Chi è Antonino Spirlì, il presidente (pro tempore) della Calabria

Chiara Ridolfi

12 Novembre 2020 - 10:10

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Chi è Antonino Spirlì? Andiamo a conoscere meglio il Presidente della Regione Calabria che ha sostituito Jole Santelli e che sarà in carica fino alle prossime elezioni.

Chi è Antonino Spirlì, il presidente (pro tempore) della Calabria

Antonino Spirlì è alla guida della Calabria dopo la prematura scomparsa di Jole Santelli, venuta a mancare improvvisamente nella notte del 14 ottobre 2020.
Spirlì suo vice nella gestione della Regione dopo la morte della Santelli è diventato il nuovo governatore della Regione e manterrà questa carica fino alle prossime elezioni.

Il CdM ha stabilito che le prossime consultazioni dovranno tenersi tra il 10 febbraio e il 15 aprile 2021 e fino ad allora sarà Spirlì a guidare la Calabria. Non per le prossime votazioni si torna ora a parlare di Antonino Spirlì, ma governatore torna alla ribalta sulla stampa nazionale per le sue affermazioni su Gino Strada e la possibilità che entri nella struttura commissariale della sanità calabrese. Un’ipotesi che non piace al governatore pro tempore della Calabria che ha subito messo in chiaro come il professor Strada non sia una figura necessaria all’interno del sistema regionale.

Ma chi è Antonino Spirlì? Che tipo di carriera ha svolto per ricoprire questo ruolo? Andiamo a scoprire qualcosa in più sul governatore a tempo della Calabria e come è giunto a questa sua posizione.

Chi è Antonino Spirlì? Il leghista che guida la Calabria

Antonino Spirlì ha 58 anni e tra le deleghe che Jole Santelli gli aveva assegnato c’era non solo la cultura, ma anche la vicepresidenza della Giunta, motivo per cui è ora lui a guidare la Calabria fino alle prossime elezioni. Prima di lanciarsi in politica Antonino, da tutti chiamato Nino, era un editorialista e cronista, noto per essere autore di molti programmi tv quali La Fattoria, la fiction Né con te, né senza di te e Forum. Dal 2005 fino al 2012 lavora invece alle telepromozioni e televendite per Publitalia 80, ma è stato anche attore e regista per diverse importanti compagnie teatrali.
Negli anni ha scritto per testate quali IlGiornale e il Corriere della Calabria, dal 2013 è blogger per IlGiornale.it con la rubrica I pensieri di una vecchia checca.

In Calabria è stato eletto con la Lega e sembra che si stato proprio Matteo Salvini a spingere perché gli venisse affidata la vicepresidenza, in modo da far avere al partito un ruolo importante nella Giunta regionale. Una decisione quella di Salvini che ha permesso ora al suo partito di guidare la Calabria, anche se in via temporanea.

Prima di diventare governatore Spirlì era noto alla stampa nazionale non solo per i suoi contributi come giornalista, ma anche perché finito al centro delle cronache per le sue dichiarazioni in cui rivendicava la sua volontà di usare parole quali «negro» e «ricchione» senza sentirsi poi etichettato come omofobo o razzista. Nello stesso intervento Spirlì aggiungeva poi:

Siamo in mano a delle bruttissime lobby, che si sono unite, hanno fatto una lobby delle lobby, quella a cui avrei dovuto appartenere io ad esempio è una delle peggiori. Non c’è cosa più brutta della lobby frocia, quella che ti dice che non devi dire quella parola che non deve avere quell’atteggiamento, se non sei comunista non sei omosessuale. Non è possibile!

Queste sue parole, pronunciate a Catania ad un comizio per sostenere Salvini, avevano portato PD e Anpi a chiedere la sua destituzione proprio alla presidente della Regione Santelli. La richiesta non fu mai accolta però dalla Santelli.
Spirlì torna ad essere al centro del dibattito nazionale non solo per la gestione dell’emergenza Covid in Calabria, ma soprattutto per le sue affermazioni su Gino Strada. Strada potrebbe rientrare nella struttura commissariale della sanità calabrese e in un’intervista a La7 è stato chiesto un commento a Spirlì su questa ipotesi.

Ma cosa c’entra Gino Strada. La Calabria è una regione dell’Italia, non abbiamo bisogno di medici missionari africani, non ne abbiamo necessità.

Spirlì ha poi messo in chiaro che la Regioni ha moltissimi medici e professori in grado di gestire al meglio la situazione e l’intervento del fondatore di Emergency non è necessario.

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