Il 31 ottobre, oltre ad Halloween, dal 2008 viene ricordata come data del primo vagito del Bitcoin, ossia la diffusione del whitepaper da parte del misterioso Satoshi Nakamoto.
La notorietà delle criptovalute è dovuta, oltre che dall’implementazione tecnologica, dall’alta volatilità dei prezzi e dall’alta percentuale di progetti falliti (scam). Bitcoin, da zero valore nel 2009, nel 2011 raggiunse i 10 $ (2 anni), nel 2013 i 100 $ (2 anni), nel 2018 i 1.000 $ (5 anni), attualmente sta al test dei 73.000 $ per puntare al 100.000 $ (decuplicazione oltre i 6 anni).
Valore del Bitcoin
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Ovviamente per moltiplicare il valore di dieci volte ci vorrà sempre più tempo, anche per il meccanismo ripetitivo quadriennale dell’halving (scarsità con premio dimezzato per i minatori). Anche se molto volatile anche il Bitcoin può essere analizzato graficamente. Nell’ultima analisi che proposi ad aprile, due scenari a mio parere erano possibili:
1) un drawdown D profondo come negli anni precedenti (A,B,C) per poi ripartire
2) un ritracciamento con successivo drawdown con atterraggio sempre sulla trend line per poi ripartire verso gli 80.000 $ (scenario E).
Nel secondo caso, anche se il vero grafico è rimasto laterale e irregolare, si è registrato effettivamente un minimo i primi di agosto, anche se distante dai 40.000 $ ipotizzati, per riprendere il rally rialzista puntando fino a 80.000 $ per fine anno. Il risultato è che siamo lì dove mi aspettavo di trovare i prezzi per fine anno, ma tutto può succedere in campo crypto da qui a fine 2024!
Analisi andamento del Bitcoin
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Ieri si è tenuto anche “La giornata del risparmio” dove Panetta ha illustrato il trend del risparmio degli italiani nel tempo: “ Dal secondo dopoguerra ai primi anni novanta le famiglie italiane hanno risparmiato in media un quarto del reddito ogni anno. Il saggio di risparmio ha iniziato a ridursi negli anni ottanta; è diminuito più rapidamente a partire dal 1992, per poi stabilizzarsi al 10 per cento in questo secolo... Nel complesso, il flusso annuo di risparmio privato supera oggi i 400 miliardi, un quinto del reddito nazionale. Solo parte di esso, tuttavia, finanzia gli investimenti in Italia. Nel quinquennio precedente la pandemia le risorse interne impiegate all’estero sono ammontate in media al 2,5 per cento del prodotto; se utilizzate per finanziare capitale produttivo in Italia, avrebbero accresciuto gli investimenti di quasi un quinto.” Fino a quando il risparmio in Italia era al 25% del reddito disponibile l’economia italiana andava bene, anche se lo stato ha bruciato molta ricchezza pubblica negli anni 80-90, facendo decollare il rapporto debito/pil.
Andamento stock del risparmio in Italia
Fonte: Banca d'Italia
Gli italiani faticano sempre di più a risparmiare, in termini di reddito, ma hanno uno stock di risparmio crescente ed elevato che non confluisce nell’economia reale (non nei titoli di stato!), purtroppo. Cosa c’entra il risparmio con bitcoin, che nasce come valuta digitale globale e incontrollata (trustless vs fiat), diventa riserva di valore (oro tecnologico), forse diventerà riserva per banche centrali? L’ecosistema delle criptoattività è molto ampio e differenziato e, oltre ad entrare in concorrenza con banche e intermediari non bancari (risparmio gestito, fondi pensione ed assicurazioni), potrebbe catturare i risparmi equity degli investitori in concorrenza con il canale del mercato dei capitali (privato o publicco) e dei giganti del FinTech. La vera innovazione è relativa a fattori micro (blockchain) e macro (decentralizzazione decisionale – DeFi). Il regolamento europeo e il “sistema bancario-ombra:
“Nel 2023 l’Unione europea si è data un regolamento relativo alle cosiddette cripto-attività, un termine generico che include al suo interno le criptovalute, come il Bitcoin, ma anche prodotti meno volatili e speculativi, come gli asset-referenced token (“Art”, “gettoni” elettronici, il cui valore è collegato a quello di un paniere di attività) e gli e-money token (“Emt”, monete elettroniche il cui valore è in teoria identico a quello di una moneta reale, come il dollaro). Il regolamento, pur se molto flessibile, non rinuncia a imporre alcuni capisaldi a tutela dei risparmiatori. Nel caso di Art e Emt, ad esempio, è previsto che i promotori degli strumenti detengano riserve liquide in modo tale da garantire l’integrale e rapido rimborso dei “gettoni” emessi. È un bene, perché Art e Emt, impegnandosi a rimborsare a vista le proprie passività (nel caso degli Emt, alla pari), offrono al pubblico qualcosa che assomiglia parecchio ai depositi bancari. In più, detengono parte delle proprie riserve presso gli istituti di credito e dunque, se devono precipitosamente ritirarle per rimborsare i “gettoni”, anche le banche subiscono un improvviso deflusso di liquidità. Insomma, non c’è da stupirsi se qualcuno li chiama “sistema bancario ombra”. Ben vengano, dunque, le regole, ma il diavolo è nei dettagli: nelle scorse settimane, infatti, qualcuno ha richiesto alle autorità europee un parere circa la possibilità di operare monete elettroniche “fungibili”, emesse contemporaneamente da soggetti comunitari e non”.
Siamo arrivati al punto cruciale: gli alti debiti pubblici e privati devono trovare una contropartita di pil per riconnettere l’economia reale alla finanza su due binari più stretti e vicini e non lontani ed autonomi. Come? E’ necessario creare un ponte tra il risparmio privato e una economia reale tokenizzata sul territorio, senza confini globali, tecnologici e finanziari. Le finanze del mercato dei capitali primario europeo sono oggi in mano a colossi americani quali BlackRock, con cui è impossibile attualmente concorrere, solo una alternativa globale basata sulla decentralizzazione potrebbe farlo, bitcoin appunto. Il passaggio generazionale potrebbe avvicinare i tempi del processo in corso, ormai inevitabile anche se osteggiato dagli attuali monopolisti di settore.