Azioni Apple sono in bolla speculativa?

L’evento di presentazione della scorsa notte riporta in luce le azioni Apple. Sono davvero in bolla speculativa? Analizziamo la performance del titolo in comparazione all’indice Dow Jones.

Azioni Apple sono in bolla speculativa?

Azioni Apple (AAPL) in focus a seguito l’evento di presentazione dei nuovi prodotti della big di Cupertino. Il titolo ha concluso la sessione di martedì pressoché invariato (+0,16%), mentre ha ceduto lo 0,67% nell’afterhours.

Ad oggi occorrono 115,54 dollari per comprare un solo titolo, una valutazione che - anche se decisamente più bassa rispetto a poche settimane fa - porta molti a chiedersi se le azioni Apple siano oggetto di una bolla speculativa. Lo sono davvero? Il loro valore è coerente?

Azioni Apple in bolla speculativa?

Fino a poco tempo fa, le azioni Apple sono sempre state protagoniste di una corsa invidiabile. Il rendimento a 12 mesi il 1° settembre 2020 superava quota +160% per la prima volta dal 2010. Per lo stesso periodo, l’indice statunitense Dow Jones segnava un ribasso del 10%.

Il titolo di Cupertino ha sovraperformato, e di molto, quello dell’indice, il che pone un’annosa domanda: la quotazione è in bolla azionaria?
Dopotutto, le azioni Apple sono passate da quota 96 dollari (tenuto conto dello split) il 30 luglio a 134 dollari in un solo mese. Per cercare di rispondere alla domanda, occorre fare affidamento sui dati storici.

Azioni Apple e Dow Jones a confronto

Daniel Martins per The Street ha analizzato i dati giornalieri a partire dal 1985, calcolando la differenza dei rendimenti annualizzati di Apple e Dow Jones per ogni singola sessione sul mercato. Tale studio è stato sintetizzato in un grafico capace di evidenziare tutte le volte in cui Apple ha sovraperformato di molto il Dow e le dinamiche che si sono innescate a seguito del picco.

DM Martins Research, dati Yahoo Finance

Osservando il grafico si nota che, visivamente, le prestazioni di Apple rispetto al Dow appaiono cicliche. In altre parole, Apple tende a sovraperformare il benchmark, ma non di un margine molto ampio per un lungo periodo di tempo. I picchi di sovraperformance tendono ad essere seguiti da un ritorno a una sorta di normalità.

Negli ultimi 35 anni, i rendimenti a dodici mesi delle azioni Apple hanno superato il Dow di una media di 19 punti percentuali, il che è impressionante. Tuttavia, tale variazione è andata oltre i 150 punti percentuali solo poche volte. Esaminiamo ciascuna di queste occasioni e vediamo cosa è successo nei 24 mesi seguenti:

  • Ottobre 1987: Apple era davanti al Dow Jones di quasi 200 punti percentuali prima del Black Monday. Nei successivi 24 mesi, il titolo di Cupertino ha prodotto una perdita media annua dell’11%, mentre il Dow è riuscito a riprendersi ai livelli di metà ottobre.
  • Dicembre 1998: Apple batteva il Dow di circa 200 punti percentuali mentre la bolla delle dot-com continuava a gonfiarsi. Nei successivi 24 mesi, Apple ha prodotto una perdita media annua del 15%.
  • Marzo 2000: al culmine della bolla del tech, il rendimento annuale di Apple sovraperformava il Dow di oltre 300 punti percentuali. I 24 mesi successivi sono stati disastrosi, Apple ha perso una media annuale del 43% in termini di capitalizzazione di mercato.
  • Febbraio 2005: l’unica volta in cui il picco di sovraperformance di Apple sul Dow non è stato seguito da una correzione significativa del prezzo delle azioni. L’introduzione dell’iPhone nel 2007 probabilmente ha contribuito a mantenere a galla la quotazione.

Azioni Apple, cosa succede ora?

Nel 2020, Apple ha premuto sul pedale dell’acceleratore. Solo una decina di giorni fa Apple batteva il Dow a livello annuale di oltre 150 punti percentuali. Da allora, la big di Cupertino ha inaugurato una correzione, flirtato in territorio ribassista, riducendo notevolmente lo scarto della sovraperformance.

Tale dinamica fa pensare che fino a poco tempo fa (inizio settembre) le azioni Apple fossero in bolla. Non è chiaro, tuttavia, se il calo del 16% del valore delle azioni inaugurato tra il 2 settembre e la fine della scorsa settimana sia stato sufficiente a riportare il titolo ad una valutazione corretta e ragionevole.

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