Calcolo compenso dell’avvocato che difende più parti: istruzioni della Cassazione

La Corte di Cassazione ha analizzato la questione relativa alla liquidazione del compenso dell’avvocato quando la difesa coinvolge più persone. Nessuna differenza tra i rapporti di clientela e quelli di soccombenza.

Calcolo compenso dell'avvocato che difende più parti: istruzioni della Cassazione

La Corte Suprema di Cassazione si è recentemente occupata della liquidazione del compenso all’avvocato che difende più persone nella stessa posizione processuale. Così gli ermellini hanno ribadito un principio già in vigore, ovvero la legittimità di un onorario unico e non di più onorari frammentati tra i clienti in giudizio.

Questa regola deve considerarsi operativa sia nei rapporti di clientela che in quelli di soccombenza.

Dunque, in virtù di questa decisione, i giudici della Corte di Cassazione hanno rigettato il ricorso proposto, confermando quanto era già stato deciso dalla Corte d’Appello di Lecce.

Il caso

La decisione della Corte di Cassazione trae origine dal ricorso presentato da un avvocato che aveva difeso in giudizio 33 persone in due gradi di giudizio, tutte con identica posizione processuale.

Già la Corte d’Appello di Lecce aveva negato all’appellante la possibilità di ricevere la liquidazione dei compensi in maniera non unitaria ma l’avvocato, ostinato nella sua posizione, aveva comunque deciso di rivolgersi al giudizio di legittimità della Corte Suprema.

In particolare, l’avvocato adduceva come motivo del ricorso la violazione e la falsa applicazione dell’articolo 5 della legge n. 585 del 1994: la Corte d’Appello territoriale, secondo l’avvocato ricorrente, avrebbe errato il calcolo della liquidazione del compenso, dividendo il totale per il numero di assistiti (secondo i parametri tabellari stabiliti). Per il ricorrente la norma applicata dalla Corte d’Appello sarebbe valida solo in merito ai rapporti di soccombenza giudiziale e non anche a quelli di clientela, come nel caso di specie.

Dunque, l’avvocato ha ritenuto opportuno chiedere l’intervento dei giudici della Cassazione, i quali, però, hanno rigettato la richiesta, ritenendo il motivo non fondato.

L’ordinanza della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 29651 del 16 novembre 2018, ha rigettato il ricorso presentato, confermando la decisione della Corte d’Appello di Lecce. Dunque, il ricorrente si è visto rifiutare la possibilità di ricevere la liquidazione del compenso in maniera frazionata da ciascuna delle persone per le quali aveva curato la difesa in giudizio.

Nulla di nuovo, in quanto la Corte di Cassazione ha ribadito un principio già esistente: l’obbligo di unicità del compenso in caso di più clienti con la stessa posizione processuale.

Nel ribadire suddetta posizione, i giudici della Corte di Cassazione hanno fornito un elenco esaustivo delle precedenti decisioni della Corte in cui viene sancito il medesimo principio. Specificatamente:

  • sentenza n. 11203 del 13 dicembre 1993, qui la Corte stabilisce che il compenso nei confronti dell’avvocato deve essere unico quando le parti in giudizio hanno lo stesso petitum e causa petendi (ad esempio nei giudizi di divisione tra coeredi costituiti in giudizio o quando più parti richiedono un identico provvedimento);
  • sentenza n. 21064 del 1° ottobre 2009, dove la Corte ha stabilito che il difensore che ha assisto più parti deve percepire una liquidazione unica, a meno che l’attività defensionale abbia riguardato differenti questioni, anche se relative a posizioni giuridiche identiche;
  • sentenza n. 20113 del 7 ottobre 2015, la Corte in questo caso si esprime sull’ipotesi di più sentenze, riunite in un momento successivo. Qui il compenso deve essere liquidato in maniera distinta per le attività compiute prima della riunione processuale, mentre per quelle avvenute dopo la riunione il compenso deve essere unitario;
  • sentenza n. 21829 del 20 settembre 2017, i giudici della Corte sanciscono che la liquidazione di un onorario unico non si applica a chi difende la medesima persona contro più parti ed i relativi processi non sono riuniti ma procedono separatamente (anche se hanno ad oggetto le stesse questioni di fatto e di diritto).

In conclusione, il principio dell’unicità del compenso in presenza di più persone con la medesima posizione processuale, operativo nei rapporti di clientela, deve considerarsi esteso anche ai rapporti di soccombenza, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente.

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