Buoni fruttiferi postali, lo Stato può sempre cambiare il tasso di interesse: lo dice la Cassazione

La Cassazione ha deciso che per i buoni fruttiferi postali sottoscritti prima del ‘99 lo Stato può sempre cambiare il tasso di interesse, anche retroattivamente.

Buoni fruttiferi postali, lo Stato può sempre cambiare il tasso di interesse: lo dice la Cassazione

Cambiano le regole sul tasso di interesse dei buoni fruttiferi postali. A stabilirlo è una recente sentenza della Corte di Cassazione (in allegato) con la quale si prevede che lo Stato possa in ogni momento cambiare il tasso di interesse, in maniera retroattiva e senza essere obbligato a darne comunicazione all’investitore.

Le nuove regole riguardano i buoni fruttiferi postali sottoscritti prima del 1999. Tuttavia, agli investitori che vogliono recedere, viene data la possibilità di incassare quanto gli spetta con il beneficio del tasso di interesse più vantaggioso inizialmente stabilito.

La decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha recentemente cambiato le carte in tavola riguardo al tasso di interesse dei buoni fruttiferi postali. Nello specifico, parliamo della sentenza n. 3963 (in allegato) dell’11 febbraio 2019, in cui la Cassazione civile a Sezioni Unite ha stabilito che lo Stato può modificare il tasso di interesse in ogni momento limitatamente ai buoni fruttiferi postali sottoscritti prima del 1999.

Non solo: lo Stato non è nemmeno tenuto ad informare l’ivestitore e la modifica ha effetto retroattivo. In pratica basta emanare un decreto ministeriale che predispone il mutamento del tasso di interesse, in questo modo lo Stato si esenta da ogni obbligo di comunicazione.

Senza dubbio la decisione della Corte di Cassazione avrà notevoli ripercussioni per molti investitori italiani, in quanto i buoni fruttiferi postali sono uno dei prodotti di investimento più utilizzati, perché garantiti dallo Stato e considerati “sicuri”. Inoltre, i buoni fruttiferi postali sono emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti, quindi gli investitori possono chiedere il rimborso del capitale investito quando lo desiderano.

Cosa cambia?

La decisione della Suprema Corte dell’11 febbraio ribalta quanto stabilito in una storica sentenza del 2007. Qui la Corte di Cassazione aveva affermato che la sottoscrizione di un buono fruttifero e del tasso di interesse corrisponde a tutti gli effetti ad apporre la firma su un contratto, quindi le parti non possono cambiare le condizioni in corso d’opera.

Adesso, invece, i giudici della Corte hanno optato per una conclusione di senso opposto, anche se, in maniera poco comprensibile, ritengono di non aver leso gli interessi degli investitori in quanto i buoni fruttiferi vengono considerati come “rimborsati” con il tasso originariamente stabilito e convertiti in titoli della nuova serie con il relativo tasso di interesse.

Tuttavia, all’investitore resta la possibilità di recedere dal contratto ed incassare quanto gli spetta con il tasso di interesse più vantaggioso inizialmente stabilito.

Per maggiori chiarimenti, consigliamo la lettura del testo integrale della sentenza in esame.

Cass. civ, S.U., sentenza n. 3963/2019
Clicca qui per scaricare

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