Come cambierà il mondo del lavoro dopo la pandemia di COVID-19

La pandemia mondiale, la crisi occupazionale e le nuove visioni del lavoro. Quali prospettive?

Come cambierà il mondo del lavoro dopo la pandemia di COVID-19

La crisi sanitaria mondiale sta modificando lo scenario economico globale. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), la Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (UNCTAD) e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) hanno lanciato l’allarme sull’impatto del coronavirus sull’economia mondiale.

Secondo le ultime stime dell’OCSE ogni mese di ulteriore misura di contenimento comporta una perdita annuale di due punti percentuali di PIL e l’effetto del lockdown finirà per influenze direttamente i settori che rappresentano fino a un terzo del PIL delle principali economie.
Il solo settore turistico deve far fronte a un calo della produzione tra il 50% e il 70%.

All’inizio del mese di marzo, le stime dell’Interim Economic Outlook dell’OCSE prevedevano una riduzione della crescita mondiale di mezzo punto. Purtroppo, la situazione è peggiorata e secondo autorevoli analisti economici la pandemia porta con sé il terzo e più grande shock economico, finanziario e sociale del 21° secolo, dopo l’11 settembre e la crisi finanziaria globale del 2008. Lo shock produce un arresto della produzione nei paesi interessati dalla pandemia, colpendo le catene di approvvigionamento, un forte calo dei consumi e l’emergere di visioni allarmanti per l’occupazione mondiale.

L’impatto del coronavirus sulla disoccupazione

La crisi economica e del lavoro causata dalla pandemia di COVID-19 potrebbe incrementare la disoccupazione nel mondo di quasi 25 milioni.

L’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) ha pubblicato una nota sulla stima preliminare, “COVID-19 e il mondo del lavoro: impatto e risposte” in cui richiede misure urgenti, coordinate e su larga scala, ancorate su tre fronti di azione: proteggere i lavoratori, stimolare l’economia e l’occupazione, sostenere il lavoro e il reddito. Tali misure comprendono l’estensione della protezione sociale, il sostegno per mantenere il lavoro e sgravi finanziari e fiscali, anche per le micro, piccole e medie imprese. Inoltre, la nota propone misure di politica fiscale e monetaria e sostegno finanziario per specifici settori economici.

Sulla base di possibili scenari dell’impatto di COVID-19 sulla crescita del Prodotto Interno Lordo globale, le stime dell’OIL indicano un aumento della disoccupazione globale tra 5,3 milioni (scenario a basso impatto) e 24,7 milioni (scenario ad impatto medio-alto) che si sommerebbe ai 188 milioni di disoccupati del 2019. In confronto, la crisi finanziaria globale del 2008-2009 aveva portato all’incremento della disoccupazione globale di 22 milioni.

Nasce un nuovo concetto di lavoro

Accanto all’emergenza occupazione lanciata dalle organizzazioni internazionali, ciò che appare chiaro è la metamorfosi che subirà l’idea stessa del concetto di lavoro. Un cambiamento culturale, almeno nei paesi sviluppati, che porti a cogliere i benefici della flessibilità e ad abbracciare una nuova idea di occupazione secondo cui il lavoro non è più misurato in ore e non si connota più con l’essere in un luogo specifico.

Una rivoluzione che deve partire dalle mentalità, dai sindacati di categoria e superando una certa superficialità di una fascia di imprenditori. Una metamorfosi che pone al centro l’intelligenza umana e la conoscenza tecnologica, che non conti l’orario in ufficio, il tempo sindacale trascorso sul posto di lavoro, ma che poni come pilastro fondamentale quello che dovrebbe essere la sostanza: la meritocrazia e la creatività.

Nell’ottica smart, il concetto di ufficio diventa “open”, e il vero spazio lavorativo è quello che favorisce la creatività delle persone e che genera relazioni che oltrepassano i confini aziendali, stimolando nuove idee e quindi nuovo business.

La crisi attuale e le restrizioni che quasi tutto il globo sta vivendo metteranno al centro delle future relazioni occupazionali l’importanza di nuove prospettive e logiche legate al lavoro, al tempo e alla capacità di creare network e relazioni, dando immenso valore alle relazioni digitali, alla tecnologia e alla dinamicità della rete.

La completa realizzazione del fenomeno del «capitalismo informazionale», descritto dal sociologo spagnolo Manuel Castells, attraverso nuove forme di organizzazione economica e il funzionamento della società come ad una rete che irradia potere, si vincola per mezzo dei computer e genera relazioni di organizzazione delle relazioni sociali e occupazionali.

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1 commento

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Cristina Ciccarelli • 1 mese fa

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