Bail in approvato dalla Corte di giustizia europea: si agli aiuti dei privati ai crac bancari ma anche a deroghe “in casi eccezionali”

Lo scorso 19 luglio la Corte di giustizia europea si è espressa legittimando definitamente il bail in - che prevede un contributo privato in caso di salvataggio bancario - e il burden sharing - che prevede la ripartizione degli oneri tra gli investitori in caso di intervento pubblico. Il nuovo dispositivo apre però anche a possibili “deroghe “ in caso di contesti finanziari critici: è il caso della banca Monte dei Paschi di Siena ? Vediamo insieme gli scenari possibili

Il Burden Sharing non viola il diritto dell’Unione Europea”. Così ha sentenziato la Corte di Giustizia Europea lo scorso 19 luglio che si è espressa sul primo ricorso sollevato dalla Corte costituzionale Slovena in tema di salvataggi bancari da parte di azionisti e obbligazionisti subordinati.

Nell’agosto del 2013 una comunicazione della Commissione europea, ha introdotto il principio del “Burden sharing”, ossia il principio della ripartizione degli oneri tra gli azionisti e i creditori che 5 banche slovene in grave dissesto finanziario hanno applicato, a fronte della concessione di un intervento statale di 3 miliardi di liquidità, salvandosi di fatto da un programma di assistenza finanziaria internazionale ben più grave.

Il punto nodale del ricorso ha riguardato di fatto, la validità e l’interpretazione delle disposizioni contenute nella comunicazione della Commissione e le misure previste dal bail in che subordinano la concessione degli aiuti di Stato alla condivisione degli oneri di azionisti, obbligazionisti e correntisti oltre 100 mila euro. (c.d Burden sharing)

La Corte non lascia dubbi a interpretazioni poiché l’azzeramento dei titoli previsti dai punti 40 e 46 della comunicazione “sono compatibili con il principio di tutela del legittimo affidamento e con il diritto di proprietà” ma lascia anche intendere che tale scelta non è vincolante e obbligatoria per gli Stati membri ma solo per la Commissione.

Saranno poi i governi nazionali a verificare che l’esecuzione di tali disposizioni non violino i diritti dei risparmiatori ed eventualmente a non imporre un contributo agli investitori prima della concessione di un aiuto di Stato (c.d. Burden Sharing) rischiando però “di vedersi opporre una decisione della Commissione Europea che dichiara l’incompatibilità di tali aiuti con il mercato interno”.

Infatti secondo la sentenza le misure del Burden sharing servono a ridurre gli aiuti di stato poiché “una diversa soluzione rischierebbe di provocare distorsioni della concorrenza in quanto le banche - nel caso in cui azionisti e creditori subordinati non contribuissero alla riduzione del deficit - riceverebbero un aiuto di Stato maggiore rispetto a quanto sarebbe stato sufficiente per colmare il residuale deficit di capitale

Deroghe al Burden Sharing e il piano di salvataggio di MPS

La sentenza della Corte di giustizia europea ha lasciato quindi una certa discrezionalità agli Stati membri e prevede delle eccezioni al Burden sharing da sottoporre alla Commissione in casi di eccezionali gravi crisi finanziarie o a congiunture economiche di impatto sproporzionato. Un contesto incerto che l’Italia in un certo senso “sta subendo” a seguito dell’instabilità causata dal recente esito del referendum sulla Brexit e dei quasi certi risultati negativi degli stress test su MPS che saranno resi noti dall’EBA (l’associazione bancaria europea) insieme a quelli delle altre 53 banche europee più importanti il prossimo 29 luglio e che misurano lo stato di salute delle banche in termini di liquiditàe e redditività.

L’eventuale aiuto pubblico al Monte dei Paschi di Siena potrebbe creare un precedente di deroga al Burden Sharing. E’ infatti in stretto contatto in questi ultimi mesi l’asse Roma-Bruxelles per trovare una soluzione “equilibrata” che non abbia come esito la scelta impopolare, secondo la Commissione, di un congelamento del burden sharing e quindi degli interventi di azionisti e obbligazionisti, a scapito della concorrenza del mercato e dei contribuenti.

La banca Monte dei Paschi di Siena ha una situazione molto delicata: ha infatti in pancia 5 miliardi di subordinate che scadono tra settembre del 2016 e il 2020. Secondo le ultime previsioni di molti analisti i risultati dell’esame europeo evidenzieranno che la banca avrà bisogno di una nuova iniezione di capitali per fronteggiare anche un incerto scenario economico italiano. Se la banca dovesse, come previsto dalle regole del bail, ricorrere a qualche forma di salvataggio i sottoscrittori di questi titoli potrebbero perdere in tutto o in parte i loro risparmi. A rendere la situazione più complicata è anche la pubblicazione ai primi di luglio, di una lettera della Vigilanza della Bce in cui si intima a Mps di presentare un piano triennale che preveda la cessione di 10 miliardi di sofferenze (ossia i crediti più difficile da esigere).

Nella trattativa in corso con Roma, Bruxelles sembra comunque voler trovare una soluzione e ribadisce che in questo momento non vi sono reali rischi per la stabilità finanziaria italiana ed europa. Anche il governo italiano a meno di una settimana dall’esito dello stress test sembra comunque voler fare a meno degli aiuti di stato risolvendo il problema con “strumenti privati” si sta pensando anche al fondo Atlante 2.

Non è escluso tuttavia in extremis il ricorso agli aiuti di Stato in via precauzionale. Si sta lavorando anche in questa direzione ed eventualmente, in caso di salvataggio pubblico, per evitare un impatto eccessivo si imporrebbero le perdite a tutti gli azionisti e obbligazionisti subordinati istituzionali (banche d’affari, fondi di investimento etc) mentre quelli non istituzionali, ossia i privati e i piccoli risparmiatori, potrebbero essere rimborsati ex post denunciando raggiri al momento delle vendite come è stato per i clienti delle 4 banche (Banca Etruria, Caricheti, Cariferrara,Banca Marche).

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