La Cina vuole il controllo del commercio via mare, anche in Europa: ecco come

Giorgia Bonamoneta

24/09/2021

24/09/2021 - 21:14

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Un altro passo verso la realizzazione della nuova Via della Seta. Dopo l’avanzata nel porto del Pireo, arriva l’accordo tra Cina e Germania per uno dei terminal del porto di Amburgo.

La Cina vuole il controllo del commercio via mare, anche in Europa: ecco come

La Cina continua a compiere passi avanti nel progetto di collegamento di oriente e occidente. Si chiama nuova Via della Seta e questo progetto è strutturato in modo tale da costruire una fitta rete di collegamenti via terra e via mare per collegare la Cina al resto del mondo.

Un progetto che prevede, come abbiamo delineato già in passato descrivendo l’avanzata cinese nel Montenegro, una strategia sulla terra e sul mare. Di questo ultimo aspetto si è tornato a parlare negli ultimi mesi con maggior interesse.

In Europa ha fatto discutere l’investimento cinese nel porto del Pireo in Grecia. Mentre l’occidente tenta non tanto di agire, quanto almeno di proporre un freno all’espansione cinese, la Cina ha aumentato il suo controllo sul porto, passando dal 51% al 67%. E non finisce qui. La Cina infatti ha chiuso l’accordo per rilevare il 35% di un terminal tedesco.

La Cina avanza in Europa via mare

La chiamano “avanzata”, come se fosse un’impresa militare, ma non è così. Quella cinese è una strategia commerciale annunciata nel 2013 con il rilancio della Via della Seta e che compiere passi in avanti senza sosta.

Prima allargando il proprio controllo sull’Africa, poi spingendosi in Europa. Ed è qui, nel 2021, che arriviamo a parlare dell’ultima grande “impresa”, ovvero di un accordo tra il terminalista tedesco Hhla e la compagnia di spedizioni di stato cinese. Si tratta della Cosco, la terza linea di container a livello globale, che è presente in tutti i terminal dei porti più importanti d’Europa.

L’accordo con uno dei terminal più piccoli di Amburgo non rende bene il quadro generale di questa cosiddetta avanzata cinese. Infatti se si fa un passo indietro e si guarda il piano della Via della Seta nel suo complesso si può notare come passo dopo passo si stia fortificando il potere commerciale della Cina.

Caso greco e caso tedesco: due porti, due valori differenti

La Cina ha investito e continua a investire in tutto il mondo. I dati riportati nel 2019 descrivevano oltre 1.700 cantieri attivi e un investimento complessivo di 900 miliardi. Tra questi c’è anche l’acquisizione della quota sul porto del Pireo (Grecia), il più importante scalo della Grecia.

Il caso del porto di Amburgo è emblematico dei nuovi rapporti commerciali tra Germania e Cina. Angela Titzrath, presidente del cda del terminal tedesco Hhla, ha affermato che oggi le relazioni di fiducia con la Cina sono “a lungo termine”. Tra il porto di Amburgo e le destinazioni cinesi sono stati creati 230 collegamenti, con un incremento del +7% dei traffici in un solo anno. Con il caso greco e quello tedesco, oltre tutti gli altri accordi commerciali che l’Europa sta tessendo con la Cina, il giro di affari tra i due partner commerciali si aggira oggi intorno ai 530 miliardi annui.

Quindi sì, un maggior giro di affari, ma a quale prezzo? Secondo alcuni esponenti politici tedeschi questo accordo è un’apertura all’influenza diretta del Partito comunista cinese e la pensano così anche in Italia. Eppure l’Italia è stata fin da subito una grande sostenitrice del progetto della Via della Seta.

La Cina avanzerà anche in Italia?

La Cina in alcune occasioni ha smentito un interesse nei confronti del porto di Taranto, così come le autorità italiane hanno ribadito di non voler cedere alle influenze del colosso asiatico. A oggi c’è chi guarda con preoccupazione persino all’investimento cinese nell’hub d’ingegneria navale in cooperazione con l’università di Bologna.

Ma di più di tutti è il porto triestino che finisce sulle prime pagine locali con titoli come “nelle mire di Pechino”. Si parla in questi termini per un motivo: Il colosso tedesco di Amburgo Hamburger Hafen und Logistik Ag (Hhla) - quello degli accordi con la compagnia cinese Cosco sopra citati - è l’azionista di maggioranza del porto giuliano con il 50,01% della piattaforma.

La premessa qui sopra è quella che muove le parole preoccupate del capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Giuseppe Nicoli. “È chiaro il rischio di finire in mani cinesi - ha de commentato in merito - grazie alle operazioni immobiliari dal sapore geopolitico penalizzanti per il Friuli Venezia Giulia e a favore di cinesi o antieuropeisti ungheresi”.

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