BCE: cresce il dissidio interno verso politiche di Draghi?

I piani di Draghi per sostenere l’economia dell’Eurozona potrebbero non trovare l’appoggio di tutti i membri del board dell’Eurotower. I motivi

BCE: cresce il dissidio interno verso politiche di Draghi?

La penultima riunione del presidente uscente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, potrebbe essere una fra le più tormentate del suo mandato.

Secondo una ricostruzione del Wall Street Journal all’interno del Comitato deputato alla fissazione dei tassi della Bce si stanno moltiplicando le voci dissenzienti ad un nuovo grande piano di stimoli monetari che comprende una riedizione del Quantitative Easing (QE) e un taglio dei tassi sui depositi presso la Banca centrale.

I detrattori interni alla linea dettata dal numero uno dell’Eurotower sostengono che il dispiegamento di misure ultra espansive in questa fase rischia di lasciare la banca centrale praticamente senza munizioni se l’economia affondasse ulteriormente, esacerbando al contempo il rischio di bolle di mercato e danni alle banche della regione.

Le ragioni di Mario Draghi…

Il presidente Mario Draghi ha segnalato la necessità di nuovi piani per una grande e definitiva serie di stimoli monetari allo scopo di sostenere un’economia dell’Eurozona che sta vacillando sotto la pressione delle tensioni commerciali.

Alla vigilia della riunione del 12 settembre, gli investitori stanno valutando al 50% le possibilità di una riduzione di 0,2 punti percentuali del tasso, e di un programma di acquisto di circa 30-40 miliardi di euro al mese di debito sovrano.

Come compromesso – scrive il WSJ -, Draghi potrebbe riavviare il programma di acquisto di titoli di stato, ma a un ritmo più lento, lasciando in vigore le attuali restrizioni.

Un sostegno alle mosse di Draghi è arrivato nelle scorse settimane dal governatore della Banca centrale della Finlandia, Olli Rehn: «Se non si fa nulla, non si hanno effetti collaterali, ma non si ha alcun impatto sull’economia», ha dichiarato il membro del comitato di determinazione dei tassi della Bce.

…e quelle dei dissidenti

Il fronte dei “falchi” va crescendo. Oltre al governatore della Bundesbank Jens Weidmann le fila degli scettici si sono arricchite del francese François Villeroy de Galhau e dell’ex vicegovernatore della banca centrale irlandese Stefan Gerlach.

«Con un secondo programma di acquisto di asset, la Bce continuerà a turbare i mercati, e i prezzi non riflettono più il grado di rischio», ha detto Jürgen Stark, l’ex capo economista della Bce. «Tutto questo non è stato pensato a fondo, è solo per essere attivisti e dimostrare che la nostra cassetta degli attrezzi non si sta esaurendo».

«In ogni caso, il quadro più ampio è che la politica monetaria da sola non può fare molto per contrastare il rallentamento della crescita europea e, più in generale, globale. È necessario un allentamento concertato della politica fiscale. Sembra che in Europa non vi sia ancora un consenso su questa strada, ma almeno nelle ultime settimane i tedeschi hanno parlato più apertamente di questa possibilità», ha spiegato Paul Diggle, Senior Economist di Aberdeen Standard Investments.

Attenzione ai “Sell on the news”

Il recente deterioramento dei dati economici in Europa e i crescenti rischi di un no deal sulla Brexit hanno innalzato il livello delle aspettative per il pacchetto di allentamento quantitativo della BCE, in vista della riunione di domani. A differenza dell’ultimo incontro, Francoforte non può permettersi di deludere i mercati.

WisdomTree si aspetta che Draghi fornisca un pacchetto completo di Quantitative Easing, che potrebbe includere:

  • Un allentamento quantitativo del valore di 45 miliardi di euro nei prossimi 18 mesi, per un pacchetto complessivo di 810 miliardi di euro.
  • Una riduzione del tasso di interesse sui depositi presso la Banca Centrale di 20 punti base a -0,60%.
  • L’introduzione di un tasso di deposito differenziato.
  • Una modifica degli orientamenti futuri che delineerà la possibilità di estendere gli aumenti dei tassi oltre la fine del programma di QE.

Così Aneeka Gupta, Associate Director, Research, WisdomTree:

«Un’ampia parte degli acquisti mensili previsti includerebbe obbligazioni sovrane e il resto degli acquisti comprenderebbe Asset Backed Securities (ABS). Non si può negare che il margine di manovra della BCE per ulteriori stimoli è limitato. In vista del 31 ottobre, fine del suo mandato, è probabile che Mario Draghi favorirà un’ultima ondata di stimolo monetario per contribuire a sostenere l’economia della zona euro. Ci aspettiamo inoltre che le nuove previsioni macroeconomiche della BCE mostrino previsioni inferiori per la crescita e l’inflazione a causa della debolezza dei recenti dati dell’Eurozona, soprattutto relativamente alla Germania».

«Dopo la posizione più restrittiva espressa dai governatori della banca centrale tedesca, olandese e persino francese nelle ultime settimane, vi è tuttavia una crescente possibilità che Draghi possa essere frustrato nei suoi tentativi di essere più accomodante e potrebbe decidere di limitare il taglio dei tassi a soli 10 punti base, abbandonando l’idea di un nuovo programma di riacquisto titoli. In questo scenario, il mercato resterebbe deluso e potrebbe scattare un sell off, sia su azioni sia su obbligazioni», conclude Diggle di Aberdeen Standard Investments.

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