Azioni: i comparti migliori e peggiori del 2020

Pierandrea Ferrari

30 Dicembre 2020 - 18:00

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È tempo di bilanci per i mercati azionari. Nel 2020 il supporto delle banche centrali ha alimentato il rally, ma non tutti i comparti sono riusciti a sfuggire alla pandemia: ecco i migliori e i peggiori degli ultimi dodici mesi.

Azioni: i comparti migliori e peggiori del 2020

Mentre il sipario cala lentamente sul 2020, gli investitori si preparano a tracciare un bilancio degli ultimi dodici mesi.

Che anno è stato? La pandemia ha indubbiamente sconquassato l’economia reale, tra misure restrittive e stimoli a singhiozzo, ma i mercati azionari hanno mostrato un grado di resilienza insospettabile. Certo, non è mancato il sostegno del Quantitative easing (Qe), né la politica accomodante delle banche centrali sui tassi d’interesse: eppure dietro alla corsa delle piazze finanziarie c’è stata soprattutto la fiducia – anche irrazionale – degli investitori.

Ma nonostante l’esuberanza del toro, che da oltre dieci anni domina il mercato, il 2020 ha costretto diversi comparti a chiudere in perdita. Del resto, l’impatto della pandemia è stato tanto violento quanto improvviso, e non tutti i settori hanno potuto trovare una via d’uscita: di seguito i migliori e i peggiori degli ultimi dodici mesi.

Quali sono stati i migliori comparti del 2020?

Tra i segmenti di mercato che hanno beneficiato dell’architettura pandemica nel corso del 2020 c’è il settore immobiliare, grazie soprattutto al progressivo abbandono delle grandi città che è stato registrato in seguito all’implementazione di nuove pratiche lavorative, come lo smart-working. A poche ore dal gong finale rimane particolarmente positivo il consuntivo dei costruttori, tra cui Lennar e D.R. Horton, ma anche delle imprese che si occupano della manutenzione delle abitazioni, come Home Depot e Lowe’s.

Da annoverare tra i vincitori, poi, il settore dell’energia solare, alimentato principalmente dall’accresciuta sensibilità sui temi ambientali. Da tempo - quando si parla di cambiamento climatico - gli investitori puntano il dito contro i produttori di combustibili fossili, e questo ha generato un rapido riposizionamento sul mercato: le azioni di Invesco Solar ETF sono in rialzo del 200% su base annua, mentre Sunrun ha visto la sua quotazione crescere del 300%. L’outlook rimane positivo anche per il 2021, con il cambio di guardia alla Casa Bianca che dovrebbe imprimere un’ulteriore accelerazione sul fronte degli investimenti green.

Tra i gradini più alti del podio anche le criptovalute, vicine all’estinzione solo due anni fa dopo lo scoppio di una bolla. Bitcoin, Ethereum, Litecoin e le altre valute virtuali hanno incassato il consenso degli investitori, quest’ultimo alimentato dai movimenti dei key player della finanza mondiale, sempre più favorevoli al segmento monetario digitale.

Vertiginosa anche l’ascesa delle Big tech statunitensi, che sono state cullate da quella scossa pandemica che da altre parti ha lasciato solo macerie: d’altronde, la stay-at-home-economy ben si sposa con il modello di business dei colossi a stelle e strisce, come Amazon, Netflix e Zoom.

Nel 2020 giù il settore dei trasporti e quello petrolifero

Passando alle note dolenti, le restrizioni implementate nell’arco di quest’anno hanno finito per smorzare il business delle compagnie aeree e dei gruppi crocieristici. Per quanto riguarda quest’ultimi, a subire il colpo sono state soprattutto le statunitensi Royal Caribbean International e Carnival Cruise Line, mentre tra i vettori è da segnalare lo stato di sofferenza di Norwegian Air, ora alle prese con un piano di ristrutturazione per salvare il salvabile.

Lo stallo dei trasporti ha inevitabilmente frenato la quotazione del petrolio, con il greggio del Texas (Wti) che la scorsa primavera è finito persino in territorio negativo a causa del crollo della domanda e della guerra dei prezzi tra Russia e Arabia Saudita. Da allora, tuttavia, la commodity ha ripreso ritmo ed è tornata sostanzialmente ai livelli di inizio marzo, ma la grande fuga degli investitori dal settore – soprattutto con gli incentivi green di Joe Biden – potrebbe spegnere il rimbalzo atteso con la ripresa dell’economia.

Sulla stessa linea anche il comparto dell’automotive, ennesima vittima di un’economia a chilometro zero che ha bandito a più riprese gli spostamenti. Nelle ore più calde della pandemia diverse fabbriche sono state costrette alla chiusura, con i colossi del settore che hanno finito per snellire i loro organici e rallentare la produzione. Il comparto, ora, sta già registrando un incoraggiante rimbalzo, ma gli analisti non prevedono un ritorno ai livelli pre-crisi nel breve termine.

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