Brent sopra i 58 dollari: l’OPEC prevede più domanda per sé e meno per gli Stati Uniti

Nel report pubblicato oggi, l’OPEC rivede al rialzo la domanda prevista per il petrolio prodotto dall’Organizzazione, sfruttando la diminuzione degli impianti petroliferi negli Stati Uniti.

Il prezzo del Brent sale sopra i 58 dollari al barile oggi, dopo che l’OPEC ha reso nota la previsione secondo cui la domanda per il suo petrolio sarà maggiore del previsto nel 2015, anche a causa della diminuzione del numero degli impianti petroliferi negli Stati Uniti, al livello più basso di tre anni.

L’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) prevede che la domanda per il suo greggio aumenterà nel 2015, con gli Stati Uniti che ora producono di meno e consumano di più, in un report esplicativo sulla strategia del cartello economico che, come sappiamo, prevedeva un grande crollo dei prezzi per ferire gli avversari statunitensi.

L’OPEC ritratta la previsione secondo cui la domanda per i suoi barili sarebbe diminuita di circa 300.000 barili al giorno (bdp). Ora, l’OPEC afferma domanda sarà di 29,2 milioni di barili al giorno, con un incremento di circa 100.000 barili al giorno rispetto allo scorso anno.

Nel mese di novembre, l’OPEC, guidata dalla Arabia Saudita, aveva deciso di mantenere invariata la produzione di petrolio, invece di tagliarla per sostenere i prezzi. La decisione è stata vista come un tentativo di ferire la produzione di petrolio degli Stati Uniti, contribuendo all’aumento del costo di produzione.

L’OPEC taglia poi le previsioni sul tasso di crescita dell’offerta non-OPEC, parlando di un rallentamento del boom dello shale negli Stati Uniti e di investimenti di capitale di minore entità da parte delle società energetiche.

Il numero di impianti petroliferi di fracking negli Stati Uniti è sceso a 1.140 la scorsa settimana, il numero più basso da dicembre 2011: i produttori sentono la pressione dei prezzi del petrolio molto bassi bassi, crollati di oltre il 50% da giugno.

Il benchmark Brent LCOc1, di riferimento per i prezzi del mercato, per marzo è salito di 35 centesimi, a 58,15 dollari al barile alle ore 13:05 GMT dopo aver toccato i 59,06 dollari a inizio sessione.

Il greggio americano (CLc1) è salito di 75 centesimi a 52,44 dollari al barile, dopo aver colpito il massimo di sessione a 53,40 dollari.

«L’OPEC è troppo ottimista riguardo alle difficoltà della produzione non-OPEC»

spiega Carsten Fritsch, analista senior alla Commerzbank di Francoforte.

«Ma è ragionevole tagliare la crescita dell’offerta al di fuori dei Paesi non appartenenti all’OPEC, visti i dati recenti sulla diminuzione degli impianti petroliferi negli Stati Uniti».

Una crescita più forte del previsto nei posti di lavoro negli Stati Uniti per il mese di gennaio ha aiutato a fermare il crollo dei prezzi del petrolio ed ha generato un rally sui prezzi stessi.

Il Brent è salito di oltre il 9% la scorsa settimana,l’aumento settimanale più alto da febbraio 2011. I futures sul petrolio del Mare del Nord è aumentato di quasi il 30%, dopo aver toccato il minimo di cinque anni a 45,19 dollari nel mese di gennaio.

Gli analisti sostengono che i segni di un rallentamento nell’economia cinese probabilmente non ostacoleranno la ripresa dei prezzi.

«Penso che assisteremo ad un pullback. Ma manderà i prezzi di nuovo ai minimi? Io non ne sono molto convinto»

ha detto Michael Hewson, analista di mercato presso CMC Markets.

«Abbiamo avuto un calo così forte nel prezzo del petrolio che un rimbalzo era inevitabile.»

I risultati sul settore del commercio della Cina sono crollati nel mese di gennaio, abbassando la domanda di carburante, visto che la cena ne è il più grande consumatore al mondo.

Le esportazioni sono diminuite del 3,3% rispetto all’anno precedente, mentre le importazioni sono cadute del 19,9%, evidenziando un profondo rallentamento.

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