Luca Parmitano: virus in Italia già da novembre? «Mi sono confuso»

Mariarosaria Rizzuti

26/05/2020

14/11/2022 - 18:05

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Rivelazioni e smentite dell’astronauta Luca Parmitano sulla circolazione di COVID-19 in Italia già da novembre. “Mi sono confuso”, rettifica in seguito, scusandosi.

Luca Parmitano: virus in Italia già da novembre? «Mi sono confuso»

Un botta e risposta dalla stessa voce a cui non si è affatto abituati, è quello che è accaduto nelle ultime ore all’ufficiale dell’aeronautica militare Luca Parmitano sulle vicende COVID-19 in Italia e, stavolta, non si tratta di una fakenews.

L’astronauta militare ha rivelato la presenza di COVID-19 in Italia già dallo scorso novembre, gettando così ombre sul premier Giuseppe Conte e la sua non conoscenza delle importanti informazioni, avendo tra le sue mani la delega ai servizi segreti. Una data che anticiperebbe di oltre tre mesi i casi di contagio in Cina.

Ma non si è fatta attendere la smentita della notizia. Contrariamente a quanto si possa prevedere, la confutazione non è arrivata dal presidente del Consiglio dei ministri, ma a ritrattare è stato proprio lo stesso Parmitano “Mi sono confuso”, fa sapere il colonnello, assumendosi tutte le responsabilità del caso.
Un complotto mondiale oppure un lapsus? ecco le due versioni di Parmitano.

Giallo COVID-19, Luca Parmitano: "Sapevo del virus già a novembre? Poi ritratta

La rettifica dell’ufficiale dell’aeronautica militare Luca Parmitano tuona sull’Italia e sul premier Giuseppe Conte che ha la delega ai servizi segreti, molto più fragorosamente delle sue rivelazioni di poche ore fa.

Intorno alla fine della missione si parlava di varie crisi. Ho fatto confusione” - ha spiegato l’astronauta - “tra le diverse conversazioni. A bordo abbiamo appreso del contagio insieme al resto del mondo. Tutto questo è facilmente verificabile perché le comunicazioni sono registrate”, precisa Parmitano.

Il virus è in Italia già da novembre, ovvero oltre tre mesi prima dalla data ufficiale? Il colonnello ammette di aver commesso un errore nel calendario che definisce un lapsus e, scusandosi, ricostruisce l’intera vicenda in un lungo post apparso sulla sua pagina Facebook, in cui spiega, inoltre, la genesi della gaffe.

Sottolinea che errare sia umano e, nello stesse righe, disapprova le strumentalizzazioni in atto alla sua dichiarazione, spiegando di alcuni fattori che lo avrebbero tratto in inganno.

Ecco il messaggio completo di Luca Parmitano, al quale, gli utenti del web, non hanno risparmiato la pioggia di critiche e contestazioni:

È stato portato alla mia attenzione un errore da me commesso durante un’intervista rilasciata a una trasmissione televisiva.
Nell’episodio in questione, parlando delle precauzioni prese durante il rientro dalla Stazione Spaziale Internazionale, ho erroneamente affermato che, come equipaggio, fossimo al corrente dell’inizio del contagio pandemico già a novembre. Errare è umano, e mi spiace molto vedere che in questo caso il mio lapsus sia stato strumentalizzato. L’errore è dovuto a vari fattori, e qui di seguito ne riporto alcuni:
1) a bordo della ISS non utilizziamo il calendario, ma il Coordinated Universal Time (UTC). L’anno inizia con il giorno 1 e finisce con il giorno 365, e gli eventi vengono eseguiti in base a questa pianificazione. Di conseguenza è possibile confondere un mese con un altro poichè non vi facciamo mai riferimento, ma utilizziamo il giorno UTC;
2) ricordo che, intorno alla fine della missione, parlavamo con l’equipaggio di varie crisi in corso sulla Terra. Nel ripensare agli eventi intorno a quel periodo, ho fatto confusione tra le diverse conversazioni, e nel ricordare gli eventi ho collegato le prime notizie di contagio a un contesto temporale precedente. A bordo, abbiamo appreso del contagio insieme al resto del mondo, quando le agenzie giornalistiche e le grandi testate televisive hanno iniziato a parlarne;
3) tutto questo è facilmente verificabile: le comunicazioni Terra – bordo – Terra sono soggette al Freedom Of Information Act, una legge che impone totale trasparenza e che tutte le comunicazioni siano registrate. Non è possibile ricevere informazioni riservate. Inoltre, l’idea che fossimo già al corrente di un contagio pandemico è smentita dai fatti: le operazioni di rientro della Spedizione 61 sono state svolte normalmente, senza alcuna ulteriore precauzione. Al contrario, quando la situazione pandemica si è rivelata in tutta la sua gravità, l’equipaggio rientrato dalla Spedizione 62 è stato isolato in quarantena per evitare possibili contagi. Mi scuso, con umiltà, per l’errore e per le conseguenze (del tutto inaspettate): me ne assumo ogni responsabilità
,scrive Parmitano.

La versione originaria di Parmitano su COVID-19

La prima versione raccontata dal colonnello induce a pensare ad un vero e proprio complotto mondiale, al quale avrebbe preso parte anche l’Italia; rendendo, di conseguenza, involontariamente scomoda la posizione del premier Giuseppe Conte che ha la delega ai servizi segreti.

Quando è scoppiata la pandemia, l’astronauta era in missione all’interno della Stazione Spaziale Internazionale. Parmitano già sapeva del pericolo pandemico a novembre, ovvero oltre tre mesi prima della data in cui ha iniziato a propagarsi in Cina e a causare le prime vittime? È quanto aveva rivelato l’uomo in due recenti interviste Rai, rilasciate una il 25 aprile e l’altra il 9 maggio scorso.

Il premier Conte, a novembre, quindi, sapeva meno dell’astronauta? Sembrava di sì, stando alla dichiarazione originaria di Parmitano. La consapevolezza dell’imminente pandemia, attraverso i servizi segreti americani, sarebbe giunta a quelli italiani e anche al colonnello. Ciò significa che i piani alti avrebbero taciuto e che, il premier, avrebbe sottovalutato la preziosa informazione.

Quanti connazionali si sarebbero potuti salvare se già da novembre fossero state avviate tutte le procedure anti-COVID?

A bordo abbiamo un collegamento quotidiano con le realtà terrestri” - ha svelato lo scorso 25 aprile ai microfoni di una trasmissione su Rai 1 - “abbiamo anche accesso alla rete internet e già da novembre avevamo iniziato a seguire i primi contagi, inizialmente solo nei paesi asiatici, poi al mio rientro i primi contagi in Europa”.

Circa 15 giorni dopo, il 9 maggio, Parmitano conferma la versione precedente anche al Tg2: “Sulla stazione abbiamo seguito quello che stava succedendo sulla Terra: anche prima del mio rientro, già a novembre, eravamo al corrente di questo probabile contagio pandemico e soprattutto la gravità che si andava allargando a macchia d’olio proprio in Europa”, aveva dichiarato il colonnello prima della smentita giunta poche ore fa.

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