Il Brasile si è già pentito di aver eletto Bolsonaro

Neanche un anno dopo la sua elezione a presidente del Brasile, Jair Bolsonaro secondo i sondaggi sarebbe già in forte calo di popolarità: colpa della stretta ai diritti, della crisi economica che non migliora e della questione ambientale.

Il Brasile si è già pentito di aver eletto Bolsonaro

Sembrerebbe essere già finita la luna di miele tra Jair Bolsonaro e i brasiliani. Dopo lo storico successo del 28 ottobre 2018, le prime mosse del nuovo presidente hanno creato più di un malcontento nel paese carioca per non parlare dell’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto il figlio Flavio, primogenito e senatore accusato di malversazione di fondi pubblici, riciclaggio di denaro e organizzazione a delinquere.

In più c’è stata la stretta ai diritti civili specie della comunità LGBT, l’aumento della deforestazione dell’Amazzonia, le crescenti tensioni sociali ma soprattutto le problematiche economiche, con l’aumento del debito pubblico che mette a rischio le politiche annunciate dall’ex militare durante la sua campagna elettorale.

Un calo di popolarità che è stato certificato anche da un sondaggio realizzato dall’istituto DataFolha, secondo il quale soltanto il 32% dei cittadini giudicherebbe buono l’operato di Bolsonaro nei suoi primi sei mesi alla guida del Brasile, dato più basso di sempre tra tutti i presidenti dopo lo stesso periodo

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Sondaggi negativi per Bolsonaro

Con cadenza regolare, così come fatto anche in passato durante le altre legislature, in Brasile l’istituto DataFolha realizza dei sondaggi per capire quale sia la valutazione (buona, normale o pessima) in merito all’azione del governo.

La rilevazione ad aprile del governo presieduto da Jair Bolsonaro vedeva un giudizio complessivo buono pari al 32%, picco negativo storico per un presidente dopo soltanto sei mesi dalla sua elezione.

Nel sondaggio di luglio le cose migliorano leggermente per Bolsonaro, con i soddisfatti saliti al 33%, ma al tempo stesso anche chi dà un giudizio pessimo vede accrescere la propria percentuale arrivata ora anch’essa al 33%.

Dopo una campagna elettorale carica di tensioni, con Bolsonaro che è stato anche vittima di un serio attentato che lo ha costretto a fare in pratica la sua campagna elettorale in un ospedale, lo scorso 28 ottobre c’è stata una svolta storica in Brasile.

Al ballottaggio infatti l’ex militare alla guida del Partito Social-Liberale, formazione politica marcatamente di destra e che può godere dell’appoggio della potente Chiesa Evangelica, ha superato il candidato del Partito dei Lavoratori (quello dell’ex presidente Lula) con il 55,13% dei voti.

Un risultato questo che ha fatto esultare la destra di tutto il mondo, in testa Donald Trump che così ha trovato un prezioso alleato in Sud America, mentre il resto della comunità internazionale ammoniva sui rischi di una possibile deriva autoritaria nel paese carioca.

Le difficoltà del Brasile

Jair Bolsonaro è un ex militare da anni prestato alla politica. Durante la sua campagna elettorale ha promesso una massiccia privatizzazione delle aziende pubbliche, una riforma delle pensioni e una fiscale tesa a diminuire il pesante fardello del debito pubblico.

Allo stesso tempo il presidente prima delle elezioni non ha mai nascosto la volontà, in caso di successo, di difendere le leggi contro l’aborto, il minor salario elargito alle donne rispetto agli uomini senza mai dimenticare di attaccare puntualmente gay, lesbiche e transessuali.

Proprio la comunità LGBT (assai numerosa in Brasile) è stata al centro dei primi provvedimenti presi da Bolsonaro, tanto che adesso ha molti meno diritti dopo essere stata esclusa dal raggio d’azione del ministero delle Donne, della Famiglia e dei Diritti Umani.

Togliendo agli indigeni i diritti di gestire i loro territori, passati ora al Ministero dell’Agricoltura, è stato fatto poi un bel regalo ai latifondisti tanto che il processo di disboscamento dell’Amazzonia in questi mesi ha visto una accelerata senza precedenti.

Quanto all’economia, la Confindustria brasiliana ha appena più che dimezzato le previsioni di crescita del Pil in Brasile per il 2019: dal 2% stimato ad aprile si è passato ora a fine luglio a uno 0,9%. In calo poi anche la crescita dell’attività industriale.

Quanto alle riforme promesse in campagna elettorale, non avendo mai indicato all’epoca quali potessero essere le eventuali coperture, anche queste sembrerebbero essere ferme al palo visto che il debito pubblico invece che scendere è aumentato negli ultimi mesi.

Insomma se da un lato l’azione di Bolsonaro tesa a diminuire i diritti della comunità LGBT, degli indios e a favorire le grandi lobby del paese sembrerebbe procedere senza intoppi, dal punto di vista economico e sociale delle tante promesse fatte al momento non sembrerebbe esserci traccia.

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