Bullismo, giustificata la vittima che reagisce con violenza: la sentenza

La vittima di bullismo che reagisce con violenza contro il bullo è giustificata se la scuola non è intervenuta a reprimere gli episodi. La Cassazione respinge il risarcimento danni.

Bullismo, giustificata la vittima che reagisce con violenza: la sentenza

Sentenza storica contro il bullismo: la Corte di Cassazione ha stabilito che la vittima che reagisce con violenza nei confronti del bullo è giustificata se si prova che la scuola o le altre autorità non siano intervenute con prontezza a reprimere le vessazioni.

Nello specifico, la Cassazione ha accolto il ricorso proposto da due genitori calabresi il cui figlio era stato condannato in Corte d’Appello a risarcire i danni al bullo che lo aveva perseguitato per mesi e che, per esasperazione, aveva colpito con un pugno.

Nel prendere la decisione, il giudici supremi hanno tenuto in considerazione lo stato emozionale della vittima, l’età e la persecutorietà delle condotte di bullismo, tali, per l’appunto, da giustificare una reazione violenta da parte della vittima. La scuola inoltre, non sarebbe intervenuta con prontezza, cosa che ha spinto il ragazzo a farsi giustizia da solo. Ecco tutti i dettagli di un sentenza che obbliga il corpo docente a riflettere.

Bullismo, la vittima che reagisce violentemente non è colpevole

In tema di bullismo ecco una sentenza significativa della Corte di Cassazione: nel verdetto numero 22542 del 2019 i giudici supremi hanno stabilito che la vittima di bullismo che reagisce con violenza contro il bullo è giustificata se è stata portata all’esasperazione e se la scuola non è intervenuta a reprimere e condannare il fatto.

Questo naturalmente non significa che ogni vittima di bullismo possa picchiare impunemente i bulli, ma piuttosto che i giudici debbano tenere in considerazione lo stato emotivo che ha portato al compimento del gesto violento. Nel caso di specie, i giudici hanno respinto la richiesta di risarcimento danni portata avanti dal bullo cui la vittima aveva fatto saltare un dente con un pugno in viso, a seguito di un lungo periodo di vessazioni.

I giudici hanno ritenuto che questo comportamento possa essere giustificato in quanto la giovane vittima si trovava in uno stato di oppressione, dopo mesi di bullismo, e perché nessuna autorità aveva pubblicamente preso le sue difese e punito il bullo.

Gli ermellini hanno commentato così:

“Ed è prevedibile che la vittima possa reagire con comportamenti aggressivi internalizzati che possono trasformarsi, con costi particolarmente elevati in termini emotivi, in forme di resilienza passiva e autoconservativa, evolversi in forme di autodistruzione oppure tradursi, come in questo caso, in comportamenti esternalizzati aggressivi”.

Bullismo, la responsabilità dell’Istituto scolastico

Nel dirimere il caso di bullismo, la Corte di Cassazione ha preso in considerazione il comportamento dell’Istituto scolastico, il quale non sarebbe intervenuto prontamente per fermare il bullo.

Insomma, gli episodi di bullismo nei confronti del ragazzo non erano stati in alcun modo condannati o repressi, nonostante gli insegnanti e le autorità di dovere ne fossero state a conoscenza.

Dalle motivazioni della Corte, sembra che la scuola abbia una sorta di responsabilità oggettiva nella repressione del bullismo e che senza i dovuti interventi si possano giustificare le reazioni degli studenti vittime dei bulli, anche quando violente.

Sicuramente si tratta di un’argomentazione che potrà essere contestata, in quanto è poco logico giustificare una violenza con dell’altra violenza, ma di certo spinge la scuola come istituzione e tutto il corpo docente a riflettere.

Iscriviti alla newsletter Lavoro e Diritti per ricevere le news su Studenti

Condividi questo post:

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.