Chat audio spiate, anche Facebook lo ammette. Privacy a rischio?

Facebook ammette la pratica di trascrizione delle chat audio, ma un portavoce ufficiale assicura che l’episodio si è concluso da settimane e non sono intenzionati a riprovarci. La privacy delle nostre conversazioni è a rischio?

Chat audio spiate, anche Facebook lo ammette. Privacy a rischio?

Facebook ascolta e prende nota. L’ultima news che riguarda il social network di Menlo Park ci parla di chat audio, appartenenti agli utenti di Messenger, trascritte in modo da avere un testo anche quando non c’è.

A dare la notizia è l’agenzia Bloomberg secondo cui il colosso californiano avrebbe pagato centinaia di collaboratori esterni per far trascrivere i file audio dei suoi utenti; l’agenzia riporta inoltre che ai dipendenti ingaggiati per l’incarico non era stato detto da dove provenissero i file, né tanto meno lo scopo delle trascrizioni.

Facebook alla fine ha ammesso e le voci ufficiali di casa Zuckerberg hanno subito garantito che il tutto è stato interrotto da più di una settimana, senza volontà alcuna di rimettere mano alla pratica. Una domanda a questo punto è lecita, la privacy è a rischio?

Chat audio spiate e privacy, il caso

Per un tempo ignoto il gigante di Menlo Park ha di fatto spiato le conversazioni dei suoi utenti e, proprio a questo proposito, è impossibile non ricordare l’episodio risalente a poco più di un anno fa quando, davanti al Congresso Usa, il Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, aveva perentoriamente negato questo tipo di possibilità.

Il patron di casa Facebook, rispondendo a un senatore del Congresso aveva dichiarato:“Questa teoria della cospirazione che noi ascoltiamo quello che passa per il microfono degli utenti e lo usiamo per la pubblicità non esiste. Non la facciamo". Quindi in pratica aveva scartato ogni ipotesi del caso.

I fatti ad oggi, così come riportato da Bloomberg, potrebbero però dargli torto. Certo, parlare di violazione della privacy degli utenti è al contempo difficile. Stando a quanto appreso, Facebook avrebbe usato solo le chat vocali degli utenti che hanno consapevolmente scelto l’opzione di trascrizione offerta dall’app di messaggistica.

Difficile ipotizzare un reato di violazione, inoltre a questo bisogna aggiungere che la policy sull’utilizzo dei dati di Facebook non fa riferimento ai file audio e a persone terze, in carne e ossa, che possano accedere a questo tipo di informazioni.

Perché Facebook ascolta le chat?

La domanda però rimane: perché mettere nero su bianco le chat degli utenti? Se Facebook ha assoldato un team ad hoc, investendo soldi per far trascrivere la chat, un motivo dovrà pur esserci. Da Menlo Park si vocifera di un’azione orientata all’innovazione.

La trascrizione, in altri termini, sarebbe quindi servita da test per capire quanto l’intelligenza artificiale fosse performante in questo tipo di azioni. Un’ipotesi meno “ortodossa” vuole invece vedere in questa pratica l’estrapolazione di dati volta a sfamare il suo algoritmo.

Anche perché il maniacale controllo dei comportamenti dei suoi utenti per ricavarne dati a scopi di marketing, è prassi nota e poco misteriosa. Dai like ai messaggi, tutto quello che avviene su Facebook è profilato. Forse la trascrizione delle conversazione potrebbe essere il prossimo pezzo del puzzle di profilazione blu.

Lo fanno anche gli altri

L’invasiva pratica di catturare clip audio degli utenti e poi sottoporle a estrapolazione, facendole ascoltare e analizzare da persone in carne e ossa di società terze, è prassi assai comune a diverse aziende tech, tra cui Amazon e Apple.

Qualche mese fa un caso simile è esploso tra le mani di Amazon, con la storia degli speaker intelligenti Alexa. Il gigante di Seattle impiega migliaia di persone in tutto il mondo per rendere sempre più efficiente Alexa, l’assistente vocale che caratterizza gli altoparlanti Echo.

Il sostanza il team ascolta le registrazioni vocali catturate dagli speaker, le trascrive, le annota e le inserisce nello specifico software volto a eliminare le incomprensioni del linguaggio umano. Un lavoro quasi banale dove il team globale utilizza una chat interna per condividere file quando c’è bisogno di aiuto nell’analisi di una parola confusa.

Seppur a scopi migliorativi, il fatto che un team di umani ascolti registrazioni campione di Alexa, ha aperto un nuovo dibattito sul tema della privacy e della protezione dei dati personali. Anche qui però è cosa nota che Amazon registri la cronologia di ciò che viene chiesto allo speaker, e ogni utente acconsente espressamente.

In un modo di assistenti vocali, chat audio e utenti connessi, dove tutti i player del settore drizzano occhi e orecchie per profilare al meglio, parlare di privacy violata diventa sempre più difficile. Forse l’unica cosa che non hanno mai detto espressamente è che sono altri esseri umani ad ascoltare. Ma in fondo non hanno mai detto nemmeno il contrario.

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