Banche in crisi, il caso Veneto Banca: storia del crack e future evoluzioni

Il caso di Veneto Banca è differente da quello delle 4 banche fallite. Nel dettaglio, si vedrà perché la banca veneta è a rischio crack e gli scenari futuri di possibile ripresa.

Il recente salvataggio delle 4 banche del centro-Italia, operato ai danni degli obbligazionisti subordinati, ha fatto in modo di proiettare l’attenzione anche su casi meno gravi, ma comunque spinosi, di altre piccole banche italiane in difficoltà economiche.

E’ il caso di Veneto Banca, ex banca gioiello del Nord Italia, che sta affrontando una forte ristrutturazione per scampare al commissariamento minacciato dalla BCE. Ristrutturazione che, come nel caso delle 4 banche fallite, sta colpendo i piccoli azionisti della banca veneta.

Veneto Banca: le cause del quasi fallimento

E’ notizia degli ultimi giorni che l’assemblea degli azionisti di Veneto Banca ha approvato le richieste del cda riguardanti un aumento di capitale da €1 miliardo, lo sbarco a piazza Affari e la conversione in SPA.

Nonostante la reticenza di molti piccoli azionisti, traditi dalla loro stessa banca, le richieste del cda di Veneto Banca sono state approvate. Molto probabilmente ciò è avvenuto per cercare di salvare il salvabile e soprattutto per evitare la scure della BCE che, qualche tempo fa, aveva minacciato il commissariamento della banca veneta se non si fosse convertita in SPA ed avesse provveduto a rifinanziare le casse dell’istituto.

Il diktat della BCE è arrivato dopo le perdite monstre registrate dalla banca veneta negli esercizi 2014 e 2015. Infatti, durante i primi 9 mesi di gestione di quest’anno, Veneto Banca ha registrato una perdita di €770 milioni che risulta essere “migliore” della perdita 2014 ferma a €968 milioni.

Questo parziale recupero nei conti dell’istituto veneto è avvenuto grazie alla massiccia svalutazione di crediti, pari a €530 milioni e per l’azzeramento del valore degli avviamenti pari a €452 milioni.

Attualmente ci sono indagini in corso nei confronti degli ex-vertici della banca colpevoli di aver condotto una gestione negligente dell’istituto che ha portato alla distruzione delle casse di Veneto Banca.

Veneto Banca: clienti costretti a comprare azioni

Non solo, molti azionisti sono sul piede di guerra (con un azionista che si è improvvisato rapinatore nei giorni scorsi) poiché la banca negli scorsi anni avrebbe concesso dei finanziamenti a fronte di un acquisto di azioni da parte del cliente richiedente il mutuo.

I piccoli azionisti si sono visti quindi svalutare il valore delle azioni detenuto. Dal prossimo ingresso in Borsa infatti, i piccoli investitori potrebbero vedersi svalutare il valore dei titoli in loro possesso di un 80%.

Veneto Banca: l’ad Carrus fiducioso per il salvataggio della banca

Se confrontato a quanto accaduto agli obbligazionisti subordinati dei 4 istituti falliti, gli azionisti di Veneto Banca potrebbero ritenersi “fortunati”. La loro “fortuna” in realtà potrebbe consistere in un altro fattore, diverso dalla quotazione in Borsa della banca veneta.

Questo fattore è il raggiungimento dei target fissati dal nuovo piano industriale varato dal cda dell’istituto veneto. I nuovi vertici della banca rappresentati dal presidente Pierluigi Bolla e dall’ad Carrus hanno dimostrato uno spirito combattivo per la ripresa della banca, raccogliendo il consenso degli azionisti intervenuti in assemblea.

Il presidente Bolla ha dichiarato che i colloqui per l’integrazione di Veneto Banca con Banco Popolare e con altri istituti di credito non sono stati interrotti.

L’ad Carrus ha detto che chiuderà tutte le filiali, sia estere che italiane, che non genereranno utile per Veneto Banca, annunciando la dismissione del jet privato e delle auto blu acquistate dalle precedenti gestioni.

Carrus ha sottolineato che gli advisor sono ottimisti per il perseguimento degli obiettivi del nuovo piano industriale ed ha messo in risalto l’importanza della quotazione in Borsa poiché sarà un importante indice di ciò che il mercato pensa della banca veneta.

Inoltre, l’ad di Veneto Banca, ha rimarcato la differenza tra il caso delle 4 banche fallite ed il caso della banca veneta facendo notare la netta differenza tra i 2 casi.

Effettivamente, nel caso delle 4 banche fallite si parla di istituti che non avevano in alcun modo possibilità di salvarsi. Il caso di Veneto Banca è diverso leggendo i numeri dei primi 9 mesi di gestione della banca non tutto sembra essere così nero.

Veneto Banca: con aumento di capitale Cet 1 ratio all’11,5%

Le masse amministrate superano i €40 miliardi, registrando una flessione del -0,4%, la raccolta diretta è calata del -2,9% (principalmente dovuto alla flessione dei rendimenti obbligazionari).

In aumento sono risultate le raccolte indirette ed il risparmio gestito saliti rispettivamente del +3,6% e del +7,2% con gli impieghi rimasti stabili a quota €27 miliardi.

La BCE ha indicato per il 2016 un obiettivo di Cet 1 ratio del 10,25% per la banca veneta che al momento registra un ratio del 7,12%. Attraverso il nuovo piano industriale i vertici della banca si aspettano di raggiungere un Cet 1 ratio dell’11,5% grazie all’aumento di capitale che verrà effettuato il prossimo anno.

Nonostante quindi la situazione non sia delle più rosee, c’è ancora speranza per gli azionisti di Veneto Banca?

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