Chi è lo stalker di Giorgia Meloni

Fiammetta Rubini

29 Gennaio 2020 - 12:56

La leader di Fratelli d’Italia racconta dello stalker che l’ha minacciata. L’uomo è agli arresti domiciliari, ma la Meloni dice di avere paura per sé e la figlia di 3 anni.

Chi è lo stalker di Giorgia Meloni

Giorgia Meloni ha uno stalker che l’ha minacciata su Facebook e che non la fa dormire la notte. La leader di Fratelli d’Italia si è costituita parte civile durante il processo contro l’uomo che l’ha perseguitata sul social network e ha raccontato in tribunale la vicenda.

“Ho paura per me e la mia bambina (Ginevra, 3 anni, nata dalla relazione con il compagno Andrea Giambruno, ndr). Lui diceva che gliel’ho strappata, che la bambina era sua, che prima o poi sarebbe venuto a riprendersela a Roma. Sono spesso fuori casa e leggere quelle cose mi ha gettato nella paura, non dormo più la notte”, ha detto la Meloni ai giudici della Prima sezione penale del Tribunale di Roma.

Chi è Raffaele Nugnes, lo stalker di Giorgia Meloni

L’uomo che ha molestato la Meloni è sotto processo per il reato di stalking. Si chiama Raffaele Nugnes, è campano, ed è stato arrestato dalla Digos lo scorso luglio in provincia di Caserta.

L’imputato è finito ai domiciliari per questa vicenda, e gli è stato imposto il divieto di ritorno per due anni nella provincia di Roma, su provvedimento del Questore. Nugnes, infatti, sembrava intenzionato a scoprire dove abitasse la Meloni, fino a scrivere cose come “hai tempo tre giorni per venire dove sai, se non vieni sai cosa succede, vengo a Garbatella...”.

In udienza Giorgia Meloni ha detto di non sapere chi sia il suo stalker in quanto non lo conosce e non lo ha mai visto, ma che le parole lette su Facebook l’hanno intimorita così tanto da averla costretta a cambiare abitudini e stile di vita.

Stando a quanto raccontato dalla parlamentare, l’uomo non le avrebbe mai scritto in privato, ma ha pubblicato i post intimidatori sulla sua pagina Facebook. La Meloni ha scoperto le minacce dopo l’avviso da parte delle forze dell’ordine e della sorella, “a cui era arrivato un video intimidatorio riconducibile all’imputato”.

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