voglia di una vita tranquilla, lontana dallo stress e dalla confusione cittadina, sia la nascita di tanti nuovi mestieri nel settore che, tuttavia, non sono ancora remunerati in maniera adeguata.

In tal senso dovrebbe esserci un maggiore coinvolgimento del Governo attraverso aiuti ed investimenti di settore. Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Nunzia de Girolamo ha preso in considerazione la possibilità di studiare un pacchetto di norme per semplificare la burocrazia per tutti coloro che desiderano lavorare nel settore o aprire un’azienda agricola.

Mercato agricolo: pro e contro

D’altronde un investimento mirato e in un settore ad altissime potenzialità non è che un motore per l’economia, anche tramite l’export, e i mercati. Un esempio? Il mercato bio. Da uno studio condotto da Ismea – Sinab emerge un dato assolutamente significativo delle dinamiche di mercato e dell’atteggiamento dei consumatori: nonostante la crisi, nel primo semestre di quest’anno il mercato bio è cresciuto di quasi 9 punti, contro quello alimentare tradizionale che ha subito un calo del 3,7%.

Tuttavia, bisogna considerare il rovescio della medaglia. Quali sono i rischi da considerare? Coldiretti spiega che nell’ultimo anno a causa del maltempo sono andati persi 90.000 posti di lavoro (riduzione del 10,1%).

Al di là del rischio maltempo, il settore agricolo è comunque un settore che fa tendenza. Il presidente di Coldiretti, Sergio Marini, ha dichiarato che si tratta:

“dell’unico che dimostra segni di vitalità economica, registrando una variazione tendenziale positiva del PIL (+0,1%) e un aumento degli occupati dipendenti complessivi (+0,7%), in controtendenza rispetto agli altri settori nel primo trimestre 2013. La conferma della validità e della modernità del modello di sviluppo agricolo made in Italy è data dalla valorizzazione dell’identità, della qualità e delle specificità, e può rappresentare un riferimento anche per gli altri settori al fine di vincere la competizione internazionale”.

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