Brexit, l’industria automotive britannica corre ai ripari

Nel Regno Unito vengono costruiti 1,75 milioni di veicoli ogni anno, metà dei quali viene esportata.

Brexit, l'industria automotive britannica corre ai ripari

Il Regno Unito ha un’importante industria automobilistica che ora potrebbe entrare in un periodo negativo a causa della Brexit. L’accordo raggiunto dal Primo Ministro con i negoziatori dell’Unione Europa non è stato approvato, ma nonostante questo Theresa May ha ottenuto la fiducia.

A questo punto non è da escludere la possibilità di un’uscita senza accordo, la così detta no deal o hard Brexit. Questo scenario fa tremare le case automobilistiche che dal Regno Unito preparano le contromosse per non entrare in un periodo di crisi.

L’industria automotive britannica oltre a vantare una storia di prestigio è ancora una delle più importanti presenti sul territorio dell’isola con una produzione annua di circa 1,75 milioni di veicoli di cui 800mila vengono esportati. Per alimentare questa produttività, gli impianti in territorio UK importano componentistica dall’Unione europea, e una Brexit troppo rigida potrebbe rallentare i trasporti ed alzarne i prezzi.

UK, l’industria automotive si prepara alla Brexit

Secondo i dati ACEA, il flusso di componenti proveniente dalla Ue verso il Regno Unito ammonta a un valore di 11,4 miliardi di euro, il 78,8% del totale di importazioni in questo ambito. Le case automobilistiche, che sono abituate ad avere in stock materiali per alcuni giorni di produzione, hanno già avviato un piano di emergenza in caso di un’uscita dall’Unione europea senza accordo, che sarebbe prevista per il 29 marzo.

Autoweek riporta che il costante flusso di container e autocarri che dall’Europa attraversa la Manica è destinato ad un allungamento dei tempi nel superare le dogane, e questa prospettiva ha allarmato i gruppi presenti sul suolo britannico che stanno già provvedendo ad allargare i propri magazzini.

Nel Regno Unito, specialmente in Inghilterra, ci sono numerose case automobilistiche, da McLaren a Jaguar, da Land Rover a Rolls Royce, da Aston Martin alla Bentley passando per le estere Nissan, Honda e Ford, soltanto per dirne alcune.

Import, export; costi e tempi più lunghi

La casa che rischia di più è Jaguar Land Rover che già in estate aveva stimato perdite per un miliardo di euro l’anno se il Regno Unito non avesse ottenuto un accordo sul mercato con l’Unione europea. Lieviterebbero non solo i tempi di attesa dei componenti, ma anche i prezzi e le spese della casa, con inevitabili conseguenze sui lavoratori.

Il gruppo ha cinque stabilimenti sul territorio del Regno Unito ed è ad oggi il gruppo più prolifico in UK, ma una hard Brexit rischierebbe di annullare gli investimenti miliardari sul territorio e porterebbe ad un trasferimento in Unione europea.

Aston Martin ha già aumentato lo stock e sta valutando itinerari alternativi per far arrivare le componenti, tra cui i motori AMG, dalla Germania. Lo stesso vale per Rolls Royce, del gruppo BMW, che utilizza il 92% delle parti provenienti dall’Unione europea. Anche Bentley, facendo parte del gruppo Volkswagen, attende dall’Ue numerosi componenti. Le catene di produzione sono sostenute da una media di 35 viaggi giornalieri dei tir che attraversano la Manica provenienti dalla Germania.

Tra le case straniere, si sta preparando anche Honda ai disagi della Brexit, mentre Ford, che ormai ha ufficializzato l’accordo con Volkswagen, potrebbe scegliere di lasciare il Regno Unito e di trasferire tutto negli impianti del gruppo tedesco dislocati sul territorio europeo.

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