Come funziona il lockdown in Cina e perché non sta funzionando (anzi, è un disastro)

Chiara Esposito

18/04/2022

18/04/2022 - 00:34

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Dalle spettrali scene di Shangai deriva una revisione della politica «Zero Covid» di Pechino; ecco come la pandemia sta trasformando la Cina del 2022.

Come funziona il lockdown in Cina e perché non sta funzionando (anzi, è un disastro)

Shanghai, la megalopoli cinese in lockdown da quasi un mese è l’emblema della politica «Zero Covid» e della sua estrema inconsistenza e fallibilità.

Scene cruente dell’uccisione di animali domestici ritenuti infetti, bambini separati dalle famiglie, episodi del tutto inediti di violente proteste in strada da parte di migliaia di cittadini e video dalle finestre dei grattacieli dai quali è vietato sporgersi per cantare o urlare a gran voce lo stato di fame e abbandono in cui ci si trova.

Le scorte di cibo non vengono infatti distribuite con regolarità ai cittadini ormai rinchiusi dentro casa da diverse settimane e c’è chi espone il proprio frigo vuoto sul balcone. In risposta le autorità, su ogni busta di viveri recapitata alle porte degli inquilini della città, scrivono:

“Il Partito comunista della Cina è buono”.

Questo è il contesto in cui milioni di persone si trovano ad affrontare il picco dei contagi nel Paese causati dalla Variante Omicron. Come siamo arrivati però ad assistere a questi fenomeni tanto eclatanti? C’è una luce in fondo al tunnel rispetto all’impiego di mezzi di contenimento tanto stringenti e brutali?

Il disastro della politica «Zero Covid»: il caso Shangai

II filmati trapelati alla stampa internazionale nonostante la censura governativa ci raccontano la storia di una delle tante città della Cina che oggi si trovano del tutto immobilizzate, costrette all’isolamento per l’insorgere di un numero non troppo elevati casi, casi che però scatenano ugualmente l’estrema preoccupazione di Pechino.

In particolare la paralisi a cui è stata soggetta Shanghai, la capitale finanziaria della Cina, mostra la disorganizzazione dei servizi di contenimento cinesi quando ci si trova ad affrontare una misura paragonabile solo al lockdown di marzo.

La decisione iniziale era quella di compiere test a tappeto ma a un certo punto si è deciso di chiudere tutto. Proviamo però a dare la dimensione reale di questi numeri: come riportato da IlPost, «in due anni nel paese sono stati riscontrati complessivamente meno di 100 casi per milione di persone, contro i quasi 240mila per milione dell’Italia».

Crisanti critica la Cina: modello inefficace

Il microbiologo Andrea Crisanti sul tema della diffusione del virus ha sviluppato quindi un’ampia teoria che indaga da vicino la variante Omicron. Accanto alle sue dichiarazioni di contrarietà all’uso della mascherina troviamo infatti delle considerazioni sul tasso di trasmissibilità di questa mutazione e dell’impossibilità di arrestarne la diffusione. Per inquadrare il fenomeno Crisanti cita esplicitamente il caso internazionalmente noto di Shanghai.

Per l’esperto «con l’indice di contagiosità che ha Omicron, le misure di contenimento non funzionano più». Se il virus non riesce a essere arginato del tutto neanche con questi mezzi l’esperto sostiene che non lo sarà mai: le autorità cinesi non potranno mai del tutto azzerare la diffusione del virus ai livelli auspicati dal governo centrale.

Crisanti ha inoltre espresso il suo parere fortemente disilluso sulla fine dell’applicazione di questi mezzi di contenimento tanto stringenti.

La Cina ci sta ripensando?

La verità dei fatti però è che la Cina, contrariamente alle previsioni e messa di fronte ai deludenti risultati della stessa politica messa in atto negli ultimi mesi, sta iniziano a rivedere la sua strategia “zero-COVID”. Persino l’inflessibile Pechino, di fronte ai rischi per l’economia rappresentati dallo stallo assoluto della popolazione cittadina, sta cercando di ammorbidire le regole più severe imposte fino a ora.

Sebbene il governo cinese non ritenga praticabile la convivenza con il coronavirus alle attuali situazioni, per evitare la chiusura delle città si farà ricorso ad alcuni ridimensionamenti:

  • verrà abolito l’obbligo di ricovero ospedaliero per chi ha sintomi lievi;
  • la durata dell’isolamento sarà rivista;
  • alcune fabbriche potranno continuare a restare aperte a patto di eseguire con maggior frequenza dei test diagnostici.

Ciò che invece non cambierà sarà il fattore spostamenti. Sul fronte della mobilità invece i viaggi da e verso la Cina continueranno a essere fortemente limitati con l’ormai classica permanenza di due settimane dei pochi visitatori stranieri o connazionali rimpatrianti nei «Covid hotel». Internamente inoltre attività commerciali e scuole continueranno a restare chiuse.

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