Banche centrali e riserve valutarie: a cosa servono e chi ne ha di più

Maurizio Contini

15/12/2016

03/04/2017 - 15:51

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A cosa servono le riserve valutarie delle banche centrali? Vediamo insieme per quale ragione le banche centrali hanno delle riserve di moneta e per quali scopi vengono utilizzate.

Le riserve valutarie sono un elemento indispensabile per le banche centrali, che viene immagazzinato per essere usato dalla banca centrale. Queste riserve ci indicano quanto la banca in questione è potente e ha forza nell’area in cui opera.

Le riserve valutarie delle banche centrali sono costituite da differenti tipologie di valute in modo da operare in maniera differente sul mercato. Le dichiarazioni della Fed o della Boe possono infatti influenzare il tasso di cambio del Paese e di conseguenza comportare degli scompensi.

Grazie alle riserve valutarie di una banca si può quindi intervenire in vari modi sul tasso di cambio, in modo da avere sempre un giubbotto di salvataggio e poter operare anche nei momenti di forte crisi.

Vediamo adesso nello specifico come funzionano le riserve valutarie di una banca centrale e per quale ragione sono così importanti. Scopriamo inoltre quali sono i Paesi che hanno le più grandi riserve nelle loro banche e qual è la valuta che viene immagazzinata maggiormente.

Riserve valutarie banca centrale: cosa sono e come funzionano

Le riserve valutarie sono depositi monetari di valuta straniera controllati e gestiti dalle banche centrali e dalle autorità competenti.
Questi “risparmi”, per usare un termine molto semplice, sono composti da differenti valute e vengono utilizzate principalmente come «mezzo di difesa» della valuta domestica.

In sostanza la banca in questione può influenzare il tasso di cambio, nel caso in cui la valuta interne si trovasse in un momento di forte crisi. In che modo avviene questo processo? Molto semplicemente la banca centrale immette sul mercato nuova moneta, facendo così diminuire la domanda e di conseguenza la potenza della moneta straniera.

Questo meccanismo viene messo in atto nei momenti di grandi crisi o in concomitanza con decisioni che potrebbero far cambiare idea agli investitori. Una sorta di tutela che la banca può mettere in atto nel momento in cui la situazione sta per precipitare.

Proprio per questa ragione nelle riserve valutarie della banca sono presenti valute di tutto il mondo, anche se la moneta che maggiormente si trova in queste riserve è il Dollaro.
Il biglietto verde è infatti la moneta rifugio per eccellenza, dal momento che è molto forte.

Il Dollaro, essendo la valuta più diffusa al mondo e quindi la più liquida, è quella su cui maggiormente puntano le banche centrali per le loro riserve valutarie.
In questo modo, nel momento in cui crollasse la valuta del Paese si avrebbero comunque delle riserve su cui contare che avrebbero ancora potere di acquisto.

Riserve valutarie: a cosa servono?

L’accumulo di valuta può essere in qualche modo considerato come una «prova di forza» da parte delle banche che utilizzano le proprie riserve per affermare la propria «forza» nel difendere l’economia che rappresentano, salvaguardando la propria valuta e attraendo investitori.

Inoltre, come abbiamo già accennato, le riserve delle banche centrali consentono di limitare il tasso di volatilità degli scambi in relazione alle riserve di cui le banche dispongono.

Per fare un esempio concreto di questo passaggio, supponiamo di essere la banca centrale e che, ad esempio, la nostra valuta è L’Euro e vale diciamo 1,5 dollari (il tasso di cambio). Come banca centrale, il nostro scopo è quello di mantenere quanto più possibile il tasso di cambio ad un livello costante.

Ma il Natale si avvicina, le richieste la nostra moneta aumentano e, tra una settimana, il tasso di cambio avrà raggiunto i 5 dollari per poi continuare ad aumentare ad 8 dollari.
In questo modo, il tasso di cambio diventa troppo variabile e l’unico modo per frenare questa variabilità è «comprare» il maggior numero di Euro in circolazione e tenerli fermi, nella nostra riserva.

In questo modo, dato lo scarso numero di Euro in circolazione, si allontanerà l’istinto di vendita e in questo modo, diminuendo l’attività di compra/vendita, anche il tasso di cambio tenderà a stabilizzarsi.

Quale valuta è la riserva più popolare?

Delle valute in circolazione, quale è la più ambita dalle riserve valutarie delle banche centrali?

Sebbene il Dollaro Americano (USD) continui ad essere la valuta più «conservata» dalle riserve delle banche centrali, il suo prestigio in questo senso sembra perdere vigore. Fino a poco tempo fa, infatti, USD rappresentava circa il 66% del totale delle riserve, mentre nel 2012 (data in cui è stato fatto il grafico) la percentuale è scesa al 62.16%, mentre le altre valute (arancione) sono aumentate dal 1% al 5.35%.

La situazione potrebbe però ben presto cambiare, dal momento che l’Euro continua perdere terreno sul tasso di cambio, mentre in Dollaro continua il suo apprezzamento.
La banconota verde potrebbe quindi ben presto tornare ad essere la più forte al mondo e la più immagazzinata nelle casse delle banche centrali.

Quale paese ha più riserve?

Il grafico, che risale al 2011, mostra gli otto paesi che detenevano le maggiori riserve di valuta straniera. Da notare, senza meno, come la Cina avesse riportato un valore superiore ai tremila miliardi di Dollari Americani in riserve valutarie.

La situazione è piuttosto cambiata negli ultimi anni e il grafico che vi mostriamo sopra serve proprio a farvi capire quanto le riserve di valuta straniera possano modificare nel breve tempo.
Al momento (in riferimento al 2015) la situazione è la seguente:

  1. Cina $ 3.730 (Dic 2015)
  2. Giappone $ 1.269 (Feb 2015);
  3. Eurozona $ 430 (Nov 2008);
  4. Russia $ 388 (27 Mar 2009);
  5. Taiwan $ 292 (Gen 2009);
  6. Brasile $ 250 (Jun 2010);
  7. India $ 248 (Mar 2009);
  8. Corea del Sud $ 206 (Mar 2009);
  9. Hong Kong (Cina) $ 182 (Gen 2009);
  10. Singapore $ 165 (Nov 2008);
  11. Algeria $ 138 (Nov 2008).

Si può vedere come la Russia negli ultimi anni abbia immagazzinato molte riserve valutari e sia quindi cresciuta la sua forza.
Molti Paesi non sono invece più presenti nella top ten e quelli che sono rimasti hanno cambiato la loro componente valutaria.

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