Canale di Suez: commercio globale ancora nel caos. Cosa aspettarsi?

Violetta Silvestri

30 Marzo 2021 - 10:16

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La riapertura del Canale di Suez è una buona notizia: ma il caos commerciale durerà ancora. Cosa aspettarsi negli scambi mondiali e perché questa vicenda interroga e preoccupa?

Canale di Suez: commercio globale ancora nel caos. Cosa aspettarsi?

Il Canale di Suez è stato sbloccato: si può ripartire sulla via marittima del commercio più importante del mondo.

Tuttavia, non sarà tutto come prima in un batter di ciglia.
La riapertura, infatti, dà il via a una nuova ondata di stress sulle catene di approvvigionamento: la rete intrecciata di navi, porti, camion, treni e magazzini che trasferiscono i prodotti da una fabbrica su un lato del pianeta a uno scaffale di vendita al dettaglio o una linea di produzione dall’altro è andata in tilt.

Cosa aspettarsi, quindi, per il commercio globale dopo la vicenda del Canale di Suez? Ancora caos, con alcune riflessioni.

Canale di Suez: il nodo container

La nave incagliata nel Canale di Suez ha fermato il mondo: così si potrebbe sintetizzare quanto accaduto in questi giorni nella via marittima strategica per l’intero pianeta.

Un’affermazione forse estrema, ma che porta con se una serie di riflessioni. E, soprattutto, una certezza: i disagi non sono affatto finiti e la coda del blocco del canale egiziano sarà lunga.

“L’interruzione di una settimana di queste dimensioni continuerà ad avere effetti a cascata ... devono trascorrere almeno 60 giorni prima che le cose si risolvano e sembrino essere un po’ tornate alla normalità”, ha dichiarato Stephen Flynn, professore di scienze politiche alla Northeastern University.

L’intasamento temporaneo in un’arteria importante come Suez è problematico perché le quasi 6.000 navi portacontainer del mondo funzionano secondo orari, con un numero finito di casse d’acciaio da girare.

Con l’ingorgo in corso, i container non possono essere riposizionati dove aumenta la domanda o spostati rapidamente dalle regioni in cui l’attività economica è lenta. La capacità può essere ottimizzata regolando la velocità delle navi ma anche con uno strumento più schietto: annullare le partenze che non sono più possibili o non sono economicamente sostenibili.

Ciò lascia i proprietari di merci - e tutte le industrie logistiche che gestiscono importazioni ed esportazioni - alla mercé dei trasportatori di container.

Gli effetti a catena includono la congestione nei porti e le navi che non si trovano nel posto giusto per il loro prossimo viaggio programmato. Soprattutto, aggrava ulteriormente le catene di approvvigionamento già in difficoltà per una carenza di container durante il boom degli acquisti di Covid-19.

Porti intasati: cosa accadrà?

A breve termine, i porti dall’Europa all’Asia si stanno preparando a essere inondati di merci trattenute vicino all’Egitto per quasi una settimana.

Il porto di Rotterdam, il più grande d’Europa, alla fine della scorsa settimana ha contato 59 navi portacontainer intrappolate nella congestione di Suez che stavano arrivando, anche se non era possibile stimare quando sarebbero giunte a destinazione.

In Spagna, i porti di Algeciras, Barcellona e Valencia stavano rivedendo i programmi di arrivo e preparando piani di emergenza per gestire il flusso imprevedibile delle navi.

Imbarcazioni di queste dimensioni potrebbero navigare dalla Cina a Rotterdam - il percorso su cui si trovava l’Ever Given - dove i suoi container potrebbero poi essere caricati su navi più piccole che salpano verso il resto dell’Europa o altre destinazioni inclusi gli Stati Uniti.

Tuttavia, i porti più piccoli non possono semplicemente assorbire i conflitti di programmazione creati dall’ingorgo nel Canale di Suez.

Da sottolineare, quasi 19.000 navi sono passate attraverso il canale nel 2020, per una media di 51,5 al giorno, secondo l’Autorità del Canale di Suez.

Allarme per le materie prime

L’interruzione si estende ben oltre il trasporto di container: decine di petroliere, trasportatori di benzina, gas naturale e altre navi cisterna sono rimaste bloccate, arrestando le normali routine di approvvigionamento e consegna nei settori energetico e chimico.

Prima che l’Ever Given si arenasse, circa 2 milioni di barili di greggio e prodotti petroliferi transitavano nel canale ogni 24 ore.

A breve termine, l’ingorgo potrebbe ostacolare gli sforzi degli acquirenti europei di gas di rifornire le scorte erose dalla domanda invernale.

Ciò potrebbe consentire agli Stati Uniti esportatori di gas di conquistare quote di mercato.

Anche le tariffe di trasporto per navi utilizzate per il carico di cereali e metallo potrebbero salire. L’indice Baltic Dry ha recentemente raggiunto un massimo di 18 mesi tra i forti acquisti cinesi di mais e soia e la crescente domanda di metalli.

Nel frattempo, un dirigente cinese della logistica ha avvertito che l’impatto sul commercio globale potrebbe persistere a causa del peggioramento degli arretrati in Europa.

Insomma, l’interruzione del Canale di Suez ha innescato una bomba a orologeria: il commercio globale sta esplodendo? Intanto, si parla di rafforzare la linea ferroviaria e trovare vie d’uscita per casi come questi, che seppure eccezionali potrebbero ripetersi.

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