Come diventare consulente del lavoro

Isabella Policarpio

03/02/2021

03/02/2021 - 15:43

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Ecco una guida pratica su come si diventa consulente del lavoro, il percorso di studi necessario, il tirocinio e l’esame di abilitazione.

Come diventare consulente del lavoro

Se vuoi sapere come si diventa consulente del lavoro e cosa fa nello specifico sei nel posto giusto. In questa guida vedremo tutti gli step da seguire per lavorare come consulente del lavoro, i possibili sbocchi, le possibilità di guadagno e, naturalmente, il percorso di studi e formativo necessario.

Tra le mansioni più note del consulente del lavoro ci sono l’elaborazione delle buste paga, gli adempimenti fiscali e la tenuta della contabilità aziendale e del personale. Egli si interfaccia con l’Inps, l’Inail e i sindacati dei lavoratori.

Ecco come diventare consulente del lavoro.

Il percorso di studi da seguire

Il consulente del lavoro è un professionista qualificato che deve avere approfondite conoscenza in ambito legale (soprattutto diritto del lavoro e tributario) e gestionale a livello aziendale. Per questo la legge n. 12/1979 stabilisce che i consulenti del lavoro debbano possedere una laurea triennale o quinquennale in uno dei seguenti insegnamenti:

  • diploma universitario o la laurea triennale in consulenza del lavoro

oppure

  • laurea in giurisprudenza, in scienze economiche e commerciali o in scienze politiche

Quanto dura il praticantato

Dopo la laurea occorre portare a termine un periodo di praticantato indispensabile per poter partecipare all’esame di abilitazione alla professione. Il periodo della pratica deve essere di almeno 18 mesi e può essere svolto - nel limite di 6 mesi al massimo - presso enti o professionisti di altri Paesi che siano abilitati all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro o abbiano un titolo equivalente.

Inoltre la legge ammette la possibilità di iniziare il periodo di tirocinio formativo per 6 mesi durante l’ultimo anno di studi universitari, dietro specifica convenzione con l’Università e l’ente del tirocinio.

Il tirocinio può essere interrotto fino a 9 mesi al massimo per “giustificati motivi” che sono: il servizio civile, volontariato, gravidanza/adozione/affido, motivi di salute, richiamo alle armi o assistenza di familiari con grave handicap (ai sensi dell’art. 33 della L. 104/1992). Il tempo di sospensione del tirocinio potrà essere recuperato in un momento successivo. Ma se il praticantato viene interrotto per oltre 3 mesi senza un valido motivo tra quelli riportati, non si potrà accedere all’esame di Stato.

In alcuni casi la pratica può essere ridotta a 12 mesi (ai sensi del DM 20/6/2011) se si soddisfano le seguenti condizioni:

  • possesso di laurea specialistica o magistrale in una delle classi individuate da apposite convenzioni tra il Consiglio nazionale dell’Ordine e il MIUR;
  • svolgimento del tirocinio durante il percorso di studi presso lo studio di un consulente del lavoro, per non meno di 6 mesi e il riconoscimento di almeno 9 crediti formativi.

Dove svolgere il praticantato obbligatorio

A norma di legge il praticantato dopo la laurea si può fare presso studi di consulenza del lavoro iscritti all’albo da almeno 5 anni.

Inoltre il praticantato si può svolgere anche presso altro professionista abilitato tra quelli previsti dalla legge n. 12 del 1979, quindi:

  • avvocati;
  • dottori commercialisti;
  • ragionieri.

Si ricorda che il periodo di pratica non è considerato un vero e proprio rapporto di lavoro, quindi non è prevista alcuna retribuzione se non a titolo di rimborso spesa (da concordare con il professionista).

L’esame di Stato

Dopo la laurea e il tirocinio obbligatorio, per diventare consulente del lavoro c’è un ultimo step: superare l’esame di stato con il quale ci si abilita all’esercizio della professione. L’esame si svolge presso le commissioni territoriali costituite da membri del Ministero del Lavoro, dell’Inps, dell’Inail e da un professore ordinario di materie giuridiche.

Sono previste due prove, una scritta e una orale. La prima consta nello svolgimento di un tema sul diritto del lavoro, sulla legislazione sociale e una prova teorico-pratica in ambito di diritto tributario. Mentre la prova orale verte sulle seguenti materie:

  • diritto del lavoro;
  • legislazione sociale;
  • diritto tributario;
  • elementi di diritto privato, pubblico e penale;
  • nozioni generali di ragioneria;
  • rilevazione del costo del lavoro e formazione del bilancio.

L’iscrizione all’albo e stipendio

Il superamento dell’esame di Stato non abilita automaticamente alla professione. Occorre iscriversi all’albo dei consulenti del lavoro. A questo obbligo si accompagna anche la formazione professionale continua per un minimo 50 crediti formativi ogni due anni.

Per quanto riguarda l’aspetto economico, lo stipendio del consulente del lavoro dipende molto dagli anni e dal grado di esperienza: si parte da 28.000 euro lordi l’anno iniziali fino ad arrivare ad una media nazionale di 33.500 euro lordi annui. Un consulente a fine carriera (quindi dopo più di 20 di lavoro) può arrivare fino ad una media complessiva di 58.950 euro lordi all’anno.

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