Bio-on, una nuova Parmalat: le accuse di QCM in 5 punti. Cosa sta succedendo?

Bio-on, una società fraudolenta e destinata al fallimento secondo il fondo di investimento Quintessential. Ecco le accuse rivolte in 5 punti e costa sta succedendo.

Bio-on, una nuova Parmalat: le accuse di QCM in 5 punti. Cosa sta succedendo?

Bio-on è la nuova Parmalat. Tra bilanci pompati, clienti fittizi e dubbie joint venture, una tecnologia obsoleta e un impianto produttivo mangiasoldi, l’azienda bolognese specializzata nella plastica alternativa e quotata in borsa sull’Aim Italia avrebbe i giorni contati.

È questa la rilevazione di Quintessential, fondo di investimento newyorkese guidato dall’italiano Gabriele Grego, dopo un’approfondita analisi sull’operato del management e sulla qualità e sostenibilità dei suoi conti, numerose interviste ad esperti contabili e del settore e confronti dei risultati di altre aziende che a livello internazionale operano anch’esse nella produzione delle bioplastiche.

Contro una salita entusiasmante delle azioni Bio-on in borsa - da inizio 2015 il rialzo è stato costante fino ad arrivare ai massimi di 68,5 euro il 30 novembre 2018 - il mercato ha inaugurato un’ondata di vendite nella sessione di mercoledì per un ribasso di oltre il 10% a quota 49,6 euro, con relativa sospensione del titolo.

Prima dell’uscita del report di Quintessential Capital Management (QCM), che in sostanza sottolinea la situazione finanziaria reale precaria della società e molte irregolarità nella contabilità, la capitalizzazione di mercato di Bio-on ammontava ad oltre 1 miliardo di euro. Dopo una decurtazione basata sulla variazione teorica negativa del prezzo delle sue azioni, che di quasi il 50%, la market cap è scesa a quota 933 milioni.

Bio-on: cosa sta succedendo?

Money.it ha analizzato tutte le accuse volte da Quintessential a Bio-on e riassume di seguito tutto ciò che c’è da sapere sul crack e possibile fallimento sull’azienda bolognese. Se tale quadro dovesse venir confermato dalle autorità competenti si tratterebbe di un caso dalla portata enorme, una vergogna simile a quella che ha portato ai tempi Parmalat al fallimento.
Ed anche dei big potrebbero venir coinvolti: il bilancio di Bio-on è stato certificato dalla società di revisione E&Y.

Prima di procedere con il riportare le scoperte eclatanti del fondo newyorkese sulla società bolognese, riferiamo che Bio-On nel pomeriggio di mercoledì ha provveduto a smentire tali rilevazioni, spiegando “di avere approvato in data 30 aprile 2019 il proprio bilancio di esercizio al 31 dicembre 2018, contenente altresì dati e informazioni sulle joint venture costituite dalla Società nel corso del 2018 con partner di primario standing internazionale. Il bilancio è stato certificato dalla società di revisione E&Y, che ha emesso relazione senza rilievi”.

Inoltre, è opportuno sottolineare che Quintessential ha “un interesse economico nella discesa del prezzo del titolo”, come riferito all’interno di un video del fondo sul tema pubblicato su YouTube.

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Tutti contro Bio-on, le accuse del fondo di investimento

Quintessential rivela che le prove che ha raccolto nel corso degli ultimi mesi contro Bio-on sono schiaccianti. Ed è immediato il paragone, complice anche la vicinanza geografica con le due aziende, tra la società specializzata in bioplastiche e Parmalat.

Il fatturato di Bio-on, almeno sulla carta, è di 50 milioni di euro e le sue azioni si sono rivelate in forte crescita nel corso degli ultimi anni.
La società sostiene di rivoluzionare il mercato della plastica, con una tecnologia (che utilizza il PHA, una sostanza di origine naturale) che, però viene definita da alcuni esperti come “obsoleta” e inefficace.

Il fatturato e l’utile operativo sono in crescita, ma il fondo solleva dubbi sulla salubrità dei conti e definisce la Bio-on un “castello di carte”.

1) Fatturato di dubbia provenienza


Un ex dipendente dell’azienda sostiene che nessuno sta acquistando plastiche dalla Bio-on. “Le vendite delle licenze (il 100% delle entrate) sono in realtà solo degli studi per vedere se la tecnologia funziona”.
Da un confronto con i bilanci della Bio-on con quelli dei clienti si scopre che la maggior parte dei ricavi appare “fittizia”, poiché viene generato attraverso transazioni con joint venture (controllate) e affiliate. Per questo motivo la maggior parte dei crediti che Bio-on vanta con tali società sono difficilmente recuperabili o, comunque, sono esigibili solo in quanto è la Bio-on stessa a ripagarsi iniettando liquidità all’interno delle sue controllate per poi essere ripagata. Tramite questa procedura la società bolognese ha raccolto l’88% dei suoi ricavi.

Inoltre, i bilanci delle affiliate non mostrano alcuna attività commerciale o produttiva, il che fa di loro delle aziende fantasma.


In rosso QCM evidenzia le società affiliate a Bio-on, che compongono quello che viene definito un sistema di “scatole vuote”.

L’esperto Maurizio Salom conferma tale quadro, individuando inoltre una violazione degli artt. 2343 e 2343 bis del Codice Civile sul conferimento e la cessione delle licenze (lo ricordiamo, unico business della Bio-on) alle JV, oltre che delle gravi mancanze nella disclosure e nell’operato dei revisori e dei collegi sindacali.

2) Tecnologia obsoleta e non commercializzabile

I costi di produzione sono enormi, anche in rapporto alla concorrenza (in difficoltà anch’essa), non c’è domanda per la bioplastica a tali prezzi, sono stati numerosi ed eclatanti i fallimenti di alcune società operanti nello stesso settore.
I consumatori, nonostante la recente svolta green all’interno delle economie sviluppate, non intendono pagare una plastica che costa eccessivamente di più rispetto a quella normale.

I costi di sviluppo della Bio-on sono di 15 volte superiori rispetto alla concorrenza. L’impianto dell’italiana ha un costo di 44.000 euro per tonnellata di bioplastica prodotta (la produzione annua di 1.000 tonnellate). Novamont, concorrente italiano, ha un costo di produzione di 2.990 euro per tonnellata. Il fondo di investimento ipotizza che tali costi siano stati pompati per questioni di bilancio.

Il concetto di PHA ha problemi gravi sul fronte delle sua industrializzazione. Il prodotto è vantato essere biodegradabile, ma non è certo che sia sicura per la natura la sua disintegrazione.

Il dottor Roberto Filippini Fantoni, dell’Associazione italiana scienza e tecnologia macromolecolare del Consiglio, rivela:

“Dichiarare che il PHA della Bio-on possa sostituire tutta una serie di polimeri di largo consumo è una dichiarazione assurda”.

3) Anomalie sui bilanci e spese di sviluppo eccessive

Se confrontati con il piano industriale rilasciato nel 2016, i risultati sono desolanti.
Contro una promessa di un fatturato di 140 milioni di euro, nel 2018 questo ammonta quasi a zero. L’EBITDA è negativo. La generazione di cassa è negativa di circa 20 milioni di euro e i costi di sviluppo sono schizzati a 50 milioni di euro. I bilanci mostrano un fatturato di 50 milioni di euro nel 2018, ma questi, come abbiamo già visto, sono per la loro quasi totalità generati da vendite a società collegate.

4) Situazione finanziaria preoccupante

Conto un utile e un fatturato apparentemente in forte salita sui bilanci, i flussi di cassa sono chiaramente negativi.

I progetti della società non si realizzano quasi mai ma sono numerosi i comunicati stampa e forte la strategia di marketing atta a mostrare Bio-on come una società in forte crescita.

5) Il ruolo di Banca Finnat

L’unica banca che copre il titolo Bio-on e i cui analisti dovrebbero riportarne lo stato di salute. E non solo: tale banca, come riporta Quintessential, farebbe parte di alcune delle joint venture di cui sopra tramite altre società “fittizie”, e quindi de facto si rivela essere un cliente/partner di Bio-on stessa.
La stessa banca dà alle azioni della società una raccomandazione Buy e target price a 86 euro.

Conclusioni

Il fondo conclude così il suo lungo report su Bio-on:

“In anni di investigazioni e analisi finanziarie, la Quintessential ha raramente incontrato una situazione societaria e contabile comparabile a quella della Bio-on. Abbiamo di fronte una realtà dove fatturato, impianti e crediti sono in realtà un castello di carte costituito da una serie di scatole vuote e modeste strutture realizzate con costi totalmente non-economici. Dopo oltre sette anni di attività (cinque dei quali come quotata), la Bio-on non sembra ancora essere riuscita a
produrre nessun prodotto in quantità significativa o a vendere alcunché al di fuori del suo network di scatole vuote. Nonostante questo, la società continua a vantare ai mercati vendite e utili in crescita esponenziale che sembrano molto improbabili: evidentemente la situazione è insostenibile e i nodi, prima o poi, arriveranno al pettine.
Come in diverse altre occasioni in precedenza, la Quintessential ha sentito il dovere di informare i mercati e le autorità di vigilanza a proposito di questa situazione, certi che la maggiore trasparenza aiuterà a rettificare la situazione.”

Di seguito è disponibile il report nella sua versione integrale in PDF:

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2 commenti

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AGNONESE • 3 mesi fa

Amici ma a fronte di questi rilievi Banca Finnat come si comporta? Chi garantisce che ai risparmiatori non vengano venduti titoli tossici come questi? quale e’ il vostro parere a riguardo?

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darcangeloraf • 3 mesi fa

Nella fine degli anni 1990, nello studio di un progetto di ricerca economica-industriale, mi ero confrontato con esperti del settore plastica, fr i quali alcuni della Regione Emilia Romagna, i quali affermavano che non esisteva (come non esiste oggigiorno) una vera tecnologia industriale per il riciclo di massa della plastica. Un bluff che si protrae da oltre vent’anni e che sta uccidendo l’ambiente per coprire gli interessi delle lobby del petrolio e della chimica...

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