La Cina dichiara sconfitta la povertà in piena pandemia: come ha fatto?

Martino Grassi

1 Aprile 2021 - 17:05

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Nel pieno della pandemia di coronavirus, la Cina ha dichiarata sconfitta la povertà assoluta nel Paese. Ecco come ha fatto.

La Cina dichiara sconfitta la povertà all’interno del Paese nel pieno della pandemia, tanto che, secondo le previsioni, entro il 2028 diventerà la più grande potenza economica, superando gli Stati Uniti con un anticipo di 5 anni rispetto a quanto calcolato in precedenza.

Negli ultimi otto anni infatti, quasi 100 milioni di persone sono state portate fuori da una condizione di estrema difficoltà, grazie ad un piano finanziato da un enorme fondo, costato più di 200 miliardi di dollari.

La Cina dichiara sconfitta la povertà: come ha fatto?

Nel 2020, in piena pandemia, il presidente Xi Jinping ha dichiarato la sconfitta della povertà in Cina. Essere povero in Cina significava avere delle grandissime difficoltà ad avere accesso ai servizi di base come al cibo, al vestiario e alla casa. Va tenuto in considerazione che la Cina usciva dalla seconda guerra mondiale e da una dura occupazione da parte del Giappone, che aveva causato una carestia durata anni. La sopravvivenza forzata, in mancanza di cibo, di acqua e di elettricità e dall’assenza di alfabetizzazione aveva causato un grandissimo sottosviluppo e la capacità di sconfiggerlo è passata attraverso la creazione di migliori condizioni di vita.

Negli ultimi anni la Cina è riuscita a superare quasi tutti i Paesi del mondo, diventando una super potenza economica, ma cosa è successo? La scelta vincente del governo è stata quella di dare forza alla teoria dello sviluppo delle forze produttive e renderla materialmente applicabile alla società cinese.

In sostanza il governo di Pechino ha permesso di far lavorare e creare ricchezza rendendo possibile una distribuzione anche su base individuale, mantenendo il controllo politico e favorendo la migrazione di centinaia di milioni di persone dalle campagne verso la città, dando fiato e dinamismo alle fabbriche e ai cantieri. Le campagne sono dunque rimaste le zone arretrate del Paese, ma dopo che sono state meccanizzate, è stato possibile monetizzare l’intera economia, inducendo un circolo virtuoso di capacità produttive che si è ripercosso sulla popolazione.

Il piano della Cina ha visto lo stanziamento di oltre 200 miliardi di dollari, dopodiché il governo centrale ha scelto di impiegare questa ingente somma di denaro attuando una politica di welfare estremamente difficile da comprendere con gli strumenti odierni, ma che di fatto ha portato ad un risultato concreto.

Le sfide future del governo cinese

Nei paesi in via di sviluppo, o in quelli che sono di recente hanno raggiunto dei determinati livelli di reddito, proprio come la Cina, l’accesso ai consumi è fondamentale per avere una migliore qualità della vita.

Proprio per questo motivo i giovani di oggi possono sperare in una migliore qualità di vita indotta dai beni materiali, Il Partito Comunista Cinese però si trova davanti ad una grande sfida che dovrà fronteggiare nel futuro, ossia un miglioramento generalizzato dell’ambiente e a un rispetto della produzione ambientale e ad una equa distribuzione del reddito.

Video concesso da Cinitalia

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