Ancora in sofferenza il mercato dell’auto italiano: nel mese di febbraio le immatricolazioni si sono fermate a quota 142.988, sancendo una contrazione delle vendite pari al 12,3% rispetto allo stesso periodo del 2020.

I dati diffusi dal ministero delle Infrastrutture rilevano la forte esposizione del comparto automobilistico alle evoluzioni sul fronte pandemico, dallo scorso marzo ad oggi, ma anche una flessione minore rispetto a quella registrata nel mese di gennaio (-14%).

Il mercato dell’auto non riparte: -12,3% a febbraio

Due gli spunti, dunque: da una parte l’incompatibilità del mercato dell’auto italiano con quella stay-at-home-economy imposta dai Dpcm messi a punto dal Conte II e – prossimamente – dal nuovo corso Draghi, dall’altra la controprova di come il mese di febbraio 2020 sia stato di fatto l’ultimo assaggio di normalità prima degli stravolgimenti della prima ondata.

Il dato aggregato parla chiaro: il comparto automobilistico continua a barcollare e solo le immunizzazioni di massa potranno spingere le immatricolazioni verso gli standard pre-pandemia. Ma anche in un contesto generale particolarmente negativo permangono delle differenze da tracciare.

Sotto la lente Stellantis, il nuovo player nato dalla fusione di FCA con i francesi di PSA. Il -13% è in linea con la contrazione del mercato, ma è anche la risultante delle due velocità della multinazionale: da una parte il -20% dei principali marchi italiani, dall’altra il -2,2% delle auto transalpine.

Il tricolore non sventola più, ma per una volta i player italiani non finiscono sul fondo: peggio hanno saputo fare, infatti, il colosso dell’automotive tedesca Volkswagen e i francesi di Renault, entrambi a poche spanne dal tracollo, -30%. Contengono le perdite, invece, Audi e Bmw, mentre Toyota, Suzuki e Smart figurano tra i pochi in grado di muoversi ancora in territorio positivo.

Bruciati 10 miliardi di euro in un anno

Poi, c’è il consuntivo di un anno di pandemia. Negli ultimi dodici mesi il numero di auto immatricolate in Italia è stato pari a 1,38 milioni di unità, di fatto uno dei dati peggiori degli ultimi trent’anni: alle spalle il solo 2013, quando l’automotive italiana venne frenata dalla recessione globale.

Spezzato dunque il trend favorevole che spingeva il comparto da quattro anni, con una media di 1,9 milioni di immatricolazioni: rispetto al 2019 il fatturato aggregato ha registrato una erosione da 10 miliardi di euro, e a farne le spese sono anche le casse statali, visti gli 1,8 miliardi in meno di gettito IVA.